| Giugno 1998 - Servizio speciale |
| PATAGONIA |
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Da gesuita non potevo non visitare una terra dove si prodigarono i missionari miei confratelli, come il sarzanese Padre Mascardi, i quali, adottando in misura ridotta il metodo delle celebri Riduzioni del Paraguay, hanno evangelizzato gli indigeni, risollevandone indiscutibilmente il tenore di vita
Da Viedma a San Antonio Oeste, a Trelew ho percorso le mesetas le aride terrazze patagoniche, battute dal vento. Ma non ho incontrato i tehuelhet, "uomini del sud", gli indigeni coperti da un manto di pelli, come unico vestito, caratterizzati da una "faza grande e dipinta" di colore rosso, eccetto gli occhi circondati da un alone giallo. "Li giganti Pathaghones" dagli spagnoli erroneamente erano ritenuti alti di statura. Uomini e donne erano gente robusta; al tronco molto sviluppato sottostavano arti inferiori piuttosto piccoli. Volto bruno-olivastro, testa forte, fronte sfuggente, faccia protesa, mento prominente: queste sono le caratteristiche indicate dagli etnologi, relative agli indigeni abitanti tra il Rio Negro e la Terra del Fuoco.
Ma dove potevo trovare i tehuelhet ora che sono quasi interamente scomparsi? Oggi la popolazione argentina è urbana per l'86%, indigena per l'1,7% e per il sud-patagonico non esistono dati. Ancora nel 1957, il delegato argentino in un congresso demografico a Ginevra ha dichiarato: in Argentina non ci sono indiani. La Patagonia, regno del vento e dei sassi, è scarsamente abitata, solo dal 3% della popolazione argentina. Rare, qua e là, si incontrano enormi fattorie dedite all'allevamento di ovini merinos (30 milioni di capi). Recentemente qualche città s'è ingrossata: San Carlos Bariloche per i turisti che vi trovano la neve d'inverno e il fresco d'estate; Comodoro Rivadavia per il petrolio fornito dalla zona; Neuquen (200.000 abitanti) che dai suoi frutteti ricava 25.000 fusti all'anno di succo di mele, esportati negli USA. Questa città non ha storia; demograficamente è giovanissima; non ha vecchi e continua a costruire scuole...
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Testo di Nereo Venturini Foto di Kristina Massari |