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Italia-Libia, si riparte
24 gennaio 2012
Crollato, sotto l’urto della guerra civile, il regime di Muammar Gheddafi e caduto, sotto la pressione dei mercati internazionali, il governo di Silvio Berlusconi, Roma e Tripoli cercano di riannodare i fili dei rapporti bilaterali su basi nuove. Sabato 21 gennaio, il presidente del consiglio italiano Mario Monti si è recato in visita al premier libico, Abdel Rahim Al Kib. Un incontro che è stato anche l’occasione per sottoscrivere una nuova dichiarazione di intenti (non un vero e proprio trattato) tra i due Paesi. Nel documento si afferma la volontà di «rafforzare i rapporti di amicizia e cooperazione nell’ambito del nuovo contesto bilaterale e multilaterale che si è determinato con la gloriosa rivoluzione del 17 febbraio (la rivolta che ha portato alla fine del regime di Gheddafi, ndr)».

Libia e Italia si sono trovate d’accordo sulla necessità di valutare gli accordi in essere, sviluppando attività in vari settori. Mario Monti e Abdel Rahim Al Kib hanno concordato che tutti i crediti vantati da soggetti libici nei confronti di aziende italiane e da aziende italiane nei confronti della Libia verranno onorati (dopo essere stati verificati). Per il nostro Paese si calcola siano sospesi crediti per circa 500 milioni di euro, mentre ammonterebbero a 100 milioni di euro i danni subiti dalle nostre imprese durante la guerra civile.

Sempre nella dichiarazione, l’Italia ha accettato di accogliere, curare e formare a una professione 1.500 libici feriti durante i combattimenti e di avviare una cooperazione nei settori bancario,  culturale, educativo e in campo archeologico.

Ma la parte più lucrosa per l’Italia è quella riservata ai settori difesa ed energia. Il nostro Paese, infatti, non solo invierà un centinaio di specialisti per l’addestramento delle forze di sicurezza addette alla difesa dei campi petroliferi e delle frontiere terrestri e marittime, ma fornirà anche un sistema elettronico integrato (fornito da Selex e Gem elettronica) per il controllo dei confini ai fini del contenimento dei flussi migratori. Problema che verrà affrontato dal ministro italiano dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, e dal suo omologo libico in un incontro che si terrà a febbraio.

In campo energetico, la collaborazione non si è mai fermata, neanche nei mesi di guerra. L’Eni, che da decenni estrae petrolio e gas naturale dai giacimenti libici, ha infatti, fin dai primi giorni della rivolta, stretto accordi con i ribelli di Bengasi per continuare la produzione. Non è un caso che a tre mesi dalla morte di Gheddafi, la società italiana, come ha annunciato lo stesso amministratore delegato Paolo Scaroni, è tornata a estrarre quasi ai livelli precedenti la caduta del rais: 260mila barili al giorno, quando nel 2010 se ne estraevano 270mila
e.c.

© FCSF – Popoli