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Il Cile e gli studenti in piazza: cittadini prima che consumatori
16 dicembre 2011

Per tutto il 2011, gli studenti cileni delle università e della scuola secondaria hanno messo in atto una serie di proteste, perlopiù pacifiche, per chiedere un nuovo quadro di riferimento per il sistema educativo del Cile. In particolare una più diretta partecipazione dello Stato nell'educazione secondaria e uno stop ai grandi profitti nell'educazione superiore.
Se si escludono alcune risposte contingenti, il governo non ha fondamentalmente affrontato le richieste del movimento studentesco, fedele alla line del presidente Sebastián Piñera che insiste sul concetto di educazione come «bene di consumo».
Su questa situazione pubblichiamo un commento del gesuita Jorge Costadoat, teologo della Pontificia Università Cattolica del Cile.


Quello che sta succedendo è impressionante. Soprattutto perché di fatto non sappiamo cosa sta succedendo… E come tutti gli eventi straordinari della storia, nessuno sa come andrà a finire. La storia cilena può fare un grande salto in avanti, ma può anche subire un’involuzione dolorosa e disumana. Così sono le crisi più importanti, tanto nelle vite delle persone quanto in quelle dei popoli.
Il movimento studentesco, lo confesso, mi riempie di speranza. Non sono un esperto in analisi socio-politica ma sento che sono i giovani a dirigere questo processo e prevedo che vinceranno. Il futuro del Cile, al momento, dipende soprattutto da loro. Non solo da loro, ma se ci si mette contro di loro non si combinerà nulla. E' stato superato il punto di non ritorno. I più anziani, le persone della nostra società e della nostra classe politica che hanno più esperienza per guidare il futuro, lo facciano, ma l'entusiasmo, la rabbia e conflitti appartengono alla nuova generazione. Sono i giovani che hanno saputo catalizzare le forze politiche vive del Paese, godono di enorme simpatia nell’opinione pubblica e non accetteranno imposizioni di diritto o di fatto. Questa generazione è formidabile. Brilla per la sua autenticità. O si tratta di un miraggio? Un pio desiderio?
Può essere che le apparenze ingannino. Può darsi che in ultima analisi, finisca con il prevalere la logica che in quest’epoca attribuisce dignità e rispetto alle persone: il consumo. Il mercato ci ha reso tutti «consumatori». Ciò che oggi dà identità è il fatto di poter comprare, vincere per comprare, indebitarsi per comprare. Consumare.
Può essere che questa generazione non sia generosa e idealista come vorrebbe farci credere. Questa potrebbe essere una «rivoluzione dei consumatori», degli approfittatori. La richiesta di istruzione universitaria gratuita potrebbe essere una richiesta settoriale, che essi vogliono soddisfare anche a costo di togliere risorse all’educazione primaria e secondaria.
Tuttavia ci sono forti ragioni per credere che la causa dei giovani sia giusta. Nella "giungla" della istruzione universitaria cilena - diversità di qualità e prezzi, rette basse per i ricchi e alte per i più poveri, grandi investimenti in marketing per «conquistare» gli studenti (marketing che finisce per essere pagato dagli studenti stessi), istituzioni pubbliche con interessi privati - gli studenti chiedono di mettere fine alla ricerca del profitto, e di puntare su qualità e gratuità. Chiedono pari opportunità, dopo anni di discorsi politici tutti centrati sulla crescita.
Voci di dissenso avevano messo in guardia: la disuguaglianza sostenuta, alla lunga diventa una bomba a orologeria. I giovani reclamano contro un modello di sviluppo la cui ingiustizia si manifesta anche in altri ambiti: il trattamento riservato ai mapuches, traffici poco trasparenti nel campo della pesca e del pollame, danni all’ambiente. Il problema non è il consumo in sé. È una struttura istituzionale che ha interiorizzato una mentalità mercantile nel campo dell’istruzione e in altri settori, provocando una reazione allergica e un enorme sfiducia contro il mercato stesso.
Questo è ciò che il governo non è riuscito a capire, mettendo a repentaglio la governabilità del Paese. Il governo tentenna. Piroetta continuamente. Non capisce. Accusa la leadership studentesca di estremismo, non rendendosi conto che ha perso autorevolezza e rischia di perdere il potere. Non percepisce che ciò che ha davanti agli occhi non è solo una mera «rivoluzione dei consumatori», ma un cambiamento di mentalità politica.
Siamo cittadini e siamo consumatori. Che cosa viene prima? Io vorrei che i cileni fossero anzitutto cittadini, persone capaci di pensare come membri di una comunità-Paese, sensibili alle legittime aspettative di tutti. Questo è il principale problema: una ri-politicizzazione del Cile, poiché la politica, le istituzioni e i partiti in questo momento non sono in grado di ricevere e comprendere le giuste domande di partecipazione ai beni che appartengono a tutti. Questa è, credo, la vera questione.

Jorge Costadoat S.I.
(adattamento e traduzione a cura di Popoli di un articolo pubblicato su www.miradaglobal.com)

 

 

 

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