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Tornare a scuola in Siria
6 settembre 2013

Quasi 5 milioni di sfollati interni: basterebbe questo dato per ricordare che la guerra in Siria c’è già, e da lungo tempo, e ha sconvolto un Paese di 20 milioni di persone. Non c’è Stato al mondo (tranne la Colombia) che abbia un numero così grande di persone che, per motivi di sicurezza, hanno dovuto abbandonare le loro case e ripararsi in altre zone del territorio nazionale. Non sono ufficialmente rifugiati, come chi fugge all’estero, ma vivono lo stesso dramma.

Anne Ziegler, operatrice francese del Jrs, il Servizio dei gesuiti per i rifugiati, ha dovuto lasciare Damasco alla fine di luglio per ragioni di sicurezza e si è trasferita a Beirut. Fino ad allora era rimasta nella capitale siriana dove si è occupata degli aiuti agli sfollati interni. «I razzi dei mortai a Damasco cadono qua e là ogni giorno - racconta a Popoli.info -, lanciati dai ribelli che cercano di colpire bersagli del regime. In particolare sono stati colpiti alcuni luoghi dove il Jrs ha alcune sue attività, come i sobborghi di Dwelaa e Jaramana». In queste aree il Jrs cerca di assistere oltre cinquecento famiglie, in particolare nelle attività scolastiche e nei trasporti per bambini e ragazzi che vanno ancora a scuola o che non riescono più ad andarci.

«Il grande problema oggi è come mandare avanti la vita quotidiana - spiega Ziegler -: dove trovare da mangiare, avere cure mediche o, anche solo, dormire in un posto sicuro. Senza contare la paura di un attacco americano: tutti conoscono i “danni collaterali”». La guerra ha fatto collassare il sistema dell’istruzione. Gli edifici scolastici che non sono stati danneggiati sono trasformati in alloggi per famiglie sfollate. E molti non si fidano a mandare i figli a scuola o sui mezzi pubblici. Anche il sistema sanitario è sconvolto: le cure di base sono sempre più carenti e le farmacie hanno sempre meno medicinali per le malattie croniche.

Complessivamente in Siria il Jrs offre assistenza, servizi educativi e sostegno psicosociale a quasi 9.300 famiglie. Non sono molte le agenzie umanitarie presenti nel Paese. Ma questa sezione del Jrs, qui presente dal 2008 per rispondere all’arrivo di migliaia di rifugiati iracheni, si è organizzata per dare risposta alla crisi interna grazie ad alcuni gesuiti e a una rete di volontari di diverse appartenenze religiose.

Ad Aleppo una cucina da campo riesce a fornire pasti per 17mila persone. Si distribuiscono kit per l’igiene personale. In inverno la priorità va a materassi, coperte e indumenti pesanti. In estate le priorità diventano fornire acqua pulita e smaltire i rifiuti. «Le nostre attività proseguono adattandoci ogni giorno ai problemi che si presentano - spiega Ziegler -, condizionati dalle questioni di sicurezza o dalla disponibilità dei prodotti. Aleppo è rimasta completamente isolata per un’intera settimana. Poi una strada di collegamento è stata riaperta e le scorte alimentari hanno ripreso ad arrivare. Ma in quei giorni non c’era più un pezzo di pane».

Che cosa significa vivere una guerra da studente? «Significa perdere le lezioni, saltare gli esami, non avere più spazi per interagire e svolgere attività della vita di sempre, dedicarsi all’arte o al teatro. La guerra non è solo distruzione fisica, ma anche sconvolgimento di un percorso di crescita. Ogni bambino che partecipa alle attività del Jrs ha fatto esperienza di traumi o lutti in famiglia».

E poi ci sono 1,5 milioni di rifugiati fuori dai confini (di cui metà sono minori). L’assistenza ai rifugiati nella valle della Bekaa, in Libano, la più vicina al confine siriano, parte dall’aiuto di emergenza, il sostegno psicosociale per i più piccoli e l’assistenza medica. Vista da un bambino siriano, la fuga in Libano può significare dover frequentare scuole dove non si parla l’arabo, ma il francese o l’inglese (in Libano non è raro). Ma l’assistenza ad alcune migliaia di bambini e famiglie copre una minima parte dei bisogni».

Sono sempre più frequenti le fughe di siriani nel Mediterraneo. Qual è il loro itinerario? «Non sono molto informata sul fenomeno. Scappano partendo dal Libano, meno dalle coste siriane».

Francesco Pistocchini

© FCSF – Popoli