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Sud-Est asiatico: i gesuiti lanciano i voli responsabili
27 settembre 2011

L’aviazione è responsabile del 4-9% dell’impatto che le attività umane hanno sui cambiamenti climatici e con il costante aumento dei voli aerei potrà diventare il principale responsabile dei danni all’ambiente e del surriscaldamento. Partendo da questi dati, i gesuiti dell’Asia orientale e del Pacifico lanciano il progetto Flights for Forests («Voli per le foreste»), che intende ridurre le emissioni di diossido di carbonio per limitare l’impatto dei voli aerei.
Mark Raper, superiore dei gesuiti nella regione, sottolinea che i voli contribuiscono molto al riscaldamento globale e tuttavia la missione di gesuiti obbliga molti di loro a volare di frequente. Perciò occorre cercare di mitigare i danni. Spiega che il progetto è aperto a chiunque, in qualunque parte del mondo, voglia unirsi in questo sforzo di riconciliazione con la creazione.
Il superiore dei gesuiti australiani, Steve Curtin, osserva che l’iniziativa ha un valore sia simbolico sia pratico.
Flights for Forests sarà gestito da Environmental Science for Social Change, un istituto di ricerca delle Filippine, diretto dal gesuita Peter Walpole. Prevede che i partecipanti all’iniziativa paghino cinque dollari Usa per ogni volo effettuato. I contributi sono destinati a un fondo per iniziative che mirano a salvare le foreste, portate avanti da gruppi di giovani in Cambogia, Indonesia e Filippine, Paesi in cui le comunità rurali risentono dei cambiamenti climatici. Queste comunità presenteranno un rapporto ogni sei mesi. In concreto le prime iniziative riguardano un gruppo di volontari nella parrocchia di Battambang (Cambogia) che curano vivai, ripiantano alberi, insegnano a riciclare e riutilizzare il compost nei locali dormitori per studenti. In una comunità indigena di Mindanao (Filippine) giovani della popolazione pulangiyen curano la rigenerazione naturale della foresta e coltivano in maniera rispettosa dell’ambiente naturale. Con i fondi del progetto possono estendere ad altri villaggi le loro competenze.
Per riassorbire una tonnellata di diossido di carbonio servono quattro alberi, che hanno bisogno di decenni per crescere. Ma la logica del progetto non è tanto pagare un diritto di inquinare, quanto mettere in moto l’attenzione ad alcuni valori dello sviluppo sociale, lavorando con i giovani e iniziando a curare i danni ambientali.

Per aderire: http://sjapc.net/content/flights-forests

Francesco Pistocchini

© FCSF – Popoli