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 Giugno 1998 - Conoscere i popoli

QUANDO IL CINEMA E' MADE IN AFRICA
Bilanci e prospettive
Molti luoghi comuni relegano il cinema africano in un limbo destinato a pochi appassionati o addetti ai lavori; ma oggi questa giovane cinematografia è capace di proporre film di qualità, ben costruiti e ben girati, opere significative di alcuni validi talenti, che lasciano sperare in un futuro promettente.

Il regista Joseph Kumbela che ha lavorato in Cina Si chiamano Sembene Ousmane, Souleyman Cissé o Djibril Diop Mambety, nomi che evocano il passato più nobile del cinema africano, pionieri e capisaldi di questa cinematografia, a cui oggi si potrebbero aggiungere molti altri nomi di autori e registi per identificare una produzione che, a trent'anni dal debutto, ha acquisito una sua fisionomia, esprimendo nuovi talenti e prodotti di qualità. L'8° Festival del cinema africano di Milano, organizzato dal Centro Orientamento Educativo a fine marzo, è stato l'occasione per fare il punto sul cinema di quel continente, e in particolare dell'area subsahariana, che ha sempre faticato ad imporsi sul mercato europeo.

Eppure negli ultimi anni i registi di questa terra hanno saputo presentare film interessanti e piacevoli, ricchi di spunti originali, dal buon ritmo e dalle belle immagini. Diminuiscono gli stereotipi e i soggetti codificati - tradizione-modernità, la donna, la dote, il villaggio, la denuncia sociale e politica - per lasciare spazio a temi più universali anche se squisitamente africani, che tuttavia abbandonano il sentiero tracciato della retorica: dai temi storici, raccontati con slanci epici, a storie che toccano più da vicino la persona, che indagano i drammi e le gioie personali, che si soffermano sugli aspetti più intimi dell'amore, dell'amicizia, della solitudine, della diversità. Emergono temi che fino a poco tempo fa erano tabù: l'omosessualità, l'aids, la vita di coppia, la paura del diverso; ed emergono anche personaggi, eroi, protagonisti che fanno passare in secondo piano l'elemento corale della vita comunitaria che era stato prevalente. Lo sguardo introspettivo affiora sempre più frequentemente sullo sfondo di paesaggi che sono sempre immensi e incantati, potenti e prepotenti, come solo l'Africa sa offrire. Ne è un esempio significativo l'ultimo film di Idrissa Ouédraogo, del Burkina Faso, che con il suo Kini e Adams - vincitore del Festival di Milano - ha tratteggiato la storia di un'amicizia speciale tra due uomini che inseguono un sogno tra iniziali complicità e l'incalzare di rivalità e gelosie che porteranno a un drammatico epilogo. Il tutto, con un tocco di ironia, una variante quasi sconosciuta al cinema africano, che tuttavia comincia a farsi timidamente strada. Ancora un po' titubante e nascosta, la vena ironica si manifesta in accenni di comicità nuovi e sorprendenti: particolarmente riuscito, in questo senso, il film del maliano Adama Drabo, Taafe fanga, che invita al sorriso con una matrice prettamente africana senza cadere in facili luoghi comuni ad uso e consumo del pubblico europeo.

Anche il ritmo non è più necessariamente quello lento a cui ci aveva abituata molta cinematografia del continente nero; là dove l'azione è essenzialmente statica - vedi Faraw! Mère des sables - è in funzione di storie che si impongono per l'importanza dei sentimenti, dei non-detti, della fedeltà a una cultura e a una tradizione in cui l'uomo, le natura, la fatica del vivere quotidiano appartengono a ritmi ancestrali e sostanzialmente immutabili che la macchina da presa non può forzare. Ma quello africano è ormai un cinema vivace, ben costruito e ben montato, con ritmi incalzanti e intrecci avvincenti, fatto da attori e tecnici sempre più preparati.

"Sono particolarmente ottimista - afferma Annamaria Gallone, direttrice del Festival di Milano - sul futuro di alcuni registi. Credo che ormai non sia più tempo di parlare genericamente di cinema africano, ma occorre soffermarsi su alcune figure ricche di talento che stanno facendo o che promettono opere di grande qualità. Dopo una fase in cui il cinema africano veniva investito di fondi per ragioni più politiche che artistiche, ritengo che ora le produzioni si concentreranno sempre più sugli autori, premiando le idee, le capacità, la serietà".

