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L’ESPERTO/ "Armi in libera uscita"
31 maggio 2012
«Dopo i bombardamenti, la Nato avrebbe dovuto creare una forza di sicurezza per controllare i confini della Libia e ridurre i traffici illeciti. Soprattutto quello di armi». Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, lancia l’allarme sul commercio, sempre più diffuso nel Nord Africa, di armamenti provenienti dalle caserme libiche.

«Gheddafi - continua Gaiani - aveva fatto proprio il modello di difesa jugoslavo che prevedeva forze armate ridotte numericamente e, in caso di guerra, la mobilitazione di uomini e donne alimentata da depositi di armi sparsi sul territorio. Quindi la Libia era piena di armi». Con l’inizio della guerra civile, le milizie se ne sono impossessate e le hanno usate contro i lealisti. Ma per finanziarsi hanno iniziato anche a venderle.

Secondo i report di alcuni servizi segreti che operano nel Nord Africa, spiega Gaiani, sono quattro i canali attraverso i quali vengono trafficate le armi. Il primo è la Libia sudorientale, dove vengono vendute a trafficanti che poi le fanno arrivare ad Hamas a Gaza. Il secondo è il Libano, dove vengono acquistate da Hezbollah e dai ribelli antigovernativi siriani. Il terzo è la Libia sudoccidentale, dove i tuareg maliani, che in passato hanno combattuto per Gheddafi, tornando in patria le hanno usate per combattere contro il governo di Bamako. Infine, al-Qaeda. I servizi segreti algerini hanno sequestrato ingenti quantitativi di armi destinate alle cellule di Aqmi (al-Qaeda nel Maghreb islamico). «In generale - conclude Gaiani -, si tratta di armi leggere, ma ci sono anche sistemi complessi come il missile antiaereo Sa24. Questi sistemi fanno la differenza in un’area nella quale le forze di sicurezza sono male armate e peggio addestrate. Il Mali insegna. Per questo la Nato dovrebbe impegnarsi di più e controllare le frontiere. Il rischio è che si infiammi il Sahel».

© FCSF – Popoli
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