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PERCHÉ NO/ "Un impegno troppo gravoso"
2 dicembre 2011
«Il costo elevato? No, non è questo il problema. I soldi si trovano, anche grazie ai mutui agevolati, alla generosità di parenti e amici, a una serie di agevolazioni e detrazioni fiscali. Abbiamo deciso di non adottare perché l’adozione è un impegno importante e gravoso che, sinceramente, non ci sentiamo più di affrontare». G. e F. hanno gettato la spugna. Dopo una prima adozione non hanno più voluto intraprendere l’iter per un secondo bambino, nonostante, inizialmente, l’intenzione ci fosse. «L’esperienza con il primo figlio non è stata negativa - osservano -. Anzi direi che, nonostante le difficoltà iniziali, il bambino si è ambientato bene e ormai siamo una famiglia ben integrata. Ma questo è stato (ed è) frutto di grandi fatiche. E non ce la sentiamo più di affrontarne altre». G. e F. hanno intrapreso l’iter adottivo non più giovani. Lui aveva 43 anni, lei 39. «Prima di pensare all’adozione - osservano -, abbiamo cercato in tutti i modi di avere un figlio nostro. Così sono passati anni nell’illusione di una gravidanza che non arrivava. Di fronte all’evidenza che non potevamo avere figli, abbiamo pensato di adottare un bambino. Ma ormai avevamo una certa età. Avere un bambino a 20 o a 30 anni è molto diverso che averlo a 40». Marito e moglie non sono pentiti dell’adozione. «È stata una scelta di cui non ci pentiremo mai. Ma, detto questo, il bambino va seguito e capito nei suoi momenti difficili. Non possiamo più contare sull’aiuto dei nonni (molto anziani), né di uno Stato sociale che continua a tagliare risorse. Quindi tutto grava sulle nostre spalle. Ciò richiede grande energia e motivazioni profonde. Se le motivazioni potrebbero esserci, le energie stanno venendo meno».
© FCSF – Popoli