Home page
Webmagazine internazionale dei gesuiti
Cerca negli archivi
La rivista
 
 
 
Pubblicità
Iniziative
Siti amici
Primo piano
Cerca in Primo Piano
 
"Tripoli e Roma, più attenzione ai diritti umani"
24 gennaio 2012
Matteo Mecacci è un deputato eletto nelle file del Partito democratico, anche se da anni milita  nel Partito radicale. Insieme agli altri cinque deputati radicali e a cinque deputati del Pd, giovedì 19 gennaio ha presentato una mozione che impegna il governo: «a garantire protezione internazionale e diritto di asilo a chi è giunto dalla Libia, e a non riprendere le politiche di respingimento né nei confronti di chi proviene dalla Libia né da chi arriva da altri Paesi». La mozione, nonostante abbia avuto il parere negativo dell’esecutivo, è stata approvata dalla Camera (con i voti contrari della Lega Nord e dell’Udc).

Onorevole Mecacci che cosa prevede in sintesi la vostra mozione?
Innanzitutto, prevede l’impegno del governo a chiedere alla controparte libica il rispetto degli standard minimi in materia di diritti umani. Quei diritti umani che non erano in alcun modo rispettati dal regime di Muammar Gheddafi. Quindi chiediamo che Roma pretenda da Tripoli la ratifica di tutte le convenzioni in materia di diritti umani, con particolare riferimento alla Convenzione Onu sui rifugiati (con l’apertura di uffici Unhcr per monitorare la condizione dei profughi provenienti dall’Africa subsahariana). Il modello da seguire è la Tunisia dove, non appena si è insediato il nuovo esecutivo, si è subito provveduto a recepire questa normativa internazionale. Alla Libia però dovrebbe essere chiesta anche una moratoria della pena capitale. Muammar Gheddafi è stato ucciso. Ma suo figlio Saif al Islam è stato arrestato ed è ancora vivo. Non si sa ancora se lo giudicherà un tribunale nazionale o internazionale. Se comparisse davanti a un magistrato libico corre il rischio di essere condannato alla pena capitale (ancora prevista dalla legislazione locale).

La mozione prevede anche un impegno alla revisione del Trattato Italia-Libia siglato nel 2008?
La mozione chiede un impegno ad adeguare i contenuti del Trattato al rispetto dei diritti umani. Come accade con i trattati di cooperazione in sede europea, anche questo deve prevedere non solo un impegno generico, ma anche un monitoraggio del rispetto dei diritti umani,  dello Stato di diritto, della lotta alla corruzione. Ciò dev’essere una condizione essenziale alla quale subordinare l’esborso delle somme previste dagli accordi di cooperazione. Questo anche per evitare che gli investimenti europei finiscano nelle mani di una classe politica non democratica e corrotta. In questo senso, dovremmo prendere come esempio la sospensione degli accordi fra Ue e Bielorussia, Paese nel quale non sono garantiti i diritti più elementari alla popolazione.

Questa nuova attenzione ai diritti umani rappresenterebbe una svolta nella politica estera italiana...
Penso che il nostro Paese, che per decenni ha sostenuto il regime di Muammar Gheddafi, debba voltare pagina. E anche l’attuale governo libico, formato da membri che sono stati costretti all’opposizione, non può dimenticare l’amicizia tra il nostro Paese e il dittatore e quindi chiede un segno di discontinuità. Quindi noi italiani, per dare una svolta, dobbiamo chiedere ciò che per anni non abbiamo chiesto e cioè maggiore democrazia e rispetto dei diritti umani. Credo che l’affermazione di uno Stato di diritto in Libia sia interesse di tutti: dei libici, che potranno vivere in un Paese democratico; degli italiani, ai quali la democrazia meglio garantirà gli investimenti (piuttosto che una dittatura sempre a rischio di essere rovesciata). Se gli italiani e i libici vorranno e saranno in grado di percorrere questa strada è difficile dirlo. Ma penso che l’opportunità non andrebbe sprecata.

Perché il governo italiano voleva evitare la discussione di questa mozione?
In realtà, non solo voleva evitare la discussione, ma ha dato parere contrario alla mozione. Dalle informazioni che ho raccolto, è emerso che c’è stato un irrigidimento del ministero dell’Interno perché una parte della mozione chiede al governo di non attuare mai più  respingimenti in mare dei migranti. Una politica, quella dei respingimenti, che è stata ampiamente attuata sotto il governo di Silvio Berlusconi, in particolare quando ministro dell’Interno era Roberto Maroni. Sebbene a livello internazionale l’Ue e le Nazioni unite l’abbiano criticata aspramente. Sinceramente mi aspettavo che, cambiato il governo, si modificasse anche l’atteggiamento nei confronti dei respingimenti. Devo purtroppo constatare che così non è stato. E il parere contrario lo dimostra.

La sua mozione ha influenzato la dichiarazione sottoscritta sabato scorso dal Presidente del consiglio, Mario Monti, e dal premier libico Abdel Rahim Al Kib? E in che modo?
In quella dichiarazione (non è propriamente un trattato) si fa riferimento alla Convenzione Onu sui rifugiati. Credo che se non ci fosse stato alcun riferimento alla mozione approvata in Parlamento si sarebbero posti dei seri problemi politici per il governo Monti.

La dichiarazione siglata sabato scorso però non affronta il tema dell’immigrazione. Crede che in futuro il nostro governo affronterà il problema con quello libico?
A febbraio il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, si recherà in Libia per discutere di immigrazione. Auspichiamo che, nella discussione con l’omologo libico, tenga presente i vincoli posti dalla nostra mozione in termini di rispetto dei diritti umani. Non so quale sarà la risposta dei libici. Ma se le autorità di Tripoli vogliono davvero segnare una differenza con il regime di Gheddafi allora dovranno ascoltare la voce della comunità internazionale e il suo aiuto. Gheddafi non ascoltava nessuno perché trattava gli immigrati presenti sul territorio libico come bombe umane e come arma di ricatto nei confronti dell’Unione europea e dell’Italia. I barconi pieni di gente disperata che partivano dalle coste libiche erano una forma di pressione politica per ottenere dall’Europa ciò che voleva. Mi auguro che ciò non si ripeta.
Enrico Casale

© FCSF – Popoli