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Nasce Farafyn, il social network africano
25 maggio 2011
Qualcuno lo ha definito il «Facebook africano». Come il più noto social network anche Farafyn, nato il 18 febbraio e in progressiva espansione, metterà in contatto le persone attraverso un servizio di posta elettronica, una bacheca e, soprattutto, una chat. Ma a differenza di Facebook, non utilizzerà solo le più diffuse lingue occidentali, ma anche quelle africane. In un primo tempo lingala, yoruba, swahili, wolof e malinké, alle quali se ne aggiungeranno altre nei prossimi mesi. L’obiettivo degli informatici che l’hanno ideato è quello di creare uno strumento per connettere le diverse comunità africane tra loro e con gli africani della diaspora. L’utente-tipo sarà quindi africano ma, sottolineano i fondatori, «chiunque potrà accedervi senza eccezioni né distinzioni di razza». L’investimento potrebbe rivelarsi molto remunerativo considerato che in Africa i social network sono molto utilizzati e sono ottimi veicoli di pubblicità. Nel 2010 Facebook era il secondo sito più consultato nel continente (il primo era Google) e Twitter l’undicesimo.

Questo nonostante il Web nel continente sconti ancora gravi ritardi rispetto al resto del mondo. Secondo una ricerca del sito specializzato web.mclink.it, l’Africa ha meno dell’1% delle attività on line nel mondo (mentre ha il 14% della popolazione mondiale) e, con 5,1 milioni di host (nodo ospite cioè ogni terminale collegato a una rete o più in particolare a Internet), è all’ultimo posto al mondo per terminali collegati al Web (in Europa sono 167 milioni, in Asia 105 e in America latina 49). Non solo, tre quarti dell’attività africana online è concentrata in un solo Paese: il Sudafrica (4,1 milioni di host). In Nigeria, un Paese con 140 milioni di abitanti, gli host sono 2.498, cioè un terzo di quelli presenti nel piccolo Lichtenstein. L’Etiopia, con una popolazione di 77 milioni di abitanti, ha poco più di 100 host, meno del confinante Gibuti che ha 700mila abitanti. Leggermente migliore la situazione nell’area mediterranea dove Marocco ed Egitto (Paese nel quale i social network hanno avuto un ruolo importante nella rivolta anti Mubarak) hanno rispettivamente 278mila e 195mila host.
I dati di crescita comunque sono confortanti. Nel 2009 il numero di host è cresciuto del 50% rispetto all’anno prima e nel 2010 del 70% rispetto al 2009.

Questa crescita è dovuta anche alle grandi opere infrastrutturali realizzate. La più imponente è l’Eastern Africa Submarine System (Eassy), un sistema sottomarino di cablaggio a fibre ottiche che unisce Port Sudan (Sudan) a Mtunzini (Sudafrica) e serve una decina di Paesi della costa orientale del continente. Questo sistema, entrato in funzione il 30 luglio 2010, si connette a reti europee, mediorientali e asiatiche e ha aumentato la velocità di navigazione e di trasmissione dei dati. A questo sistema si aggiunge The East African Marine System (Teams), una rete nata per iniziativa del governo di Nairobi che collega il Kenya con gli Emirati arabi uniti. Nata in alternativa a Eassy (l’esecutivo di Kibaki mal sopportava la leadership sudafricana del progetto), ora è destinata a integrarsi con essa e a rivoluzionare le comunicazioni via internet nell’intera area orientale. Un progetto simile diventerà operativo anche in Africa occidentale per iniziativa dell’Unione economica e monetaria dell’Africa occidentale (Uemoa). Cavi a fibra ottica dovrebbero connettere Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo aumentando la velocità della trasmissione dati e consentendo una riduzione dei costi per gli utenti.
Enrico Casale
© FCSF – Popoli
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