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I tre anni che hanno cambiato la Tunisia
16 dicembre 2013
> 17 dicembre 2010: Mohamed Bouazizi si dà fuoco davanti al palazzo del Governatorato di Sidi Bouzid (morirà il 4 gennaio), dando il via alle proteste popolari.
> 14 gennaio 2011: termina il mandato presidenziale di Zine El-Abidine Ben Ali, fuggito all’estero a seguito delle proteste popolari contro il carovita.
> 6 febbraio 2011: cessano le attività del partito del deposto presidente Ben Ali, l’Rcd (Rassemblement constitutionnel démocratique).
> 23 ottobre 2011: elezioni per l’Assemblea costituente. Netta affermazione del partito islamico moderato Ennahda, seguito dal Congresso per la Repubblica.
>  13 dicembre 2011: Moncef Marzouki è eletto Presidente della Repubblica; Hamadi Jebali primo ministro.
> Marzo 2012: a più riprese gli esponenti di Ennahda smentiscono di voler introdurre nella Costituzione il principio che la legge islamica è la fonte principale della legislazione.
> 26 maggio 2012: centinaia di militanti dei movimenti salafiti si scontrano con le forze di sicurezza.
> 13 giugno 2012: l’ex presidente Ben Ali è condannato all’ergastolo per le uccisioni dei manifestanti nel 2011. Ben Ali vive in esilio in Arabia Saudita, Paese che si rifiuta di estradarlo.
> 12 agosto 2012: migliaia di persone scendono in piazza per protestare contro l’intenzione di Ennahda di introdurre limiti ai diritti delle donne.
> 6 febbraio 2013: viene ucciso Chokri Belaïd, politico e avvocato, personalità di spicco dei movimenti laici tunisini. Il premier Jebali rassegna le dimissioni dopo il rifiuto di Ennahda di formare un governo di tecnici dopo l’omicidio di Belaid. Il nuovo premier è Ali Larayedh.
> Maggio 2013: almeno una persona rimane uccisa a Tunisi negli scontri tra polizia e miliziani salafiti del gruppo Ansar al-Sharia. Scontri avvengono anche nella città santa di Kairouan.
> 25 luglio 2013: viene assassinato Mohamed Brahmi, segretario generale del gruppo di opposizione Movimento del Popolo.
> 29 ottobre 2013: prende il via il «dialogo nazionale» tra le principali forze politiche tunisine. L’obiettivo è la creazione di un governo indipendente che porti il Paese alle elezioni e all’approvazione della Costituzione. Di fronte all’impossibilità di raggiungere un’intesa, il 5 novembre il «dialogo nazionale» è sospeso sine die.

© FCSF – Popoli
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