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Ungheria, il governo chiude la radio "dissidente"
22 dicembre 2011

Il governo ungherese ha tolto le freuenze alla più nota radio di opposizione del Paese, Klubrádió. È la prima vittima di una stretta sui media decisa dal premier Viktor Orbán, che da mesi ha destato allarme in tutta Europa per diverse decisioni dal sapore antidemocratico. Poche settimane fa Popoli - nell’ambito di un reportage pubblicato nel numero di dicembre - aveva intervistato il direttore della radio e una delle sue voci più note. Ecco le loro parole.

«Stiamo lottando per la nostra sopravvivenza»: non usa mezzi termini György Bolgár, giornalista e opinionista tra i più amati dell’emittente ungherese Klubrádió (nella foto). La sua trasmissione quotidiana Parliamone! è una delle più seguite di questa emittente molto critica nei confronti del governo di Viktor Orbán (soprattutto per quanto riguarda i temi sociali). Malgrado i buoni dati d’ascolto, però, la radio rischia di chiudere: le licenze per occupare le frequenze sono scadute a febbraio 2011 e sono state messe all’asta. Una gara cui può partecipare anche Klubrádió, sebbene parta svantaggiata: «Chi, come noi, ha meno del 30% di programmazione musicale, non riceve punteggio - spiega András Arató, fondatore e direttore dell’emittente -. Dovremmo cambiare il palinsesto, ma questo vorrebbe dire snaturarci. È uno dei paradossi di questo Paese: coloro che critichiamo, sono anche coloro che hanno il potere di spegnerci».

Il clima è teso, lungo i corridoi di Klubrádió: con l’anno nuovo l’emittente rischia di dover interrompere le trasmissioni. E non mancano i problemi economici legati alla difficoltà di trovare inserzionisti pubblicitari. «Da un lato c’è la crisi - spiega Júlia Várady, giornalista esperta di politica e cultura -, dall’altro il governo ha chiesto ai principali imprenditori di non fare pubblicità sulla nostra radio».

Il controllo del governo di Orbán però, si fa sentire in maniera molto più serrata sui media pubblici. Ai primi di luglio, 570 giornalisti sui 3.400 dipendenti della radio e della Tv pubblica magiara sono stati licenziati improvvisamente, senza che venisse data loro nessuna spiegazione. Altrettanti perderanno il posto entro la fine dell’anno.

«Non ci sono motivazioni ufficiali per questo provvedimento - spiega Nagy Navarro J. Balázs, giornalista della redazione esteri della Tv di Stato -. Di fatto però sono state allontanate tutte quelle voci che, in modo o nell’altro, potevano esprimere critiche nei confronti del governo. E tra i licenziati, molti hanno più di 50 anni».

Anche Navarro aveva perso il posto durante le «purghe» dell’estate, ma è riuscito a far valere i suoi diritti e, dopo tre mesi di sosta forzata, ha potuto tornare al lavoro da cui continua la sua battaglia per l’indipendenza dei media.
Con l’entrata in vigore della nuova legge sulla stampa (il 1° luglio 2011), sui media ungheresi sta calando una cappa di autocensura e conformismo. I giornali di opposizione si astengono da critiche troppo violente per timore di far scattare le pesanti sanzioni economiche previste dalla legge. A vigilare sull’ortodossia della stampa, infatti, c’è il potente Consiglio per i media (i cui membri sono nominati dal governo), mentre a gestire il flusso di notizie sui media di Stato c’è un’agenzia centrale che «filtra» le informazioni da trasmettere.
Ilaria Sesana
(foto Francesco Pistilli)
© FCSF – Popoli
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