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Mobilità sostenibile, una sfida anche per il Sud del mondo
5 marzo 2013

Non la sovrappopolazione, ma l’urbanizzazione è la vera minaccia per l’umanità. Tanto nei Paesi industrializzati quanto nelle economie emergenti asiatiche e latinoamericane la mobilità è ormai vicina al collasso e il rischio è che, anche per i Paesi africani, questo sia l’unico destino possibile. Ma si fanno strada esperienze e politiche diverse, ispirate al bene comune. L'articolo di apertura dell'inchiesta pubblicata sul numero di marzo di Popoli.

La popolazione del mondo sta diventando sempre più urbana e meno contadina. L’urbanizzazione e le nuove tecnologie dei trasporti e delle comunicazioni hanno ampliato a dismisura la mobilità degli uomini e delle merci. L’urbanizzazione, più della sovrappopolazione, preoccupa i governi del mondo. Ed è proprio nelle città più grandi che, in tutto il mondo, il sistema dei trasporti è al limite del collasso.
Il traffico è il fattore limitante - dal punto di vista ambientale, economico e sociale - allo sviluppo urbano. Partiamo da qualche dato sull’Italia: i trasporti sono causa del 35% dei consumi finali di energia e del 27% delle emissioni inquinanti (contro una media europea del 23%); con 60,4 veicoli ogni 100 abitanti noi italiani siamo, dopo il Lussemburgo, il secondo Paese europeo per tasso di motorizzazione; ancora, siamo la nazione europea che conta più morti sulle strade (4.090 nel 2011): ognuno di noi ha 93 probabilità su un milione di morire ogni anno in un incidente.
Allarghiamo ora lo sguardo, tenendo però come riferimento la situazione italiana. Sono le città cinesi, seguite da quelle indiane, che si scoprono tra le più inquinate al mondo: a Pechino, il particolato ultrafine (Pm2,5) è dieci volte più alto che a Torino. Il tasso di motorizzazione cinese è però un sesto di quello italiano, pari a quello che avevamo nel 1960. Gli standard di emissioni inquinanti e di efficienza energetica dei veicoli attualmente venduti in Cina e in India sono indietro di soli dieci anni rispetto ai nostri. Ma i veicoli si concentrano nelle aree urbane, così come provvedimenti quali targhe alterne e divieti di circolazione. In America, Città del Messico ha superato da trent’anni l’inquinamento di Los Angeles.
Il mercato mondiale dei sistemi di trasporto (dall’industria automobilistica a quella dei combustibili raffinati del petrolio) si è già ricollocato, ed è diventato, insieme, protagonista dello sviluppo industriale nelle nuove aree urbane del mondo e responsabile del diffondersi dei mali del secolo: nuova insicurezza urbana, del traffico, dei consumi di energia fossile, del cambiamento climatico, del limite nella crescita urbana.

DECRESCITA INFELICE
Il modello di trasporto che conosciamo non è soltanto insostenibile per l’ambiente, urbano e non; si dimostra anche socialmente insostenibile, incapace di garantire a tutti quella libertà di movimento (delle persone e delle merci) che dovrebbe essere alla base del suo successo. Nelle città più povere, dove solo una minoranza possiede l’auto, come nell’Occidente sviluppato: in Italia per effetto della crisi e del caro trasporti (aumento della benzina, dei biglietti ferroviari e degli abbonamenti ai mezzi pubblici), una parte crescente (circa il 17%) della popolazione ha diminuito drasticamente la sua mobilità tra il 2008 e il 2012, in particolare quella per motivi di svago e relazione. Siamo entrati nella decrescita anche nei trasporti. Ed è una decrescita «infelice».
In Italia ognuno di noi compie mediamente più di tre spostamenti al giorno, percorrendo in tutto ben 36 chilometri in oltre un’ora di tempo. La maggior parte degli spostamenti (52%) si mantiene al di sotto dei cinque chilometri, anzi nelle città la mobilità di prossimità inferiore a questo limite comprende il 62% dei viaggi. Solo il 3% degli spostamenti degli italiani è maggiore di 50 chilometri. Ma in Italia, come all’estero, gran parte degli spostamenti avviene con mezzi a motore, auto o moto di proprietà. L’automobile poi è sfruttata malissimo: con una media di 1,16 persone a bordo. Una tonnellata di ferro e di plastica (molto di più per i possessori di Suv) per portare 100 chilogrammi di biomassa umana. Per ogni chilometro percorso in automobile si emettono mediamente 160 grammi di Co2 per passeggero. Quattro volte di più che con il treno o in autobus.
Come ridurre, nel prossimo futuro, le emissioni pro capite anche nei trasporti? La soluzione verrà da automobili molto più efficienti e poco inquinanti? Certamente non basterebbe. E la mobilità di domani come sarà? Come quella di oggi, con l’aggiunta di divieti di circolazione, targhe alterne e pedaggi (a Singapore si pagava 25 anni prima che a Milano)? No, oltre ai divieti dobbiamo trovare il modo più intelligente, efficiente e conveniente di garantire una nuova libertà di movimento delle persone e delle cose, a prezzi (ambientali e sociali) più contenuti.

IN CERCA DI ALTERNATIVE
E così le città di tutto il mondo stanno cercando alternative, i cittadini di tutto il mondo si arrangiano come possono: nelle città più vecchie si riduce il tasso di motorizzazione dei residenti. Succede anche in Italia, a Milano, Bologna, Firenze, Torino e Genova, a partire dagli Anni Novanta. E se a Roma si contano 70 auto immatricolate ogni 100 abitanti, a New York solo 20, a Tokyo 27, a Madrid 32, a Berlino 35, Londra 36, Vienna 38. Esiste dunque un’alternativa all’automobile di proprietà: per prendere il treno, infatti, non ci viene in mente di acquistare un locomotore. Si riscopre l’uso della bicicletta, proprio mentre nelle città cinesi la si abbandona: anche la mobilità pedonale e ciclabile richiama investimenti, seppure ben più contenuti di quella automobilistica. Così alla stazione centrale di Amsterdam si sta raddoppiando il parcheggio multipiano per tremila bici.
Nuovi mezzi di trasporto cominciano a popolare le nostre città: a quattro, tre (persino nuovi risciò) o due ruote (allineate, come le biciclette, o elettriche a due rotelle in parallelo), a trazione muscolare, a pedalata assistita, elettriche, ibride. Alcuni di proprietà, altri pubblici, di flotte private, a nolo, in condivisione, condominiali.
In Asia si stanno posando più chilometri di binari di treni e metropolitane che in Europa e in America. Ma è molto più costoso costruire metropolitane e ferrovie. Così, dopo Curitiba, Bogotá ha investito, una dozzina d’anni fa, in un sistema di autobus articolati in sede riservata. Oggi questo sistema, denominato TransMilenio, assorbe ogni giorno il 25% degli spostamenti cittadini, ha ridotto di un terzo i tempi di percorrenza, del 40% le emissioni, del 90% gli incidenti lungo le strade che serve.
L’urbanizzazione, la «densificazione» della popolazione nel territorio dà nuova forza al trasporto collettivo. Nelle nuove città, certo, ma persino in Europa e in Italia: causa la decadenza del modello estensivo di diffusione urbana e del rinnovato interesse verso gli spazi urbani vuoti. La «città infinita», fatta di villette e capannoni, che consuma suolo agricolo e naturale, è insostenibile per l’ambiente, il sociale e, infine, anche per l’economia in crisi.

Andrea Poggio
Vicedirettore di Legambiente Onlus
© FCSF – Popoli
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