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Rieletto Bozizé, quale futuro per il Centrafrica?
17 febbraio 2011
François Bozizé è stato confermato presidente della Repubblica centrafricana. Secondo i dati ufficiali, nelle elezioni del 23 gennaio avrebbe ottenuto il 66,6% dei voti. Un risultato contestato dall’opposizione, che ha denunciato numerosi brogli. Ma di fatto confermato dalla Corte costituzionale, chiamata a esprimersi su un esposto presentato proprio dall’opposizione. I giudici della Corte suprema hanno riconosciuto l’esistenza di irregolarità, ma non tali da inficiare il risultato finale. Lontano, al secondo posto, Ange-Félix Patassé (21,43% dei voti), l’ex presidente che nel 2003 era stato deposto proprio da Bozizé.
Il quadro politico centrafricano rimane così immutato. «Che Bozizé non sia una fortuna per il Paese è chiaro - spiega un missionario che da anni lavora a Bangui e preferisce restare anonimo - ma è anche vero che i suoi avversari sono politicamente nulli. Quindi diciamo che, nella situazione attuale, la rielezione di Bozizé è la soluzione più accettabile. Certo, per la popolazione e per il Paese Bozizé non è garanzia per un futuro migliore».

La Repubblica centrafricana è un Paese poverissimo. Il Pil pro capite non supera i 400 dollari Usa all’anno e l’aspettativa di vita è di soli 44 anni. «Il Paese - spiega un altro missionario che per anni ha vissuto a Bangui, la capitale - non ha il petrolio come il Camerun, Il Ciad e il Gabon. E ha grandi problemi infrastrutturali: mancano le strade, manca uno sbocco al mare, ferrovie, ecc.. Però, se ben gestite, le poche risorse (legno pregiato, terreni fertili, ecc.) potrebbero garantire un buon tenore di vita. Il fatto è che la classe politica non ha mai saputo gestire le risorse a vantaggio della popolazione. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti».

Oltre alla povertà cronica, il Paese da alcuni mesi deve far fronte a continui scontri con alcuni movimenti ribelli. Sono formazioni centrafricane, che hanno preso le armi contro il governo centrale, ma anche gruppi stranieri che hanno sconfinato. «A Bangui - spiega il primo missionario - non si parla molto degli scontri. Si sa che le province orientali sono spesso oggetto delle scorrerie del Lord’s Resistance Army, il movimento di ribelli ugandesi guidati da Joseph Kony. Cacciati dall’Uganda, dal Congo e dal Sud Sudan fanno spesso incursioni in Centrafrica, causando danni e vittime. Altri scontri ci sono stati con gruppi locali, ma si sa poco».

Il 22 marzo si terrà il secondo turno delle elezioni legislative (il primo turno si è tenuto in concomitanza con le presidenziali il 23 gennaio). «Al primo turno - continua il missionario - il partito di Bozizé ha ottenuto molti seggi e probabilmente ne otterrà molti altri. L’opposizione ha denunciato brogli, ma sa che non ha la forza di contrastare il neopresidente e già annuncia di non voler partecipare al ballottaggio…».
Enrico Casale

© FCSF – Popoli