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Come nasce un Cie. Il caso di Palazzo San Gervasio
Mentre il governo triplica (da 6 a 18 mesi) il tempo massimo di permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione, a Palazzo San Gervasio (Pz) una struttura del Comune si è tramutata in un Cie, ignorando le procedure e creando barriere invalicabili.

La denuncia del Centro Astalli: assurdo triplicare i tempi di permanenza
«Prolungare il trattenimento nei Cie per noi è assurdo. È un modo per esasperare ulteriormente gli animi. Qual è il senso di queste iniziative, che mirano a mortificare la dignità delle persone?».
È il commento di padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli (Servizio dei gesuiti per i rifugiati), a proposito del decreto approvato il 16 giugno dal governo, con cui si prolungano i tempi di trattenimento degli immigrati irregolari nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) da 6 a 18 mesi, in attuazione di una direttiva europea.
Secondo il gesuita, «si tratta di un ulteriore segnale che indica la mancanza di volontà di governare responsabilmente la situazione. La mia esperienza personale mi porta ad affermare che nei Cie è possibile incontrare persone che non sono colpevoli di aver commesso reati».
Come riferisce il comunicato stampa del Centro Astalli, gli operatori si recano una volta a settimana nel Cie di Ponte Galeria (Roma) per prestare assistenza a chi vive nella struttura. Si trovano spesso ad affrontare colloqui penosi con uomini e donne che non capiscono cosa stia loro succedendo e perche è si trovino lì. Molti sentono parlare della possibilità ci chiedere asilo in Italia per la prima volta proprio durante questi colloqui.
Conclude La Manna: «In queste strutture purtroppo non c’é progettualità. Si tratta di posti di mero contenimento per persone che in teoria dovrebbero essere rimandate nel loro Paese ma che nella realtà poi vengono semplicemente fatte uscire dal centro allo scadere del termine massimo di permanenza».
Per questo nei Cie si vive in condizioni di estrema sofferenza. Sono sotto gli occhi di tutti i disordini (incendi, atti di vandalismo, tentativi di suicidio) che non di rado si verificano. Alla luce di ciò perché prolungare ulteriormente tanto dolore e umiliare in questo modo la dignità delle persone?».
Della situazione dei Cie si era occupata anche un’inchiesta di Popoli sugli effetti del cosiddetto «pacchetto sicurezza», pubblicata un anno fa. Clicca qui per leggere l’articolo.

Le loro prigioni: inchiesta sui Cie, le "discariche" dell'immigrazione
Agli immigrati con la sola colpa di essere senza documenti in regola oggi l’Europa offre l’espulsione e, in attesa, la detenzione. Condizioni che in Italia sono ancora più dure e lesive dei diritti. Ma la strada scelta, con i suoi costi economici e umani, non è affatto obbligata. Ecco l'inchiesta pubblicata sul numero di novembre di Popoli.

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