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Record trovati: 12
Building an Indigenous Civil Society. With the Ics as a case
Zhu Jiangang

Tra le rapide trasformazioni in ambito economico e la marcata staticità dell’assetto politico e istituzionale, come cambia la società civile cinese? La rivista del Macau Ricci Institute ha cercato una risposta analizzando l’attività dell’Institute for Civil Society (Ics), agenzia di supporto alle associazioni della società civile nell’ambito della ricerca, della sperimentazione e dell’insegnamento. Chinese Cross Currents (Cina), vol. 6, n. 4, July 2009, pp. 35-41.

www.riccimac.org/eng/ccc
Convegno al San Fedele: «La crisi e i diritti umani»
L’Istituto «Jacques Maritain», Aggiornamenti Sociali e la Fondazione culturale San Fedele organizzano il convegno: «La crisi e i diritti umani» che si terrà il 6 novembre (ore 9.30) all’auditorium San Fedele di Milano.

Una borsa piena di opportunità
L’immagine evangelica del pastore che cerca la pecorella smarrita sollecita la coscienza a non fermarsi mai nella verifica di come il credere da cristiani si associ al promuovere la giustizia. Nel deserto dei quartieri dove si può solo dormire, mettersi in cerca di opportunità lavorative vuol dire anche trovare e costruire le occasioni. (...)
L'Italia sono anch'io: una firma per i diritti di cittadinanza
Modificare la legge sulla cittadinanza, facilitandone l’acquisizione: la politica ne discute da tempo ma senza concretezza. Così 19 enti (tra i quali Popoli)  hanno lanciato L'Italia sono anch'io, una raccolta di firme per due proposte di legge di iniziativa popolare.

E l’Africa inizia a mobilitarsi
Vera Mshana è una ricercatrice di Tax Justice Africa, una Ong che promuove un sistema di tassazione equo e progressivo nel continente africano. Le abbiamo chiesto di fare il punto sulla presenza dei paradisi fiscali in Africa e su quali iniziative stia organizzando la società civile per chiedere maggiore trasparenza fiscale.

Quanti paradisi fiscali ci sono in Africa?
Il Fondo monetario internazionale ha riconosciuto come centri finanziari offshore: Mauritius, Sey­chelles, Liberia, Gibuti e Tangeri (Marocco). Le Comore (l’isola di Anjouan), Botswana e Somalia possono essere anch’essi considerati paradisi fiscali. Il Ghana stava per adottare un regime fiscale privilegiato, ma poi ha rinunciato.

Quali sono i vantaggi fiscali garantiti agli investitori?
Questi centri offrono molti servizi: bancari e assicurativi, gestioni patrimoniali, fondi fiduciari, pianificazione fiscale e consulenza alle società multinazionali.
Ciò che rende conveniente investire in questi centri è che questi servizi sono forniti in un sistema di ampie esenzioni fiscali (nessuna imposta sul capital gain, nessun tributo sui dividendi o sugli interessi, né sugli utili) e una normativa poco severa in materia di contabilità.
Va detto inoltre che questi paradisi fiscali offrono l’anonimato finanziario ai clienti, nascondendo di fatto i reali protagonisti (azionisti o proprietari) delle attività commerciali.
Ciò permette a questi clienti di nascondere i loro redditi e ridurre il carico fiscale nel Paese nel quale vivono o nei Paesi dove il reddito è prodotto.

Chi investe nei paradisi fiscali?
Investono gli istituti bancari europei e nordamericani, ma anche persone molto ricche e, in generale, le multinazionali, come per esempio la SabMiller (il secondo produttore mondiale di birra) o la banca Barclays, che era fortemente coinvolta nella creazione del centro finanziario in Ghana.

Quali effetti producono le legislazioni fiscali agevolate sulle economie dei paradisi fiscali?
I paradisi fiscali producono effetti negativi, in particolare: 1) I sistemi fiscali locali tendono a fare leva unicamente o prevalentemente sull’imposizione indiretta, che colpisce maggiormente la fasce più deboli della popolazione. 2) Viene creata poca occupazione, considerato che molti posti di lavoro riguardano l’industria dei servizi finanziari e che questi posti sono occupati quasi tutti da stranieri. 3) Si creano grandi divari di reddito nella popolazione. 4) L’economia locale è poco o per nulla differenziata.

