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L'Europa specchiata nei blog italiani
6 luglio 2012
È stata presentata l’8 maggio a Roma, in occasione dello Young International Forum, la ricerca L’Europa e le istituzioni europee nei blog italiani, realizzata dall’Osservatorio di Pavia. Attraverso l’analisi qualitativa dei blog (tutti i post pubblicati nel 2011 dai primi trenta blog italiani - per accessi e visibilità - su temi politici, economici e sociali), sono state individuate le modalità con le quali l’immagine dell’Europa è stata connotata. La ricerca mette dunque in luce come la blogosfera guardi alle istituzioni europee.

L’Europa supplente della politica italiana - L’Europa, per i blogger italiani, è, innanzitutto, l’unica istituzione in grado di porre la politica italiana (forse) di fronte alle sue inadeguatezze. Questo avviene attraverso: la produzione di normative su temi sui quali la legislazione nazionale è carente; strumenti sanzionatori; sentenze della Corte di giustizia europea; strumenti di moral suasion.

L’Europa che tutela l’ambiente - I blogger hanno mostrato apprezzamento per l’azione di tutela degli obiettivi di Kyoto; maggiori perplessità, invece, sono state mostrate nei confronti dell’atteggiamento della Commissione verso gli Ogm, giudicato ambiguo sia dai sostenitori sia dagli avversari delle biotecnologie applicate all’agricoltura.
L’Europa come motore di sviluppo - Viene valorizzata, in particolare, l’azione di stimolo delle aree in crisi attraverso i fondi strutturali.

L’Europa della burocrazia - Vengono sottolineati alcuni aspetti - a dire il vero pochi e marginali - della legislazione europea eccessivamente burocratici (ad esempio, la normativa sui saldi commerciali e quella sul divieto di propagandare le proprietà idratanti dell’acqua minerale).

L’Europa che tutela i consumatori - È indubbiamente l’area in cui la valutazione dell’azione delle istituzioni comunitarie è più positiva: si sottolineano l’apertura di inchieste per abuso di posizione dominante a carico di grandi monopolisti comunitari ed extracomunitari e le sentenze della Corte di giustizia europea su questioni che regolano i rapporti tra consumatori e fornitori di beni o servizi.

L’immagine che però predomina nella ricostruzione della blogosfera, nell’anno che è stato analizzato, è quella dell’Europa «che non c’è», l’Europa dei governi che sostituisce, quando i temi diventano davvero importanti, l’Europa dei popoli e dell’Unione, le istituzioni europee «assenti» o prigioniere delle decisioni dei grandi Paesi nelle emergenze: la crisi economica e la gestione dei problemi migratori e geopolitici nati in seguito alla crisi del Nord Africa. In particolare, vengono sottolineate l’inadeguatezza e la debolezza delle istituzioni europee rispetto ai governi nazionali e l’assenza di legittimazione democratica e di rappresentatività delle stesse.

I blogger suggeriscono (o invocano esplicitamente) percorsi per porre rimedio a queste carenze strutturali. Il primo è per una sempre più massiccia cessione di competenze dalla periferia al centro, soprattutto nelle materie in cui la centralizzazione delle decisioni potrebbe portare razionalizzazioni e maggiore capacità di intervento: la politica fiscale, la politica monetaria, la gestione della politica estera e dei fenomeni migratori. Il secondo è per un maggiore coinvolgimento democratico dei cittadini nelle decisioni dell’Unione e, soprattutto, dell’eurozona.

Per i blogger del nostro Paese, l’immagine mediatica dell’Ue e delle sue istituzioni, dunque, è quella di un ente che si occupa (anche piuttosto bene) dell’ordinaria amministrazione, ma che non ha gli strumenti e la forza politica per diventare soggetto attivo negli scenari nazionali degli Stati membri e nello scenario internazionale quando i problemi da affrontare e da risolvere diventano molto grandi e colpiscono l’interesse (o il possibile consenso elettorale) dei maggiori Paesi dell’Ue.
Le considerazioni più negative, insomma, non sono per come l’Europa è, ma per come l’Europa non è e dovrebbe invece essere, se non fosse paralizzata dagli interessi nazionali e dalla miopia (che quasi tutti i commentatori definiscono «autolesionista») di governi e di popoli ancora incapaci di affrontare la complessità del mondo privilegiando un’ottica comune.
Vittorio Cobianchi
© FCSF – Popoli
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