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Nella trappola eritrea
16 maggio 2011
La paura di rivolte simili a quelle dei Paesi arabi ha scatenato una dura repressione in Eritrea. Nelle ultime settimane, il regime di Isayas Afeworki ha organizzato imponenti retate nelle quali ha arrestato migliaia di ragazzi e ragazze, dai 17 anni in su, che sono stati portati nei campi di addestramento. Qui, con la scusa di dare loro una formazione militare, vengono sottoposti a un regime durissimo che sfocia spesso in violenze gratuite. Molte ragazze vengono violentate dai loro ufficiali. «La paura che i giovani scendano in piazza sta sfiorando la paranoia - spiega a Popoli.info un eritreo che vuole rimanere anonimo -. Recentemente mi ha contattato un amico che ha un figlio disabile e mi ha detto che anche il ragazzo è stato portato in un campo di addestramento. Quale formazione militare puoi dare a una persona che ha un braccio paralizzato e una gamba menomata? Eppure lo hanno tenuto lì per settimane, in condizioni terribili e senza alcuna assistenza».

Per i giovani eritrei fuggire al regime è sempre più difficile. La guerra civile in corso in Libia sconsiglia di partire verso quel Paese (tradizionale rotta seguita da eritrei, etiopi, somali e sudanesi verso l’Europa). Così come l’instabilità dello Yemen non permette più di attraversare il Mar Rosso per trovare scampo nella penisola araba. «In patria - continua la nostra fonte - il regime è pervasivo. In ogni locale ci sono spie, i telefoni e Internet sono controllati, non ci si può fidare di nessuno, neppure dei parenti». Isayas, il dittatore, non tollera nessuna forma di critica. Da anni non esistono partiti di opposizione né una stampa libera. Qualsiasi voce «fuori dal coro» viene repressa. Anche quella dei religiosi.

«Abuna Antonios, il patriarca della Chiesa copta ortodossa che aveva osato criticare il regime, è stato messo agli arresti domiciliari - spiega un altro eritreo -. Il nuovo patriarca, abuna Dioskoros, è molto legato al regime e ne segue le direttive. Isayas ha anche cercato di mettere sotto controllo la Chiesa cattolica locale, ma non ci è riuscito. Qualche settimana fa ha chiesto addirittura che i parroci cattolici si presentassero ai centri di addestramento militare per essere arruolati. I vescovi cattolici si sono opposti e il regime, per il momento, ha rinunciato ai suoi propositi. Ma fino a quando?».
Enrico Casale

© FCSF – Popoli