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Kenya, abilitare lo sviluppo
9 maggio 2012
Essere connessi può rappresentare un prerequisito per uscire da una situazione di indigenza. Non è però l’unica condizione. Le tecnologie abilitano lo sviluppo se sono accessibili, sia geograficamente sia economicamente, e diffuse da imprese con un modello di business adeguato alle condizioni reali. È il caso delle tecnologie mobili e della possibilità di pagare e fruire di servizi finanziari attraverso i cellulari.

Prendiamo il Kenya: vi si contano circa 5 milioni di conti correnti bancari, ma sono oltre 15 milioni le persone che utilizzano i servizi di pagamento mobile di M-Pesa, più di un terzo della popolazione del Paese (per saperne di più, tra le numerose risorse reperibili in rete segnaliamo lo studio di Georgetown University e Massachusetts Institute of Technology).

Il modello è semplice: se si dispone di un cellulare e si è clienti Safaricom, è possibile aprire un conto, depositarvi denaro tramite migliaia di punti diffusi in tutto il Paese e cominciare a trasferire denaro su altri cellulari, effettuare pagamenti e acquistare prodotti, il tutto dal proprio dispositivo mobile. L’invio costa, in euro, da 0,10 a 2,30 a seconda della somma inviata e del fatto che chi riceve sia o meno un cliente Safaricom M-Pesa. Le informazioni sull’account sono nella Sim del cellulare protette da Pin, molto più sicure rispetto ai soldi in un borsello.

Un caso d’uso è quello di una commerciante che ogni giorno vende vestiario su una bancarella al mercato di Mombasa: compra merce da un grossista di Nairobi, che gliela spedisce quando vede i soldi arrivare. I soldi arrivano con un Sms, la merce parte. Questa piccola commerciante è a tutti gli effetti un’imprenditrice internazionale: le sue merci vengono da Cina e Thailandia e arrivano via Nairobi in Kenya e Kampala in Uganda. Dietro questa attività non c’è alcun conto in banca, solo servizi di Mmm (mobile money transfer).

Sono milioni le persone considerate troppo povere e/o isolate dai servizi bancari tradizionali, ed ecco che le banche sono superate da nuove idee fattesi impresa, come per esempio Musoni (musoni.eu), società già operativa in Kenya che offre servizi bancari completamente automatizzati via cellulare. Il cliente Musoni viene raggiunto da un «wealth creation officer», un «dialogatore di comunità» che presenta possibilità, condizioni e vantaggi dell’accedere a un microcredito.

Musoni si spinge in zone rurali marginalizzate e spiega: il territorio è fondamentale. Dove ci sono le condizioni, arriva il microcredito. È il caso di un venditore di banane e patate che grazie a Musoni sta espandendo gli affari. Considerando che Musoni intende raggiungere 200mila clienti entro il 2015, ecco presentato un piccolo modello di sviluppo profit. Piccolo perché locale, ma esemplare.

Mentre per noi la banca è un concetto comune, un passaggio obbligato, non è così per buona parte del mondo (quella, peraltro, le cui economie crescono). Uno studio del 2011 del Consultative Group to Assist the Poor (cgap.org) riporta che oltre il 64% degli adulti nelle regioni in via di sviluppo non ha un conto in banca, e circa 2,7 miliardi di persone non hanno ancora accesso a servizi finanziari. Ecco che imprese innovative e modelli di business sostenibili aprono nuovi orizzonti per le economie e le società, usando bene la tecnologia abilitante, andando oltre le logiche tradizionali e favorendo il reciproco sviluppo, proprio e dei clienti.

© FCSF – Popoli