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Stefania Craxi: una crisi di crescita
13 gennaio 2011
«Chi può dire come evolverà la rivolta in Tunisia? Oggi nessuno lo sa. Il presidente Zine El-Abidine Ben Ali ha dimostrato in passato di saper interpretare le situazioni politiche più critiche e di risolverle in modo positivo per il suo Paese». È cauta, ma non pessimista, Stefania Craxi, sottosegretario agli esteri con delega a Medio Oriente, Mediterraneo e Asia. Ha fiducia nel presidente tunisino (che fu amico del padre Bettino) e spera in una soluzione non violenta della crisi politica e sociale.

Come giudica la situazione politica ed economica attuale? Quali sono le responsabilità del presidente Ben Ali?
Stiamo parlando di una situazione in evoluzione e quindi le mie sono osservazioni a caldo. Secondo me quanto sta accadendo è una crisi di crescita. La Tunisia è un Paese che sta traghettando verso la modernità, guidato dalla forte leadership del presidente. Proprio il presidente negli anni ha lavorato bene lottando contro il fondamentalismo, creando occasioni di sviluppo economico, offrendo alla popolazione la possibilità di studiare. Questa modernizzazione ora gli si sta rivoltando contro perché forse Ben Ali non ha capito che il benessere economico non basta ed è diventata necessaria un’apertura democratica. I giovani chiedono maggiore libertà, più spazio per l’opposizione politica, il sindacato e la società civile. Il rischio è che se il presidente non riesce a comprendere questa esigenza, la rivolta si esasperi e si aprano ampi spazi per il fondamentalismo islamico. Certo la reazione scomposta delle forze dell’ordine non aiuta una svolta democratica.

L’Italia, da sempre vicina (anche per ragioni geografiche) alla Tunisia, come può aiutarla a uscire dalla crisi?
In questo momento non possiamo fare molto. L’Italia deve continuare a sostenere il processo di crescita economica e sociale della Tunisia (attualmente nel Paese operano 750 piccole e medie imprese italiane) e, allo stesso tempo, spingere il processo di democratizzazione. Spero che non sia troppo tardi per favorire una svolta democratica e il più possibile pacifica della Tunisia.

L’attuale governo ha sempre sostenuto Ben Ali. Il premier Berlusconi in più occasioni ha lodato il presidente tunisino, definendolo «un esempio di leader musulmano democratico». Quali responsabilità ha l’Italia nei confronti del regime di Tunisi?
Ben Ali ha moltissimi meriti. È un presidente che ha fatto crescere il suo Paese. La sua leadership ha fatto bene alla Tunisia. Quindi era giusto sostenerlo. Certo adesso serve un cambiamento in senso democratico e noi lavoreremo perché questo cambiamento ci sia.

A suo parere la rivolta può dilagare in tutto il Maghreb?
Di fatto la rivolta si è già estesa all’Algeria. In Algeria però il divario sociale è molto forte, mentre in Tunisia esiste una solida classe media. In Algeria poi la penetrazione del fondamentalismo islamico è più alta. Temo che se il presidente non riesce a incanalare politicamente la protesta, anche in Tunisia il fondamentalismo possa rinforzarsi e cavalcare la rivolta.

© FCSF – Popoli