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Obiettivo Olimpiadi
08 dicembre 2010

Pubblichiamo l'articolo uscito nel numero di Giugno-luglio 2010 di Popoli, firmato da Serena Corsi, sui progetti di speculazione edilizia in corso nelle favelas di Rio de Janeiro, in vista dell'appuntamento olimpico del 2016.

Chiunque conosca Rio de Janeiro, anche solo grazie a una visita di pochi giorni, sa che si tratta di un mosaico sociale e urbanistico sui generis, dove tessere diversissime convivono a pochi metri le une dalle altre. Enormi favelas si arrampicano sui morros, le colline che danno forma alla città, mentre a valle sorgono quartieri chic e grattacieli dai cui balconi si può osservare la vita quotidiana dei concittadini favelados. I quali, dal canto loro, godono di una vista spettacolare sulla baia di Guanabara senza bisogno di aver comprato un attico.
Per i turisti l’incredibile posizione delle favelas ha sempre costituito una parte dello spettacolo di Rio, l’ennesimo aspetto da fotografare, purché da lontano. Per i media e per il governo della città, invece, esse sono il nido del male inestirpabile del narcotraffico e della criminalità che cela la faccia oscura della metropoli. Questa associazione tra favelados e crimine è stata inculcata ad arte, per anni, negli abitanti carioca. Ma come sarebbe, Rio, senza le favelas?

Dietro a quest’antica e mai realizzata idea dei governi locali o nazionali si nasconde la gola degli speculatori immobiliari di mezzo mondo. Il valore dello spazio edificabile della città è inestimabile, soprattutto quello della zona sud. Ipanema, Capocabana, Leblon e Botafogo: tutti quartieri chic. Ma è da decenni che lo spazio edificabile, ampliato all’impossibile da piani regolatori sempre più accondiscendenti, è finito. Che peccato, direbbe qualsiasi uomo d’affari, che su queste meravigliose colline con vista sull’oceano ci siano impenetrabili favelas; non solo impediscono con la loro presenza lo sviluppo edilizio, ma abbassano i prezzi delle case vicine, per intuibili motivi.
Una pressione che gli abitanti hanno sempre respinto. Entrare in zone effettivamente controllate da qualche gang di narcotrafficanti e spostare con la forza decine di migliaia di persone era una possibilità impraticabile. Così come proporre loro un indennizzo: solo una parte degli abitanti lo avrebbe accettato. E nemmeno era possibile convincerli a vendere ciascuno la propria casa, anche perché nessuna legge aveva trasformato la loro sistemazione abusiva in un titolo di proprietà. Ma da quando al Brasile è stata affidata l’organizzazione dei Mondiali di calcio 2014 e Rio è stata scelta come città ospite delle Olimpiadi 2016 gli interessi che gravitano su questa parte della città sono diventati molti, troppi perché la situazione rimanesse invariata.

Dona Marta, nel cuore del quartiere chic di Botafogo, è una delle storiche favelas della città. È stata la prima a ricevere l’intervento della «Policia pacificadora» (Upp), un corpo addestrato a ridurre il livello di violenza e che ha sostituito il famigerato e truculento Bope (Battaglione di operazioni speciali). La cosa incredibile è che la Upp è riuscita davvero a penetrare e occupare le favelas senza resistenza opposta dai miliziani e senza spargimenti di sangue. Quasi sempre in favelas della zona sud. Come Dona Marta, appunto.
Come è stato possibile? Secondo l’avvocato João Tancredo, presidente della Commissione diritti umani dell’ordine dei giuristi carioca, la mafia qui avrebbe accettato di diminuire l’uso e la distribuzione di armi a patto che le venisse garantita la gestione dello spaccio, in vista degli affari d’oro che si profilano nei prossimi anni: «La presenza della Policia pacificadora diventa allora una garanzia del fatto che una fazione rivale non cerchi di entrare nella favela». Gli abitanti di Dona Marta scrollano la testa all’idea che i narcotrafficanti siano spariti senza tentare la via del conflitto a fuoco con la polizia. E una ricercatrice di urbanistica dell’Università di Rio rivela: «Per chi conosce le dinamiche della città, è evidente che la parte più alta e meno controllabile delle favelas è ancora la base e il nascondiglio delle cosche più potenti».
Nel frattempo, il riconoscimento di ogni abitante come proprietario di una casa, grazie al programma federale «Minha casa, minha vida», è stato giustamente salutato con favore dei favelados. Ma non è che il primo passo di un’enorme speculazione immobiliare che punta a mettere le mani sui morros meglio localizzati e con i panorami migliori: riconoscere un titolo fondiario agli abitanti significa mettere quei terreni e quelle case sul mercato. Comprandole, gli speculatori potranno poi costruirvi mansioni da rivendere a 50 volte tanto. «Per la prima volta, quest’anno degli stranieri hanno comprato una casa nella parte bassa di Dona Marta», racconta un abitante del morro. Ma come convincere in massa gli antichi abitanti a cederle, ora che sanno quanto potranno valere in futuro?

Per paradossale che sembri, ci penserà la regolarizzazione dei servizi di base, come luce, acqua e gas. A ruota della Upp, infatti, nelle favelas «prescelte» è entrata la Light, una concessionaria di servizi elettrici che ha installato un nuovo sistema di erogazione della corrente che centralizza il controllo del consumi. Prima quasi tutti erano allacciati abusivamente. Con Light e compagnia satellite aumentano elettricità, acqua e gas. Di conseguenza aumentano i prezzi dei piccoli alimentari di produzione artigianale sorti all’interno della favela. Lentamente, inesorabilmente, l’economia informale di Dona Marta boccheggia, costringendo gli abitanti ad adeguarsi ai prezzi di mercato. Ma molte volte sono disoccupati, lavoratori a giornata: come rifiutare, a quel punto, le migliaia di euro offerti da qualche impresario edile per vendere la casa e andarsene altrove, presumibilmente nella zona nord della città?
Nel giro di qualche anno, molte di queste favelas saranno abitate dalla medio-alta borghesia della città, in qualche caso da stranieri. Altrettanti favelados avranno affollato le dimenticate, e per sempre abusive, favelas della parte nord della città. E la zona che conta, quella che ospiterà Mondiali e Olimpiadi, avrà un aspetto impeccabile da offrire alle telecamere. 

© FCSF – Popoli