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Tifone nelle Filippine: la collera di Washi e le sue conseguenze
21 dicembre 2011

Il tifone Washi che il 17 dicembre ha colpito l’isola di Mindanao, ha causato un migliaio di morti, soprattutto a Cagayan de Oro. Un disastro senza precedenti per il sud delle Filippine, come racconta una giornalista filippina residente in Australia ma che si trovava in quei giorni nella sua città natale, sede anche di un’importante università dei gesuiti

Paradosso crudele nei disastri causati dalle inondazioni improvvise è che l’acqua è la prima cosa a scarseggiare. A Cagayan de Oro, negli obitori non si riesce nemmeno a lavare il fango dal corpo dei bambini morti così che possano essere rapidamente riconosciuti dai genitori.
Fango e acqua. In molte aree del nord-ovest di Mindanao è tutto quello che resta dopo la tempesta tropicale Washi (i locali la chiamano Sendong) che tra il 17 e il 18 dicembre ha scaricato in dodici ore la pioggia che cade in un mese. Cagayan e la vicina Iligan sono state le città più colpite nella regione.
L’inondazione improvvisa che si è riversata nelle case nella notte di domenica si è rivelata fatale. È stata sorprendentemente violenta: in molti casi qualche minuto di preavviso è bastato a salvare vite umane. I corpi sono stati recuperati allo spuntare del sole: molti, troppi, erano bambini e anziani. Un velo si è steso sulla città non appena la gente ha percepito, ancora prima che il numero delle vittime crescesse vertiginosamente, che le conseguenze sarebbero state senza precedenti. È impossibile non coglierne gli effetti: nel pomeriggio di domenica si vedeva la gente che si accalcava agli angoli delle strade, ricoperta di fango, mentre cercava un riparo. Le immagini e i video apparsi sui social media mostrano paesaggi pieni di fango e detriti.
Le carenze d’acqua e di energia elettrica hanno ulteriormente sconvolto questa città di mezzo milione di abitanti. Nessuno è rimasto illeso, anche quelli che in qualche modo sono scampati al peggio.
Cagayan e Iligan sono città universitarie, in cui scuola e parentele formano il tessuto della comunità. Con oltre 35mila sfollati, 700 vittime confermate e quasi 500 dispersi, tutti conoscono una o più persone che hanno perso la casa, la vita o i propri cari.
Uno dei colleghi di mia sorella è annegato. Un’amica d’infanzia mi ha detto che è disperso uno dei suoi studenti di scuola. Nella rete più estesa dei conoscenti, sappiamo di famiglie che sono riuscite a salvare la casa e combattono per tornare alla normalità pur mancando l’acqua potabile.
Gli abitanti di Cagayan stanno vacillando: abituati a vivere in una città portuale tagliata in due dall’imponente fiume Cagayan, hanno sempre vissuto un rapporto pacifico con i corsi d’acqua. I tifoni che regolarmente si riversano sull’arcipelago delle Filippine causano distruzioni molto più a nord. Qualche strascico di tempesta raggiunge al massimo la baia di Macajalar o le alture della provincia di Bukidnon.
L’ultima inondazione di dimensioni simili risale al 1929 ed era stata quasi dimenticata. Cagayan è una città profondamente diversa da quella del 1929, e perfino dalla città in cui sono cresciuta negli anni Ottanta e Novanta. I pendii boscosi che un tempo assorbivano l’acqua e trattenevano il suolo sono stati sacrificati in nome dello sviluppo delle abitazioni e dei commerci. Il taglio illegale delle piante e gli scavi minerari hanno fatto il resto. Perciò la pioggia cade senza freni dalle colline fino al fiume. Gli argini del fiume sono esplosi e hanno ingoiato le case fragili costruite lungo il suo corso. Le infrastrutture pubbliche, come le fogne, non sono state ampliate secondo le esigenze dovute all’aumento della popolazione.
Con Washi, tutto quello che poteva andare storto è accaduto: i residenti nelle zone ad alto rischio non sono stati evacuati, le inondazioni improvvise hanno coinciso con l’alta marea, portandosi via nella notte case e vite umane. I sistemi naturali o creati dall’uomo per mitigare l’impatto del volume d’acqua sono stati presto sommersi. Perciò, anche se sono state messe rapidamente in moto operazioni di soccorso dalla Xavier University dei gesuiti, dalla Croce rossa delle Filippine e dal dipartimento del governo per gli affari sociali, gli abitanti di Cagayan cercano ancora di dare un senso a quello che è accaduto, poiché non hanno mai vissuto morte e distruzioni su così ampia scala. È possibile dare un contributo ai soccorsi attraverso i gesuiti filippini.

Questo articolo è apparso sul sito dei gesuiti australiani www.eurekastreet.com.au

Fatima Measham

© FCSF – Popoli
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