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La Marina: promuoviamo il Paese nel mondo
21/02/2014
Non solo è un modo per svolgere un’intensa attività addestrativa, ma è un’ottima occasione per promuovere il «Sistema Italia». Questa, in sintesi, la risposta dell’ufficio stampa della Marina militare alle domande poste da Popoli sulla controversa missione del 30° Gruppo navale: partita a novembre, la corciera della portaerei Cavour terminerà ad aprile e sarà una sorta di esposizione itinerante per numerose aziende.

«Uno dei più importanti compiti istituzionali della Marina Militare - scrivono i portavoce della Marina militare - è di contribuire alla sicurezza marittima nell’area di interesse strategico nazionale che include le regioni da cui provengono le risorse necessarie al nostro fabbisogno energetico (Golfo Persico, Mozambico, Golfo di Guinea, Nord Africa e Medio Oriente) e le vie di comunicazione marittime lungo le quali viaggiano le materie prime che importiamo e i nostri prodotti da esportazione. In tal senso, gli obiettivi della campagna del 30° Gruppo navale sono in linea con i compiti istituzionali. La presenza nel Mar Rosso, nell’Oceano Indiano, nel Golfo Arabico e nei mari attraversati nel corso della campagna contribuisce a incrementare la sicurezza marittima attraverso la deterrenza, le attività di cooperazione con le Marine dei Paesi toccati dalla campagna e l’addestramento degli equipaggi a operare in aree e contesti lontane, con caratteristiche metereologiche e ambientali molto differenti dal Mediterraneo». In questo senso, osservano i portavoce della Marina, il Gruppo navale sta compiendo sessioni di addestramento sia con le Marine dei Paesi rivieraschi sia con quelle dei tradizionali alleati francesi, inglesi e americani.

Ciò però non toglie che la missione, dicono i critici, sia diventata anche un’operazione di marketing per numerose imprese, tra le quali numerose aziende che operano nel settore degli armamenti. I portavoce della Marina però non credono che questa svolta commerciale possa snaturare i compiti istituzionali della forza armata. «Le unità navali che compongono il 30° Gruppo navale costituiscono di per sé un prodotto di eccellenza dell’industria nazionale nonché una vetrina delle capacità e dell’ingegno italiani - continua la lettera -. In tal senso, le unità navali della Marina militare da sempre sono un biglietto da visita del “Sistema Italia” sia all’estero sia in Patria, e per questo sono state sempre molto apprezzate. Uno degli aspetti innovativi di questa missione consiste nell’aver coinvolto anche aziende non appartenenti al settore della difesa, quali Federlegnoarredo, Pirelli, Blackshape, Sitael, Mermec Group, AVS System, Graziella Group e Giusti del Col. Il “Sistema Paese” in movimento appunto, vuole essere un contributo alla promozione del Sistema Italia. Ciò, non solo non impedisce di perseguire i compiti accennati, ma consente di farlo con le dotazioni ordinarie di bilancio, grazie alle risorse messe a disposizione dalle aziende che hanno creduto in questa iniziativa».

Proprio sulla questione dei costi, i gruppi pacifisti accusano la Marina non solo di essersi piegata agli interessi dell’industria e, in particolare, di quella militare ma anche di avere aggiunto costi alla già onerosa attività addestrativa. «La campagna del 30° Gruppo navale non è un attività aggiuntiva - osservano alla Marina -, bensì sostitutiva della consueta attività di addestramento. L’elemento di novità di questa missione è rappresentato dal fatto che, senza incidere sulla normale assegnazione di fondi, si è riusciti a realizzare un’attività addestrativa e di cooperazione ancor più qualificante a cui si aggiunge l’attività umanitaria (che si è concretizzata in alcune iniziative delle onlus Operation Smile Italia, Fondazione Rava, il Corpo militare della Croce rossa italiana e le infermiere volontarie della Croce rossa italiana), di supporto alla diplomazia nazionale e di promozione del “Sistema Paese” in aree di grande interesse per l’Italia. È un progetto ambizioso, un’impresa che grazie ai partner ha superato anche lo scoglio dei costi, così da non sottrarre risorse al bilancio».
Enrico Casale
© FCSF – Popoli
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