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La tragedia del Titanic negli scatti di un gesuita
11 aprile 2012
«Scendi subito da quella nave!». Il telegramma del padre provinciale era perentorio e non lasciava spazio a fraintendimenti. E così Frank Browne, scolastico gesuita irlandese a tre anni dall’ordinazione sacerdotale, a malincuore scese dal transatlantico con la sua valigia e la sua macchina fotografica. In quel momento, padre Frank non poteva sapere che quell’ordine così severo non solo gli avrebbe salvato la vita, ma avrebbe salvato le sue fotografie, immagini destinate a entrare nella storia. Sì, perché i suoi furono gli ultimi scatti del Titanic, presi poche ore prima del tragico affondamento avvenuto domenica 14 aprile 1912 come conseguenza dell’impatto con un iceberg. In occasione del centenario della tragedia, nella quale persero la vita 1.523 dei 2.223 passeggeri imbarcati (compresi gli 800 uomini dell’equipaggio), quelle foto sono state raccolte, digitalizzare e stampate in un libro pubblicato in Irlanda in edizione speciale Father Browne’s Titanic Album (che in realtà è una ristampa aggiornata e arricchita di un volume uscito nel 1997).

Ma chi era il giovane gesuita? E perché si trovava a bordo del Titanic? Quella di padre Browne è una vita piena di episodi eccezionali. Nel 1909, quando è ancora novizio, accompagna lo zio, il vescovo Robert Browne di Cloyne, in un pellegrinaggio a Roma. Nel corso di quel viaggio, ha l’occasione di incontrare, in un colloquio privato, l’allora pontefice Pio X. Ma il gesuita, a suo modo, è già entrato nella storia. All’università, ha la fortuna di essere compagno di corso dello scrittore irlandese James Joyce che lo immortalerà nel personaggio del «signor Browne il gesuita» nel suo capolavoro Finnegans Wake (La veglia per Finnegan).

Padre Browne coltiva una passione: la fotografia. È un autodidatta, ma con una sensibilità tutta particolare per l’immagine considerata non solo dal punto di vista artistico, ma anche documentaristico (con i suoi scatti testimonierà le tragedie della prima guerra mondiale alla quale parteciperà come cappellano e sarà decorato).

Così, quando suo zio gli regala un biglietto per la prima tratta (Southampton-Cobh) del viaggio inaugurale del Titanic, decide di portarsi dietro la sua macchina fotografica e tutto l’armamentario (flash, cavalletti, ecc.) per scattare più immagini possibili. Una volta a bordo non perde un attimo e inizia a fotografare ciò che gli sembra interessante: le stanze e il salone da pranzo della prima classe, la palestra, la biblioteca, i passeggeri che camminano sul ponte, ma anche gli emigranti della terza classe. Molti delle persone immortalate sulle sue lastre periranno nel naufragio. Tra esse il capitano Edward Smith. Fu proprio padre Browne a scattargli l’ultima fotografia prima del tragico incidente.

È stato grazie alle sue immagini che storici e ingegneri sono riusciti a ricostruire almeno una parte della storia del Titanic. Anche il regista James Cameron ha consultato le foto del gesuita irlandese per allestire il set del suo colossal Titanic (1997). La scena del bambino che gioca con una trottola sul ponte di prima classe sotto il vigile sguardo del papà è stata ricostruita proprio a partire da uno scatto di padre Browne (nella foto).

A bordo, il gesuita conosce una coppia americana che si offre di pagargli il biglietto fino a New York. Padre Browne telegrafa al suo superiore a Dublino per chiedergli il permesso, ma gli arriva l’ordine di scendere dalla nave. Con dispiacere obbedisce. Tornato nella sua comunità, sviluppa e cataloga le fotografie e poi le archivia in uno scantinato, dimenticandosele. Sarà un suo confratello, molti anni dopo, a ritrovarle e a pubblicarle.
Enrico Casale

© FCSF – Popoli
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