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| Pollo tandoori |
Questa ricetta indiana deve il suo nome al tandoor, un forno di terra costituito da una grande giara di argilla, nel quale si cuociono la carne e le focacce di farina (naan). Forni di terra sono conosciuti in tutto il mondo, fin dall’antichità: in Palestina e in tutto il Medio Oriente il taboun è fatto con argilla e steli di paglia. Nella mitologia il forno di terra è associato al sesso femminile per la sua forma cava (come ricorda Lèvi-Strauss nelle analisi dei miti amerindiani). |
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| Tagin Marrâkish |
Non bisogna lasciarsi ingannare dall’apparente semplicità di questa ricetta tipica della cucina marocchina, e islamica in generale. Essa, nella sua forma modesta e feriale, nasconde significati profondi. Nella tradizione musulmana, per la quale ogni aspetto della vita è compreso nell’orizzonte di una fede senza compromessi, la preparazione e il consumo del cibo costituiscono una sorta di grammatica simbolica che tratta del rapporto tra l’uomo e Dio, tra gli uomini e tra l’uomo e gli animali. |
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| Cuxá |
Ci sono piante che sorprendono. Perché sono entrate nelle tradizioni di innumerevoli popoli, sono state prodighe di sapori e odori, sono servite come cibo, come rimedio o unguento estetico, hanno attraversato continenti e culture. Il cuxá, o vinagreira, è la pianta le cui foglie si usano per la realizzazione della più popolare ricetta del Maranhão, uno Stato amazzonico del Brasile. |
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| Lezioni di tè |
Il Cha-no-yu o Cha-do («via del tè», cerimonia del tè) è un compendio di filosofia, religione, galateo. Si compone di tre momenti: il pasto (kaiseki), il koicha, durante il quale si serve tè forte, l’usucha, durante il quale si serve tè leggero. La cerimonia si svolge nel giardino e nella casa da tè (sukiya). Questa «dimora del vuoto» è luogo di riposo, quindi non finita, secondo la norma buddhista del divenire. Essa, a ricordare come lo spazio non esista per l’illuminato, deve misurare quattro tatami e mezzo, in riferimento al passo delle scritture che narra di come un santo riuscisse ad accogliervi ottantaquattromila discepoli. |
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| La civiltà dell’igname |
Gli alimenti, scriveva Lévi-Strauss, sono, prima di tutto, «buoni da pensare». Nei miti che raccontano la genesi dell’ordine culturale, infatti, la scoperta e la cottura di alimenti come l’igname e il taro, rubati agli dei (secondo i tikopia della Melanesia) o indicati da una stella (secondo gli apinayé e i kraho del Sudamerica), descrivono il percorso razionale mediante il quale l’uomo emerge dalla totalità indistinta delle origini. Sono gli alimenti a dare sostanza a quel pensiero che gli permette di prendere le distanze dalle divinità, come nel mito degli indigeni nordamericani oijbwa sul totemismo, e di fondare il proprio ordine sociale, come nel mito tikopia che narra l’origine dei clan. |
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| Fuul medames |
Il cimitero Al Qarafa, al Cairo, conosciuto come «la città dei morti», ospita tra le tombe migliaia di famiglie che vi hanno trovato casa. Il venerdì, durante la visita rituale, i parenti del defunto e gli abitanti condividono il pranzo funebre, consumato nel cortile, sotto la tenda delle condoglianze (kheima) o sulla sepoltura. |
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| Miele, tra mito e storia |
Secondo la mitologia greca, toccò ad Aristeo, figlio di Apollo e della ninfa Cirene, il compito di insegnare agli uomini l’arte dell’apicoltura. Ma, prima ancora, i raccoglitori del Neolitico già possedevano tecniche per rendere inoffensive le api selvatiche, che nidificavano negli anfratti delle rocce o sugli alberi, e impossessarsi del prezioso alimento, come documentano le pitture rupestri della Cueva de la Araña, in Spagna, o quelle dell’Africa australe. Tecniche ancora oggi utilizzate dagli arditissimi raccoglitori nepalesi che si inerpicano sulle rocce ad altezze vertiginose con scale di corda e cesti di vimini. |
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| La pianta povera che fa ricca la dieta |
Sulle colline di Jabara, fiorite di manghi, il ricordo della guerra riaffiora solo nelle scarne parole dei più anziani. In questa remota regione ugandese, il West Nile, che confina con il Sudan meridionale, nei campi di mais modellati dalla zappa si pensa al futuro, al raccolto che verrà, garantito dalle nubi scure di pioggia. I villaggi kakwa, con le loro capanne quadrate e le aiuole, appena distanti dal sentiero che si inoltra nella foresta, mostrano la quotidianità ordinata delle attività domestiche. |
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| Romania, a Natale involtini «turchi» |
La storia in cucina riserva sorprese. Così può accadere che il piatto natalizio della Romania sia un’eredità del mondo levantino, diffusa nei secoli dall’impero ottomano. Sarmale (o sarma) sono gli involtini di carne, riso, spezie e verdure avvolti in foglie di vite o di cavolo. |
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| L’Andalusia araba rivive nei gurullos |
«L’antico regno di Granada, dove noi ci stavamo dirigendo, è una delle regioni più montagnose di Spagna. Ampie sierras, sprovviste di alberi e abbellite di granito e di marmo di diverso colore, elevano le loro creste bruciate dal sole fino all’azzurro intenso dei cieli, mentre nelle loro scabrose profondità si trovano fertili valli intensamente verdi, nelle quali il terreno sterile e il giardino lottano con coraggio per il dominio. Fino alla roccia sbocciano il fico, il melarancio e il limone e fiorisce la rosa e il mirto».
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