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Kyenge: "Avanti con lo ius soli"
18 settembre 2013
«Non spetta a un ministro pronunciarsi sui tempi di approvazione di una legge. Non è sua competenza. Ciò che posso dire con una certa soddisfazione è che su questo tema sono stati presentati alle Camere venti progetti di legge, due dei quali di iniziativa popolare, e che la discussione in commissione è iniziata». Cécile Kyenge, ministro per l’Integrazione del governo Letta, non fa previsioni sul futuro. Interpellata a margine del convegno «Le frontiere dell’interculturalità», organizzato a Monza dal Pime (Pontificio istituto per le missioni estere), esprime comunque soddisfazione: «Venti proposte di legge sono molte e significa che quello della cittadinanza è un tema molto sentito nella società. Il fatto che ci sia sensibilità è positivo perché vuol dire che qualunque sia la sorte dell’esecutivo e della legislatura (messa in forse dalla possibile dichiarazione di decadenza di Silvio berlusconi, ndr), l’argomento non verrà lasciato cadere in futuro».

Sulla riforma della legge sulla cittadinanza, il ministro si è speso fin dall’inizio del suo mandato. Anche a Monza ha ribadito la volontà e la necessità di cambiare la normativa. «Un Paese in cui vivono cinque milioni di stranieri – ha affermato – non può non porsi il problema della cittadinanza perché è ad essa che sono legati i diritti della persona. Io sono per l’adozione di uno ius soli temperato. Perché i figli di genitori stranieri che sono nati negli stessi ospedali e che frequentano le stesse scuole dei loro coetanei italiani non possono avere la cittadinanza italiana? Sfido chiunque a riconoscere il pianto di un bimbo straniero da quello di un bimbo italiano in una nursery!».

L’impegno del ministro Kyenge però va oltre. Nel suo programma c’è anche una battaglia per una semplificazione delle pratiche burocratiche di chi chiede la cittadinanza e non ha commesso reati e un piano triennale contro il razzismo per rafforzare le leggi antirazziste e avviare una campagna contro le discriminazioni. Campagna che deve riguardare tutti i settori, compreso lo sport. «I cori razzisti che domenica i tifosi interisti hanno indirizzato nei confronti di Paul Pogba e Kwadwo Asamoah, giocatori juventini di origine africana – ha chiosato il ministro Kyenge – dimostrano quanto ci sia ancora da fare in questo campo».

Nella stessa Monza la scorsa settimana Emeka Jude Ugali un ex giocatore nigeriano della squadra locale è stato insultato e picchiato da razzisti. Negli anni scorsi poi erano frequenti i cori razzisti nei confronti dell’ex giocatore di colore e socio del Monza Calcio, Clarence Seedorf. Cori che sono valsi multe salate alla squadra brianzola. Proprio per dimostrare che la società calcistica vuole combattere questi fenomeni, l’attuale presidente, l’anglo-brasiliano Anthony Amstrong Emery, ha voluto che al posto della scritta dello sponsor apparisse la scritta «Stop racism». Una maglietta è stata donata dal presidente al ministro.

Le contestazioni non hanno risparmiato il ministro neanche nel capoluogo brianzolo. Fuori dal Villoresi, il teatro che ha ospitato l'incontro, la Kyenge è stata accolta da un piccolo gruppo di leghisti che innalzavano cartelli di dileggio. «Per favorire l'interculturalità -  ha concluso la Kyenge – bisogna approvare buone leggi che aiutino gli immigrati e puniscano chi sfrutta l’immigrazione. Dobbiamo anche lottare tutti insieme contro gli stereotipi. In questo le Chiese e le diverse confessioni religiose possono essere nostre preziose alleate».

Enrico Casale

© FCSF – Popoli