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La solidarietà è un gioco
22 giugno 2021
Kapir Atiira è un piccolo villaggio del distretto di Ngora, in Uganda. Quasi la metà della popolazione è costituita da bambini di età inferiore ai 15 anni, anche perché dopo quell’età si diventa immediatamente grandi, se è vero che la qualità della vita te ne consente al massimo 50. Lì le persone devono affrontare ogni giorno molte difficoltà, prime fra tutte il fatto che un terzo della popolazione ha contratto il virus dell’Hiv/Aids e quasi la metà viene colpito dalla malaria.

Kapir Atiira non ha una clinica, quella più vicina è a Soroti, a 20 chilometri dal villaggio. Ma poi ci sono un clima instabile, la siccità, le inondazioni del fiume Awoja e soprattutto la memoria di un terribile evento: il saccheggio subito durante l’ultima guerra da parte della Lord’s resistance army, gruppo di guerriglieri guidato dal sanguinario Joseph Kony, che ha tolto al villaggio il bene più prezioso e la principale fonte di sostentamento, il bestiame. Nonostante tutto questo, fino ad oggi Kapir Atiira non ha mai ricevuto alcun aiuto da nessuna organizzazione o governo, compreso quello dell’Uganda.
I bambini a Kapir Atiira giocano come gli altri bambini del mondo, ma smettono di farlo presto. A 15 anni una «donna» diventa madre e il suo bambino dopo dieci anni probabilmente avrà già finito di studiare. Solo 55 bambini di Kapiir Atiira finora hanno potuto continuare gli studi frequentando la scuola di un villaggio vicino, che dista 3 chilometri a piedi. Uno solo di loro ha raggiunto la laurea, negli Stati Uniti, presso l’Università della Florida. Il suo nome è Biko Evarist. Dopo la laurea è tornato in Uganda per attivare progetti di solidarietà per il suo Paese e nel 2010 è stato rintracciato da due suoi vecchi compagni di corso, gli statunitensi Joey Sasvari e Cameron McMillan.

Sì, perché al master di Social Entrepreneurship, una professoressa aveva sensibilizzato i ragazzi sull’importanza di integrare il profitto con la solidarietà. E quale rete sociale di contatti migliore ed estesa se non quella di internet per lanciare un nuovo modello di business solidale?

In particolare, Sasvari notò che i giochi di Facebook e dell’iPhone rendevano possibile la vendita e l’acquisto di prodotti intangibili. Mosso dal desiderio di realizzare «qualcosa di più grande di noi» propose all’amico McMillan l’idea di creare un gioco ispirato al classico Tamagotchi, ma con una dimensione sociale. Alla fine però i due amici optarono per la creazione di un gioco comunitario di ruolo, sullo stile del celebre Farmville. È in quel momento che i due contattarono Biko e, dopo un viaggio a Kapir Atiira, decisero che il loro gioco avrebbe aiutato il villaggio a rinascere e diventare auto-sostenibile.
Per questo i tre hanno creato una seconda Kapir Atiira, questa volta digitale, uno specchio del villaggio reale, rappresentato all’interno di un gioco di ruolo, un’app per iPhone. Il nome del gioco è l’obiettivo stesso della sua missione: «Raise The Village» («risolleva il villaggio»). Tutti i giocatori/«abitanti» del villaggio «vincono» quando una scuola, dei pozzi d’acqua, un programma agricolo, una clinica vengono realizzati e finalmente il villaggio può garantire e sostenere autonomamente la vita dei suoi abitanti.

L’app si può scaricare gratuitamente dall’AppStore, ma i giocatori devono acquistare dei crediti, convertendo quelle che sono effettive donazioni nella valuta del gioco che servirà poi per portare a termine la missione di Kapir Atiira, sia nel mondo virtuale sia in quello reale. L’operazione studiata da Sasvari e McMillan (con Biko che ha il ruolo di direttore operativo) prevede anche che l’intera esperienza sia sostenibile nel tempo, come si può vedere dai video presenti in rete: invece di concepire la costruzione del villaggio come un gesto di carità, gli abitanti diventano parte del processo, con delle responsabilità, come per esempio il monitoraggio delle spedizioni di materiali.

«Raise The Village», giunto alla seconda versione, è stato scaricato oltre mille volte al giorno ed è solo il primo progetto della New Charity Era, un’azienda L3C (low-profit limited liability company) fondata dai creatori dell’applicazione.
I bambini di Kapir Atiira, intanto, continuano a giocare, ma questa volta giocano con loro anche molte altre persone nel mondo.
Ugo Guidolin
ugo@oogo.com
© FCSF – Popoli
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