Home page
Webmagazine internazionale dei gesuiti
Cerca negli archivi
La rivista
 
 
 
Pubblicità
Iniziative
Siti amici
Primo piano
Cerca in Primo Piano
 
Un pezzo d’Italia a Tunisi: "Ora c’è pluralismo"
21 settembre 2011
Il Corriere di Tunisi è il periodico della comunità italiana in Tunisia (e degli italo-tunisini all’estero). Il giornale è nato nel 1956, ma la sua è una storia più antica che risale agli anni Venti dell’Ottocento. Dopo il fallimento dei moti carbonari del 1820-1821, Giulio Finzi, un toscano di Livorno, fugge a Tunisi. Assieme a lui sbarcano nella Reggenza di Tunisi altri profughi provenienti da vari Stati italiani. Questa comunità ha un ruolo importante nella modernizzazione del Paese, contribuendo alla creazione di infrastrutture (tipografie, ospedali, banche, scuole laiche e militari) e, nonostante si trovasse a volte in contrasto con le autorità locali, poiché considerati di matrice «eccessivamente liberale», nell’insieme è incoraggiata a stabilirsi in modo definitivo in Tunisia.

La famiglia Finzi, anche dopo la proclamazione dell’Unità d’Italia, continua a risiedere in Tunisia. Giulio Finzi è rilegatore di professione. Nel 1829 allarga la sua attività e apre la prima tipografia privata in Tunisia che ha sede nel Palazzo Gnecco, celebre per essere stata la sede della sezione di Tunisi della Giovane Italia di Giuseppe Mazzini e per avere ospitato Giuseppe Garibaldi. Dopo l’avvento del protettorato francese e l’allestimento della cosiddetta «città europea», la tipografia Finzi si sposta nella «città nuova», in Rue de Russie dove ha sede tutt’oggi.

Nel 1956, con l’indipendenza della Tunisia, i Finzi ottengono l’autorizzazione a pubblicare un settimanale in lingua italiana: Il Corriere di Tunisi. Da allora, non ha mai interrotto le sue pubblicazioni sebbene, con la riduzione numerica della comunità, sia diventato quindicinale. Il primo direttore è stato Giuseppe Finzi, oggi suo figlio Elia prosegue la sua opera, coadiuvato dalla figlia. Il Corriere di Tunisi, che nel 1956 quando la comunità italiana contava 100mila persone aveva una tiratura di 15mila copie, ha oggi una diffusione tra le 5 e le 7mila copie. Dal marzo 2005, ha una versione su internet aggiornata quotidianamente (www.ilcorriereditunisi.it).
Popoli.info ha intervistato il direttore Elia Finzi.

Il 17 dicembre 2010 scoppiava la rivolta che ha portato alla caduta del presidente Ben Ali. Come direttore de Il Corriere di Tunisi, come ha visto cambiare la Tunisia in questi mesi?
Dall’indipendenza, la Tunisia ha conosciuto prima un leader illuminato, ma autoritario, Habib Bourguiba, poi un militare, Ben Ali, che per 23 anni ha mantenuto il Paese sotto un ferreo controllo, pur sviluppando un sistema apparentemente liberale che ha lasciato, prima della rivoluzione, mano libera a corrotti e corruttori, provocando e giustificando la reazione popolare. Oggi, c’è sicuramente maggiore pluralismo. Alla vigilia delle elezioni per la costituente, sono già più di cento i partiti riconosciuti e sono migliaia le liste di candidati in tutte le circoscrizioni del Paese.

Il 23 ottobre si terranno le elezioni per il Parlamento. In Europa si teme la vittoria delle formazioni fondamentaliste islamiche. Quali probabilità hanno di vincere questi partiti? E come potrebbe cambiare il volto della Tunisia?
Non è facile dare una risposta, ma è la speranza di tanti tunisini illuminati è che la democrazia e le libertà fondamentali, pur nel dolore del «parto rivoluzionario», abbiano il sopravvento sull’oscurantismo.
Nella sua storia, la Tunisia è stata occupata da fenici, cartaginesi, romani, bizantini, vandali, arabi, spagnoli, turchi, francesi e ha ritrovato la libertà e l’indipendenza dal 1956, perché dovrebbe scomparire proprio ora la sua anima laica?

Quale ruolo hanno svolto le forze armate in Tunisia negli ultimi mesi? E quale ruolo svolgeranno in futuro?
Le forze armate in Tunisia sono emanazione della nazione, non hanno mai fatto politica e hanno sempre contribuito al mantenimento dell’ordine. Un colpo di stato militare secondo me è totalmente impensabile e lo escluderei.

Tunisia e Italia hanno avuto negli ultimi decenni ottimi rapporti. Cosa potrà accadere nei prossimi mesi?
I rapporti sono secolari. Essi dipendono e dipenderanno dai cittadini dei due Paesi e soprattutto dalla loro intelligenza e lungimiranza alle quali non deve mancare l’assistenza delle autorità politiche, culturali ed economiche.

Quale ruolo ha la Chiesa cattolica in Tunisia? Crede che i cristiani corrano pericoli?
La Chiesa cattolica è presente in Tunisia da duemila anni, i cristiani hanno partecipato e partecipano alla vita e allo sviluppo del Paese in piena armonia con la popolazione locale. Non credo che queste secolari relazioni possano peggiorare. Anzi, secondo me, potranno migliorare in un clima di libertà ritrovata.
Enrico Casale

© FCSF – Popoli