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Una figlia di nome Aspirina? Un gesuita indiano contro i nomi stravaganti
1 luglio 2011
L’appello lo ha lanciato, dal pulpito più autorevole, papa Benedetto XVI all’inizio dell’anno (clicca qui per leggere il discorso), invitando i genitori cristiani a scegliere nomi «adeguati» per i figli, che rispettino l’appartenenza cristiana sancita mediante il battesimo. Molti pensano che il problema sia tipico solo delle società occidentali, sempre in balia delle mode del momento e devote al culto del Vip di turno. Ma a quanto pare non è così, se è vero che a Mumbai (India) il gesuita Joseph Dias ha lanciato una campagna per la valorizzazione dei nomi cristiani, denunciando la crescente diffusione dei nomi «strani» con cui vengono battezzati i bambini indiani: «I bambini non sono merce», sbotta padre Dias in un’intervista pubblicata dall’agenzia Uca news e ripresa dal notiziario della Curia generalizia dei gesuiti, a Roma. Il gesuita riferisce di essere rimasto colpito da nomi come Brooklyn, Principe Alberto, Ben Hur, Diamante, dati a diversi bambini, per arrivare al record di stravaganza di due genitori che hanno chiamato la loro figlia Aspirina… «Il nome - ricorda padre Dias citando lo stesso Benedetto XVI - è un segno indelebile che ci si porta appresso per tutta la vita e una vita di fede nasce e si sviluppa fin dall’inizio con un nome cristiano, segno inconfondibile della nuova nascita in seno alla Chiesa». Padre Dias ha dunque deciso di impegnarsi nell’opera di consulenza e sensibilizzazione dei genitori affinché evitino di dare ai figli nomi senza alcuna origine cristiana. Un impegno che si inserisce in un’attività ben più ampia, visto che il gesuita è vicedirettore del Reap (Reach Education Action Program), organizzazione il cui scopo è migliorare la condizione di donne e bambini poveri attraverso l’educazione.
© FCSF – Popoli