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Nove personalità e molti cittadini contro gli F35
19 giugno 2013
Il programma F35 va cancellato. È l’appello lanciato da don Luigi Ciotti, Riccardo Iacona, Chiara Ingrao, Gad Lerner, Savino Pezzotta, Roberto Saviano, Cecilia Strada, Umberto Veronesi e Alex Zanotelli. L’iniziativa, coordinata da Rete italiana disarmo, Sbilanciamoci e Tavola della Pace e alla quale hanno aderito anche Popoli e la Federazione della stampa missionaria italiana, chiede ai membri del Parlamento di votare a favore di una mozione presentata da 158 parlamentari di Sel, Pd e M5S per cancellare definitivamente la partecipazione italiana al programma di produzione dei cacciabombardieri della Loocked-Martin. L’Italia inizialmente si era impegnata ad acquistarne 131, ma poi il programma è stato ridimensionato e il numero complessivo è sceso a 90.

«Spendere 14 miliardi di euro (e oltre 50 miliardi per l’intera vita del programma) per comperare aerei con funzioni di attacco - è scritto nell’appello -, mentre non si trovano risorse per il lavoro, la scuola, la salute e la giustizia sociale è una scelta incomprensibile che il Governo deve rivedere».

Ma non è solo una questione di risorse finanziarie. «Si è sempre favoleggiato di un ritorno occupazionale di 10mila posti di lavoro - denunciano i responsabili della Rete italiana disarmo -, ma alla fine del 2012 gli occupati erano poche centinaia. Attualmente negli stabilimenti nei quali si produce l’intercettore Eurofighter (la cui produzione dovrebbe finire prossimamente) non lavorano più di 2mila lavoratori. Anche se questi venissero spostati tutti sulle linee dell’F35 a Cameri (No), per raggiungere i 10mila posti dovrebbero lavorare nell’indotto almeno altre 8mila persone. La cinquantina di imprese del settore riuscirà a garantire un tale livello di occupazione? Ne dubitiamo visto che si tratta di realtà piccolissime».

Anche il ritorno industriale non è così certo. «Nella realtà - osservano ancora i responsabili della Rete italiana disarmo - le industrie italiane hanno ottenuto circa 800 milioni di dollari di appalti a fronte di una spesa già sostenuta dall’Italia di circa tre miliardi. Il che rende insensati i 14 miliardi di “ritorni” possibili che la Difesa continua a sbandierare. Non si capisce come sia possibile arrivare al 100% del ritorno se ora siamo a livelli molto più bassi e i nostri aerei non verranno costruiti integralmente da noi». L’appello lanciato dalle nove personalità si aggancia alla campagna «Taglia le ali alle armi» che ha anche avviato una petizione contro l’acquisto degli F35 (www.disarmo.org/nof35).
e.c.
© FCSF – Popoli
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