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L'alba del nuovo anno
11 settembre: il giorno che nel calendario copto apre l’anno nuovo. In una chiesa romana, immigrati etiopi celebrano la ricorrenza, in un intreccio di preghiera, musica e tradizione. Le foto di Andrea Sabbadini raccontano la cerimonia

(agosto-settembre 2009)

Amicizie tigrine

Eritrei ed etiopi in Abruzzo: un’esperienza di solidarietà tra immigrati arrivati in tempi diversi che va oltre i normali legami di parentela o etnia e supera anche confini che in Africa sono teatro di guerra. Luigi Calzetta li ha incontrati in momenti di vita quotidiana, tra integrazione riuscita e conservazione delle proprie radici

(novembre 2008)

Egitto, 300 profughi prigionieri dei trafficanti
Trecento profughi diretti in Israele sono stati fatti prigionieri dei trafficanti di esseri umani nel Sinai. Le associazioni che difendono i diritti umani: «Vivono in condizioni disperate. L'Ue intervenga sull'Egitto affinché li liberi».

Sinai, non solo ricatti…
Si stringe il cerchio intorno ai trafficanti di esseri umani che hanno rapito 300 profughi africani nella penisola egiziana. E intanto si scopre che dietro questi rapimenti, oltre ai ricatti, si nasconda anche un commercio di organi umani.

In Libia è «caccia all’africano»
Molti immigrati africani, detenuti nelle carceri libiche, sono stati costretti dal regime a prendere le armi contro i rivoltosi. Così i manifestanti non si fidano più di nessuno straniero e, quando ne vedono uno, lo aggrediscono. Ad andarci di mezzo sono anche famiglie innocenti.
La tensione corre sul Nilo
La crescente competizione per lo sfruttamento delle acque ha reso necessario regolamentarne l’utilizzo. Gli accordi per la ripartizione delle risorse idriche del Nilo sono stati siglati nell’arco temporale di oltre mezzo secolo e sono frutto di epoche storiche, equilibri geopolitici, interessi e obiettivi strategici diversi. Leggi l'articolo pubblicato sul numero di agosto-settembre 2010 di Popoli.

Somaliland, compie 20 anni lo Stato che non c’è
Nato nel 1991, non è mai stato riconosciuto dalla comunità internazionale, nonostante sia l’unica regione veramente stabile della Somalia e abbia istituzioni democratiche. Popoli.info ne ha parlato con Luca Ciabarri, antropologo, autore di un libro sulla genesi di questo Stato.

"Io ci sono", per il Corno d'Africa
Registra un video di 10 secondi con il tuo telefonino o scatta una foto per dire "Io ci sono" e condividili con la Fondazione Magis. Un modo semplice ma efficace per sostenere la lotta contro la drammatica carestia nel Corno d'Africa. Clicca per vedere alcuni videomessaggi e avere tutte le info
Etiopia, Meles mette il bavaglio alla stampa
Temendo possa scoppiare una rivolta sullo stile della primavera araba, il governo etiope sta reprimendo la stampa. Da giugno sono stati arrestati otto giornalisti dei quali non si sa più nulla. Popoli.info ha raccolto la denuncia di due Ong e di un giornalista in esilio.

"Vittime di un regime sostenuto dall'Occidente"
Argaw Ashine ora vive in Europa. Come molti giornalisti etiopi è stato costretto a fuggire dal suo Paese dalla dura repressione del governo di Addis Abeba sui media. Nel suo caso è stata fatale la collaborazione con l'ambasciata statunitense ad Addis Abeba. Il suo colloquio informale con un diplomatico è stato riportato in un cablogramma che poi è stato messo in rete da Wikileaks (il blog che pubblica rapporti segreti di servizi d’informazione o della rete diplomatica). Argaw Ashine è dovuto fuggire dall’Etiopia dopo la pubblicazione sul sito di un dispaccio del 2009 che lo cita nell’ambito della controversa chiusura del quotidiano Addis Neger. Nel cablogramma, Ashine cita una «fonte riservata» che lo avrebbe informato dell’imminente repressione governativa contro la testata. Il suo nome non sarebbe stato oscurato opportunamente da Wikileaks. Per questo Ashine è stato interrogato duramente dalle autorità etiopi e costretto a lasciare l’Etiopia. A lui abbiamo chiesto di fare il punto sulla situazione della libertà di stampa nel suo Paese.

Perché il premier Meles Zenawi si è accanito contro la stampa? Cosa teme?
Meles ha deciso di promuovere un sistema politico molto simile a quello in vigore nei Paesi del socialismo reale. Un sistema che non si cura dei diritti democratici. Secondo Meles, l’opposizione politica e le organizzazioni non governative non sono altro che un ostacolo nel cammino verso lo sviluppo del Paese. In secondo luogo, lui e i suoi sodali vogliono rimanere al potere il più a lungo possibile, sono ossessionati dal potere. Così hanno iniziato ad attaccare i media e i partiti politici di opposizione.
Meles sta trasformando il suo esecutivo in un regime che controlla ogni settore, dai servizi segreti militari a comparti chiave per l’economia etiope. La primavera araba è vista come un pericolo dal governo di Addis Abeba ed è per questo motivo che ha lanciato un’offensiva massiccia contro chi lo critica.

Oltre ai giornalisti ci sono altre categorie perseguitate?
Dal 2009 sono perseguitati i responsabili delle Ong. Meles ha introdotto una nuova legge che avrebbe dovuto riconoscere le organizzazioni coinvolte nella difesa dei diritti umani ma, di fatto, ha limitato loro la possibilità di ottenere fondi. Il risultato: molte di esse hanno chiuso i battenti.

In questo contesto come opera l’opposizione politica?
I partiti di opposizione sono i più oppressi e, allo stesso tempo, sono divisi tra loro. Alcuni oppositori non sono scappati all’estero e continuano a contestare Meles in patria con metodi pacifici. Altri invece sono espatriati e progettano una lotta armata per far cadere il governo di Meles.

Cosa può fare la comunità internazionale per fermare le persecuzioni di giornalisti e oppositori?
La comunità internazionale non ferma Meles per diverse ragioni. La prima è che l’Etiopia è una potenza regionale e ha il più grande potenziale militare nel Corno d’Africa. Meles è quindi un prezioso alleato per i governi occidentali nella loro «guerra al terrore» in Somalia. In particolare, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia sostengono il governo di Addis Abeba nonostante i record negativi in materia di diritti umani. Il governo degli Stati Uniti recentemente ha aperto una base aerea nell’Etiopia meridionale per gestire le operazioni dei droni (aerei senza pilota, ndr) contro i fondamentalisti islamici.
Anche la Cina riveste un ruolo strategico nel sostenere Meles. Pechino sta diventando il più importante partner economico dell’Africa, sostituendosi gradualmente alle potenze occidentali. Meles è abile nel mettere in competizione il confronto tra governi occidentali e Cina per riuscire a fare i propri interessi.
L’Italia intrattiene buone relazioni economiche con l’Etiopia. Il vostro Paese è coinvolto massicciamente nella costruzione di impianti idroelettrici sia sotto il profilo finanziario sia sotto quello della progettazione. Di per sé l’Italia non dona molti fondi all’Etiopia, anche se l’Unione Europea della quale è parte è tra i maggiori finanziatori di Addis Abeba.
Enrico Casale

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