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Tunisia: la crisi a una svolta?
20 gennaio 2011
In Tunisia, la rivolta sta scemando, ma la crisi politica è acuta. Per le strade si tengono ancora manifestazioni, ma la polizia non spara più contro i rivoltosi. Il coprifuoco è stato limitato. Il nuovo governo guidato da Mohamed Ghannouchi non riesce però a decollare e a ripristinare un minimo di stabilità politica.

La rivolta si è incendiata il 17 dicembre quando un giovane laureato senza lavoro si è dato fuoco per protestare contro la polizia (che gli aveva sequestrato la merce che vendeva come ambulante). Le città delle province meridionali della Tunisia si sono subito incendiate. Manifestanti hanno organizzato cortei contro il governo. Ne sono seguite devastazioni e saccheggi, ma anche una durissima repressione che, secondo l’Onu, ha causato almeno 100 morti. Di fronte al montare della protesta il presidente Zine El-Abidine Ben Ali (al potere dal 1987) è fuggito in Arabia Saudita. Al suo posto è subentrato Fouad Mebazaa e il governo di Ghannouchi (nella foto) ha annunciato alcune aperture. Tra i primi provvedimenti dell’esecutivo ci sono stati la liberazione dei detenuti politici, l’incriminazione di Ben Ali per appropriazione di fondi statali e la concessione ai partiti di opposizione di alcuni ministeri. L’opposizione ha chiesto che i vecchi collaboratori di Ben Ali (compreso l’attuale premier) si facciano da parte e che il partito dell’ex presidente venga sciolto. Di fronte alle resistenze dei vecchi burocrati, alcuni esponenti dell’opposizione si sono rifiutati di assumere incarichi ministeriali.

Si è così registrata un impasse che sta immobilizzando il Paese. Il rischio è che i militari siano tentati di prendere il potere con un colpo di Stato. Nel frattempo, di fronte all’instabilità, i tunisini hanno ripreso a emigrare. Nel corso della settimana sono infatti ripresi gli sbarchi di immigrati sulle isole italiane di Pantelleria e di Lampedusa.
Enrico Casale

© FCSF – Popoli