La Gallone cita alcuni nomi: Idrissa Ouédraogo, innanzitutto, ma anche i giovani Adderrahmane Sissako, mauritano, vincitore al Festival di Milano con il video Rostov-Luanda, Aduaka Newton, nigeriano, anch'egli primo premio per il cortometraggio On the edge, Adama Drabo, maliano, Issiaka Konaté, del Burkina Faso, Mohamed Camara, Guinea Conakry, Roberto Bangura, italo-africano, Issa Serge Coelo, ciadiano, come pure Mahamat Saleh Haroun.

"Avevamo bisogno di fare esperienza - afferma Idrissa Ouédragogo, che scrive e dirige tutti i suoi film - in fondo il cinema africano ha solo trent'anni, è un cinema giovane che ha sempre avuto problemi di mezzi. Negli ultimi tempi, tuttavia, c'è stata un'evoluzione, le sceneggiature sono migliori, i soggetti sono diversificati, la qualità dei film è notevolmente migliorata".
"Nonostante le difficoltà - gli fa eco Geston Kaboré, regista del Burkina Faso, per 12 anni presidente della Federazione Panafricana del Cinema (Fepaci) - ho una grande speranza per il nostro cinema, speranza che deve concretizzarsi passando paradossalmente per la televisione. Il piccolo schermo, infatti, è accessibile a un pubblico molto più vasto ed è là che si può attingere al capitale di pubblico necessario da convogliare poi nelle sale cinematografiche. Questo presuppone che si continuino a sviluppare storie interessanti, che appassionino innanzitutto il pubblico africano. Sul piano tecnico il progresso è stato notevole, ma manca un'autentica economia del cinema, il che penalizza fortemente anche i registi più bravi. Nonostante tutto, però, dobbiamo continuare a fare film e a migliorarci".

Una delle strade per raggiungere questo obiettivo è quella che passa attraverso la produzione video; una strada trasversale, forse, ma l'unica che oggi permetta a molti registi africani di realizzare piccole produzioni a carattere nazionale o locale, senza necessariamente dover attingere ai grandi circuiti dei finanziamenti europei.

"Il video - afferma Alessandra Speciale, co-direttrice del Festival di Milano - rappresenta un supporto espressivo più economico che offre al regista la possibilità di esprimersi con maggior libertà senza dovere sottostare alle regole internazionali della produzione. Per questo abbiamo deciso di introdurre quest'anno una sezione in concorso dedicata ai video, proprio per valorizzarli e sottoporli all'attenzione del pubblico. Ci sembra che questa novità abbia avuto un discreto successo: del resto, sia il contenuto che lo stile erano per lo più di buon livello. Noi, dal canto nostro, siamo stati letteralmente sommersi dalle cassette; ne sono arrivate almeno una cinquantina provenienti da tutti i paesi dell'Africa, compresi quelli come il Lesotho, la Namibia o il Ciad che abitualmente non partecipano con lungometraggi. Insomma, pensiamo che l'ampliamento del concorso alla sezione video abbia permesso di dare un'immagine ancora più ampia e completa di questo complesso e variegato continente africano".

Quest'immagine, che emerge dai film Made in Africa, va al di là delle convenzioni, dei pregiudizi, dei luoghi comuni che abitualmente condizionano la nostra visione del Sud; anzi, è un modo per guardarlo da un altro punto di vista, dal "loro" punto di vista, per avvicinarci, attraverso occhi africani, a un mondo diverso, che è "altro" dal nostro, a concezioni della vita che sono differenti, ma che stimolano uno scambio culturale e un dialogo autentico, costruttivo e reciprocamente arricchente.Peccato che questi film siano raramente visibili in Italia. Attenzione però ai cineforum, potrebbe anche capitare di imbattersi in qualcuna di queste opere. Il Centro Orientamento Educativo, sezione comunicazione e media, ha inoltre acquistato i diritti di alcuni film presentati quest'anno al Festival di Milano: Buud Yam di Gaston Kaboré, Taafa Fanga di Adama Drabo, Pièces d'identités di Mweze Ngangura, Waalo Fendo di Mohammed Soudani e L'arche du désert di Mohamed Chouikh. Molti altri film sono disponibili presso la sede di via Lazzaroni 8 a Milano (tel. 02/66712077 - fax 02/66714338).


Anna Pozzi




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