La società civile come sta combattendo il fenomeno dei paradisi fiscali?
I paradisi fiscali vanno combattuti sotto due aspetti: per l’impatto che essi hanno sulle economie delle altre nazioni (considerato che possono essere utilizzati per il riciclaggio di denaro sporco e per l’evasione fiscale) e per l’impatto che hanno sulle economie locali. L’attenzione mondiale e le campagne internazionali hanno prodotto effetti positivi sotto il primo aspetto, meno sotto il secondo, che credo sia il più problematico.
Come Tax Justice Network notiamo che in Africa il dibattito sulla politica fiscale e sulla riforma fiscale è stato in gran parte rimosso. La tassazione è vista come una misura imposta dall’esterno, prima dai colonizzatori, poi dai Programmi di aggiustamento strutturale. Solo recentemente si è registrata una maggiore attenzione su questi temi, favorita dalla volontà di controllare la spesa pubblica. Anche se la tassazione è considerata sempre una questione tecnica, estranea al dibattito pubblico.
La nostra organizzazione è molto coinvolta sul tema dei paradisi fiscali e partecipiamo alla campagna mondiale che chiede la loro fine e profonde riforme della politica fiscale. In particolare, noi chiediamo una riforma della contabilità. Auspichiamo che venga adottato il sistema chiamato «Paese per Paese», che impone alle multinazionali di stilare, oltre ai bilanci consolidati, anche rendiconti delle attività economiche svolte nelle singole nazioni e di esplicitare i nomi delle società ad esse collegate in quelle stesse nazioni. La seconda riforma che chiediamo è la creazione di una piattaforma, gestita dalle Nazioni Unite, che permetta lo scambio automatico di informazioni fiscali e finanziarie. Questa piattaforma dovrebbe permettere alle Agenzie delle entrate di ogni Paese di ottenere le informazioni necessarie a smascherare possibili elusioni (o evasioni) dei contribuenti.
La nostra organizzazione sta poi facendo pressioni sul governo sudafricano affinché metta all’ordine del giorno dell’incontro del G20, che si terrà il 3 novembre a Cannes (Francia), il tema dell’elusione e dell’evasione fiscale.
Enrico Casale

Occupy Taipei: anche a Taiwan la protesta degli indignados
Anche a Taiwan arriva la protesta degli indignados, sulla scia delle manifestazioni di New York: il luogo scelto è intorno al simbolo del capitalismo nell’isola, il Taipei 101 building. Come mostra il video di eRenlai, rivista online dei gesuiti di Taiwan, la protesta nasce dall’aumento della disoccupazione, dei prezzi delle case, ma anche dalla solidarietà verso gli immigrati (per accedere al sito di RenLai clicca qui)
Un anno di rivolte arabe

Si svolge sabato 11 febbraio, a Milano, il convegno «Nel mare di mezzo. Nordafrica-Europa, paure, incertezze, speranze». L'incontro è organizzato da Popoli insieme a varie realtà della Diocesi di Milano (info). Ecco il video che la nostra redazione (in collaborazione con Caritas ambrosiana ed Elena Viglino) ha preparato per l'inizio della giornata: una cronologia dei fatti principali di un anno di primavere arabe

"Investi in diritti, guadagni in sviluppo": l’assemblea del Jsn
È il titolo dell’assemblea nazionale del Jesuit Social Network, che si svolgerà il 23 giugno. Significativa la sede dell’incontro, il quartiere napoletano di Scampia. Durante l’assemblea sarà presentata una ricerca sulla situazione del Welfare in Italia.

La solidarietà è un gioco
È una app scaricabile gratuitamente, si chiama «Raise the village» e fa il verso a un celebre gioco di Facebook. Ma qui l’obiettivo è costruire un vero villaggio in Uganda. L'idea, alla quale è legato anche un progetto di solidarietà, è venuta a un giovane ugandese laureato negli Stati Uniti.

"Un Paese che cresce. Lentamente"
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