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Nepal, i cristiani sperano nel nuovo governo
17 febbraio 2011
Svolta al potere in Nepal, Paese poverissimo stretto tra India e Cina. Diventato repubblica nel 2008, dopo la conquista del potere da parte dei maoisti che avevano guidato una guerriglia per oltre un decennio, a Kathmandu la situazione politica è rimasta bloccata per sette mesi fino all’elezione di Jhala Nath Khanal il 3 febbraio. Il nuovo primo ministro è sostenuto dai tre partiti comunisti che formano la maggioranza. Khanal è leader di uno di questi, il Partito unito marxista-leninista. Uomo di esperienza politica, in passato è stato membro del governo.

Tra i suoi principali compiti, accompagnare la promulgazione della nuova Costituzione, prevista per il 28 maggio (attualmente è in vigore una provvisoria da quando è stata abolita la monarchia). Inoltre deve affrontare la questione di come riabilitare le migliaia di ribelli maoisti che hanno combattuto per un decennio nella guerriglia e che oggi si trovano in alcuni campi monitorati dall’Onu.
«È un sollievo per i cristiani nepalesi vedere che c’è finalmente un governo stabile dopo un ingorgo durato sette mesi - osserva Antony Sharma, gesuita e unico vescovo cattolico del Nepal -. Per noi è importante che si riescano a unire le fazioni per poi lavorare con gli altri principali partiti. I cristiani si aspettano di essere costituzionalmente riconosciuti, di godere di uguali diritti rispetto agli altri cittadini e della libertà di professare la propria religione». I cristiani nepalesi sono meno dell’1% (la popolazione è per l’80% induista e per il 10% buddhista). Nel 2009 una chiesa di Kathmandu ha subito un grave attentato da parte di un gruppo estremista hindu. Un’altra questione di attrito è legata ai cimiteri cristiani vicini a luoghi considerati sacri dagli induisti. «Non è un compito facile per il nuovo primo ministro - conclude mons. Sharma - trovare un accordo tra tutte le parti. Esistono spaccature anche all’interno della stessa maggioranza».

© FCSF – Popoli