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L'Amazzonia di Giorgio Diritti e l'incontro con gli «ultimi»
27 marzo 2013

È ambientato in Brasile Un giorno devi andare, l’ultimo lavoro del regista Giorgio Diritti, autore di Il vento fa il suo giro e L’uomo che verrà. Il film, nelle sale dal 28 marzo, racconta il percorso di Augusta (Jasmine Trinca), una giovane che, spinta da vicende famigliari dolorose, parte per un viaggio verso alcuni villaggi indios dell’Amazzonia insieme a una suora. L’esperienza diventa incontro con l’«altro» e riscoperta di se stessi. La pellicola è stata presentata in gennaio al Sundance Festival.

Perché l’Amazzonia? E cosa le ha lasciato questa regione, unica, del Brasile?
Sono stato in Amazzonia una decina di anni fa. L’incontro con quei luoghi e con quei popoli mi ha profondamente toccato: credo sia uno specchio interessante per una riflessione - che coinvolge ogni uomo - sull’esistenza e sul rapporto con le nostre origini. L’Amazzonia ridimensiona l’individuo ricollocandolo come parte della natura, e in questo lo porta a riavvicinarsi a valori importanti come il senso di comunità, l’attenzione all’altro, la tensione spirituale.

La protagonista, Augusta, non compie una scelta di «vocazione» intesa in termini religiosi, tuttavia compie un percorso di ricerca di senso. Il film intende anche dire che gli «ultimi», gli emarginati possono portare chiunque a mettersi in discussione?
Credo dipenda dallo stato d’animo che abbiamo, dalla nostra volontà di guardare, capire, ascoltare, condividere. Sicuramente il rapporto con gli «ultimi» interroga e arricchisce, apre alla compassione e al dono perché è negli ultimi che sovente incontri questi sentimenti come naturale espressione del vivere. Realizzando questo film ho sperato che diventasse un percorso per lo spettatore - un viaggio, appunto - in cui si creassero le occasioni per trovare le priorità; tra queste credo ci sia un forte legame tra il proprio benessere e quello degli altri.

In che senso la cristianità è presente (se è presente) nel film?
La cristianità è presente negli ultimi, nella natura, nel travaglio di Augusta che cerca di superare un dolore, nell’approccio alla sofferenza e nella meditazione, è presente nelle contraddizioni della Chiesa. È presente soprattutto nel percorso che ogni uomo credente o no si trova a fare in questa esistenza, se a un certo punto vuole cercare un senso «altro», che pur passando dalla realtà materiale inevitabilmente sconfina in una tensione spirituale, verso qualcosa che è mistero, ma al tempo stesso totalmente umano e terreno, nella forza prepotente dell’amare.

© FCSF – Popoli