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Italia-Libia
Revocate le sanzioni, imposte negli anni Ottanta per l'attività di sostegno al terrorismo internazionale, la Libia è diventata un mercato appetibile per l'economia europea. Il nostro Paese è stato tra i primi ad approfittare delle aperture (ha siglato contratti sostanziosi nei settori petrolifero, dei trasporti, delle costruzioni e degli armamenti) e ha trovato in Tripoli un «valido» alleato per il contenimento dei flussi migratori. Senza curarsi troppo delle palesi violazioni dei diritti umani degli immigrati africani.
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Sulla pelle dei migrantiSulla pelle dei migranti / Enrico Casale. - Popoli, Vol. 93, n. 10, ottobre 2008, pp. 14-17Il Trattato firmato il 30 agosto prevede che il Paese maghrebino collabori nel contenimento dei flussi migratori provenienti dall’Africa subsahariana. Nessuna garanzia viene chiesta sul rispetto dei diritti umani, oggi ampiamente violati. I racconti di chi è finito nella rete dei trafficanti e ha «assaggiato» le carceri di Gheddafi.[Dettaglio…]
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Compagni d'armiCompagni d'armi / Enrico Casale. - Popoli, Vol. 94, n. 12, dicembre 2009, pp. 16-21Ufficialmente, l’intesa del 2008 fra Libia e Italia è nata per favorire l’interscambio commerciale. In realtà, tra i due Paesi le relazioni sono sempre state solide, trovando nel commercio d’armi un punto di forza. E anche il nuovo accordo fa del settore militare un terreno privilegiato [Dettaglio…]
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Il teorema di BengasiIl teorema di Bengasi / Stefano Femminis. - Popoli, Vol. 93, n. 10, ottobre 2008, p. 1Berlusconi ha così sintetizzato l’accordo con il dittatore libico Gheddafi, preparato dal suo predecessore Prodi: «Più petrolio, meno clandestini». Una brillante intesa commerciale, sulla pelle di chi fugge da guerre e carestie[Dettaglio…]