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"Liberate i giornalisti eritrei detenuti"
28 settembre 2011
L’Eritrea in questi ultimi dieci anni si è distinta come uno dei regimi più oppressivi al mondo. La repressione ordinata dal presidente Isayas Afeworki colpisce indiscriminatamente tanto gli oppositori politici quanto le persone comuni che esprimono critiche, anche velate, al regime.

Proprio dieci di anni fa, mentre il mondo era ancora sconvolto dall’attentato alle Torri gemelle di New York, il governo di Asmara approfittò della «distrazione» dell’opinione pubblica per mettere in atto una delle repressioni più feroci incarcerando diversi ministri, generali delle forze armate e tutti i direttori di giornali. Dopo dieci anni la situazione non è migliorata. Non esiste libertà di espressione, il controllo delle forze di polizia è rigidissimo, chi si oppone viene fatto sparire e rinchiuso in prigioni segrete. Tra le prime vittime ci sono i giornalisti. Negli ultimi quattro anni, l’Eritrea è stata classificata ultima nella classifica mondiale della libertà di stampa redatta da Reporter senza frontiere (Rsf). Una trentina di giornalisti sono tuttora incarcerati nelle prigioni di Isayas Afeworki. Proprio per questo motivo, Reporter senza frontiere il 18 settembre ha lanciato una campagna pubblicitaria internazionale sull’Eritrea (cfr foto) in inglese, francese, spagnolo, tedesco, svedese (in Svezia esiste una delle più grandi comunità eritree al mondo), italiano e tigrino e ha pubblicato un elenco aggiornato di tutti i giornalisti detenuti in Eritrea.

«Dopo l’11 settembre - spiega Domenico Affinito, vice-presidente di Rsf Italia - in Europa e nel Nord America l’attenzione dei media si è concentrata su alcuni temi di politica internazionale (fondamentalismo islamico, guerre in Iraq e in Afghanistan, ecc.) disinteressandosi delle dinamiche dei Paesi del Sud del Mondo e, in particolare, sui temi della libertà di espressione e della libertà di stampa. Per questo Rsf ha voluto richiamare l’attenzione sull’Eritrea, una delle situazioni più gravi di repressione e negazione dei diritti più elementari». Solo nell’ultimo anno sono stati arrestati quattro giornalisti: tre della radio pubblica (Nebiel Edris, Usman Ahmed, Mohamed Osman) e uno della televisione pubblica (Tesfalidet Mebrahtu). Alcuni giornalisti hanno tentato di fuggire dal Paese. Tra essi Eyob Kesset e Paulos Kidane. Quest’ultimo è stato ucciso dalla guardia di frontiera mentre stava cercando di entrare in Sudan.

Rsf ha lanciato anche una petizione per il rilascio dei giornalisti eritrei imprigionati. Un’iniziativa che si affianca al ricorso presentato alla Corte suprema eritrea dalla sezione svedese di Rsf per il rilascio di Dawit Isaac, giornalista eritreo con la cittadinanza svedese arrestato dieci anni fa.
Enrico Casale

© FCSF – Popoli