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"In Siria nessuna base popolare per i fondamentalisti" - Intervista a George Sabra
25 settembre 2012

Sabato pomeriggio, uscendo da Castel Gandolfo, ha confessato ai suoi accompagnatori che quell'udienza pontificia lo ricompensava degli otto anni di reclusione patiti in Siria, quattro dei quali in totale isolamento, senza poter ricevere neanche una singola visita. George Sabra, cristiano, portavoce del Consiglio Nazionale Siriano, su iniziativa del Nunzio apostolico in Libano, proprio nei giorni del viaggio libanese del papa è stato invitato all'udienza concessa da Benedetto XVI ai leader dell'Internazionale democristiana sabato 22 settembre. E George Sabra, prima di rispondere alle nostre domande, è voluto partire proprio da lì, da quei giorni a Beirut.

"In quei giorni sono stato fiero di essere cristiano, avendo sentito i discorsi di un cristiano vero, cosa che a noi in Medio Oriente non capita spesso. Il papa mi ha commosso quando si è rivolto ai giovani siriani, dicendo di essere fiero di loro. E quando ha detto che la Primavera nasce dal desiderio di libertà degli arabi. Questo purtroppo noi non lo sentiamo dire spesso, nel mio Paese, perché il regime degli Assad, forte di 17 o 18 servizi di sicurezza, ha pervaso, penetrato anche le istituzioni religiose, non solo quelle cristiane, ma anche quelle. Anche per questo quello di Benedetto XVI è stato un viaggio profetico, un messaggio profetico."

Eppure sono diffusi i timori per il futuro dei cristiani, se vinceste voi arriverebbero al potere i fondamentalisti, dicono molti.
"Il problema per i cristiani come per tutti gli altri cittadini siriani e arabi sono i regimi, i dittatori, i loro servizi di sicurezza, la loro repressione, il loro uso sistematico della tortura. Quelli non guardano in faccia a nessuno, non fanno distinzione se uno è cristiano o musulmano. Le bombe di Assad hanno colpito le moschee come le chiese, a partire da quelle di Homs, hanno colpito i cristiani come i musulmani."

Quindi la riconciliazione non è possibile?
"Certo che la riconciliazione è possibile. Ci sarà appena ci saremo liberati di Assad. Noi vogliamo la riconciliazione dei siriani, visto che questo regime con le sue provocazioni ha inserito elementi di divisione e turbamento tra le comunità. Certo nessuna riconciliazione è possibile con Assad, lui deve lasciare il potere. Ci si può riconciliare con chi ha distrutto il 15% delle abitazioni private in Siria, creato 3milioni di sfollati, 400mila rifugiati all'estero, 40mila martiri? Lui deve lasciare il potere. Poi la vera riconciliazione, quella della e nella società, sarà possibile."

Torniamo al rischio fondamentalista, certamente presente al papa. Cosa gli avrebbe voluto dire al riguardo?
"Quando il regime decise l'espulsione dalla Siria di padre Paolo dall'Oglio, ad Hama, la città islamica per antonomasia del nostro Paese, scesero in strada i musulmani, portando le croci, e scandendo un solo slogan: ‘Padre Paolo non deve lasciare la Siria’. Sì, noi siamo convinti che gli jihadisti o al-Qaeda non hanno alcuna base popolare in Siria. Certo, l'inerzia della comunità internazionale davanti all'orrore siriano ha portato in Siria alcuni stranieri, anche con idee fondamentaliste. Ma le voglio fornire dei dati, dei numeri incontrovertibili: ad Aleppo noi abbiamo 7mila combattenti, tra questi ci sono 150 combattenti venuti da Paesi arabi come la Libia e l'Arabia Saudita, e qualcuno, si contano sulle dita delle mani, venuti da Paesi non arabi. Noi siamo sicuri che quando la guerra sarà finita così come sono venuti così se ne andranno. Non abbiamo alcun dubbio al riguardo”.

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