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Ramelah: «Dal governo non ci aspettiamo nulla»
3 gennaio 2011
«In Egitto la tensione tra cristiani e musulmani è cresciuta moltissimo. Non credo che scoppierà la guerra civile, anche perché i copti non hanno i mezzi e non sono organizzati in milizie, ma penso che nei prossimi mesi possano scatenarsi numerosi incidenti». Ashraf Ramelah, presidente di Voices of the Copts, un’organizzazione che lavora per la difesa dei diritti dei copti, teme che in Egitto le relazioni tra cristiani e musulmani possa ulteriormente peggiorare. «A volte - continua - basta una battuta al bar o un apprezzamento di cattivo gusto a una ragazza per far scoppia incidenti. Ormai la situazione è incandescente e i cristiani rischiano di pagare caro lo scontro».

Non c’è spazio per l’ottimismo nelle parole di Ramelah: «I copti in Egitto sono stati gradualmente emarginati. Fino agli anni Cinquanta l’economia egiziana era gestita da ebrei e cristiani. Gli ebrei sono stati cacciati da Nasser che, poi, ha nazionalizzato le imprese dei cristiani. Da quel momento è iniziata una deriva, favorita anche dal crescere del fondamentalismo islamico. È indubbio che oggi non ci sia spazio per i cristiani in Egitto e credo ce ne sarà sempre meno. Temo che i fondamentalisti vogliano cacciare i cristiani da tutto il Medio Oriente e dal Nord Africa».

I copti, che sono cristiani ortodossi, hanno accolto con piacere le parole di papa Benedetto XVI contro la violenza degli integralisti che dicono di combattere in nome di Dio. Però non si fanno illusioni: l’intervento del pontefice non fermerà gli attentati. «Il papa ha detto cose condivisibili - continua Ramelah -, ma non so quanto incideranno su una realtà, quella islamica, che non rispetta i diritti umani. Non sto parlando delle singole persone. Molti musulmani sono persone corrette e non si sognerebbero di fare del male ai cristiani. Però, nel suo complesso, il sistema educativo e la dottrina dell’islam non favoriscono il dialogo e il rispetto reciproco».

Anche la politica può fare poco. Il regime, secondo Ramelah, ha sempre giocato in modo ambiguo sul fronte delle relazioni tra musulmani e cristiani. «Da Nasser in poi - conclude -, si è registrata una sorta di accondiscendenza nei confronti dei fondamentalisti islamici. Il regime, a seconda delle sue necessità contingenti, li ha usati e li ha repressi, ma i cristiani ci hanno sempre e comunque rimesso. Il virus dell’integralismo è stato inoculato nel Paese. Solo un miracolo può farci guarire».

© FCSF – Popoli