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Nigeria: a urne chiuse, iniziano gli scontri
18 aprile 2011
Se le prime proiezioni saranno confermate, Goodluck Jonathan sarà riconfermato presidente della Nigeria. Salito al potere lo scorso anno dopo la morte di Umaru Musa Yar’Adua (di cui era vicepresidente), nelle elezioni di sabato scorso Jonathan avrebbe preso 22 milioni di voti contro i 12 milioni del suo principale avversario Mohammed Buhari. Non appena sono stati annunciati i primi risultati parziali, sono però iniziati gli scontri in diverse parti del Paese. Popoli.info ha chiesto una prima analisi della situazione politica a Kathleen McGarvey, religiosa cattolica, da anni impegnata nel dialogo interreligioso a Kaduna, nello Stato di Kano.

In quale clima si sono svolte le elezioni presidenziali e quelle legislative in Nigeria?
In un clima tranquillo. Il 9 aprile le elezioni legislative sono andate bene, sebbene si sia registrata una scarsa affluenza alle urne. Esse si sarebbero dovute tenere il 2 aprile, ma la mancata consegna del materiale elettorale ha costretto a rinviare di una settimana la consultazione e, di conseguenza, a posporre le elezioni presidenziali (16 aprile) e quelle per eleggere i governatori (26 aprile). Grande successo invece per le presidenziali. La popolazione era contenta per la buona organizzazione e per l’ordine con il quale si sono svolte. Nonostante ciò non appena sono stati resi noti i primi risultati si sono registrate anche le prime contestazioni e i primi scontri tra fazioni opposte. A Kaduna, la città del Nord in cui vivo e lavoro, è stato imposto il coprifuoco e sono iniziati gli scontri armati. Le autorità ci hanno chiesto di non uscire. So che ci sono scontri anche in altri Stati della Federazione nigeriana. Noi speriamo che le forze dell’ordine cerchino di sedare le rivolte e non prendano invece di mira gruppi etnici o religiosi specifici, magari innocenti. Credo che la tornata elettorale per eleggere i governatori non si terrà il 26 aprile. Se le elezioni legislative e presidenziali stanno creando problemi, credo che quelle locali potrebbero crearne anche di maggiori.

Il presidente in carica sarà rieletto?
Le prime proiezioni elettorali danno vincente Goodluck Jonathan, il presidente in carica. Ma non c’è ancora stata la proclamazione del vincitore e molti stanno contestando i risultati (in particolare il Congress for Progressive Change, il partito del candidato Buhari).

Jonathan sarà in grado di combattere la corruzione?
Lo spero proprio. In realtà, la corruzione è penetrata così profondamente nel tessuto politico e sociale del Paese che molti si chiedono se sia possibile combatterla. Io credo che sia possibile se le organizzazioni della società civile sapranno fare crescere nelle persone la consapevolezza dei loro diritti e sapranno far sì che la corruzione sia sempre più vista come un crimine e un errore. Ma ci vorrà coraggio per far questo perché si devono sfidare una ricca élite e una classe di «intoccabili» che traggono le loro sostanze proprio dalla corruzione.

Un altro punto chiave è la ridistribuzione delle rendite petrolifere
Il prossimo presidente (sia esso Jonathan o uno dei suoi avversari) dovrà per forza affrontare la questione del Delta del Niger e delle redistribuzione delle rendite petrolifere. Credo che negli ultimi anni sia già stato fatto qualche passo in avanti per controllare lo strapotere delle compagnie petrolifere. Saranno i prossimi anni a dire se queste nuove norme daranno vita a un sistema più equo. La popolazione locale chiede di poter godere maggiormente delle rendite petrolifere. Il potere federale (specialmente quando a governare erano i militari) si è preso una fetta di queste rendite maggiore di quella che gli spettasse. E forse si è comportato anche peggio delle compagnie petrolifere.

Il nuovo presidente riuscirà a riconciliare musulmani e cristiani?
La maggioranza dei musulmani e dei cristiani vivono fianco a fianco in pace. Però in momenti di tensione, come quello che stiamo vivendo, ci sono frange di musulmani intransigenti che incendiano le chiese e frange di cristiani fondamentalisti che incendiano le moschee. Ma non sono la maggioranza né dei cristiani né dei musulmani. Bisogna continuare a migliorare i rapporti. Un compito che riguarda soprattutto le comunità religiose che devono lavorare a favore della comprensione reciproca ed essere agenti di pace e giustizia.

Dopo questa tornata elettorale la Nigeria potrà essere presa a modello di Paese democratico dalle altre nazioni africane?
Domenica tutti parlavano di una Nigeria che aveva fatto un grande passo avanti verso la democrazia e poteva porsi come modello per gli altri Paesi africani. Oggi siamo di fronte a nuovi scontri. Il tempo ci dirà se siamo o meno ricaduti nei vecchi vizi o, al contrario, abbiamo fatto un passo avanti.
Enrico Casale

© FCSF – Popoli