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 Lug-Ago-Set 1998 - Servizio speciale

L'INDIA 50 ANNI DOPO
Con una grande parata, militare e folkloristica insieme, l'India ha ricordato la sua nascita tra le nazioni libere e indipendenti: davanti agli spettatori sono sfilati i carri allegorici dei singoli stati del paese con i loro costumi e i loro prodotti agricoli e industriali.

Il 15 agosto 1947 l'India diviene indipendente e il 26 gennaio 1950 si proclama repubblica promulgando, nello stesso giorno, la sua costituzione. Cinquant'anni fa, quindi, questo paese che oggi conta quasi un miliardo di abitanti, si liberava dal colonialismo inglese per iniziare il suo cammino come nazione sovrana. E ha voluto celebrare questa ricorrenza nel corso di un anno intero. Uno dei momenti più importanti e solenni di queste celebrazioni è stato il Republic Day del 26 gennaio scorso, a cui si riferiscono le immagini di questo servizio.

L'ideale dell'India indipendente lo possiamo ancora leggere a Delhi, sulla piattaforma di pietra nera che ricorda il luogo della cremazione (il Rajghat) del Mahatma Gandhi, il padre della patria e l'uomo che ha ispirato generazioni di giovani fino ai nostri giorni. E' sintetizzato in questa frase: "Vorrei che l'India fosse tanto libera e forte da essere capace di offrirsi in olocausto per un mondo migliore. Ogni uomo deve sacrificarsi per la sua famiglia, questa per il suo villaggio, il villaggio per il distretto, il distretto per la provincia, la provincia per la nazione e la nazione per tutti. Io spero nell'avvento del khudai raj, il 'regno di Dio' in terra". Purtroppo sono in molti a sostenere che questo ideale di Gandhi è stato in parte tradito e oggi l'India soffre per le divisioni al suo interno, acuite dall'estremismo di alcuni partiti, a cominciare da quello andato al governo dopo le ultime elezioni del marzo scorso e di cui si parla in altra parte di questo numero della rivista.

Ciò non impedisce che oggi, a distanza di cinquant'anni, possiamo ripetere quello che Dominique Lapierre e Larry Collins scrivevano nel 1975 nel famoso libro, Stanotte la libertà: "Nonostante le forze dirompenti dovute alla molteplicità delle lingue, etnie e culture, a dispetto della cinica previsione di molti inglesi che avevano proclamato che senza il cemento della dominazione britannica il paese sarebbe andato ben presto in pezzi, l'India è rimasta quella del 15 agosto 1947, cioè una nazione profondamente unita, nella quale gli enormi territori e le variegate popolazioni dei vecchi stati principeschi sono stati integrati senza troppe scosse".
Da paese prevalentemente agricolo, l'India si avvia ad entrare nel novero delle maggiori potenze industriali asiatiche. Inoltre la sua storia, la sua cultura millenaria e le sue bellezze naturali fanno ormai confluire sul suo territorio milioni di visitatori, creando una notevole fonte di reddito che, bene sviluppata e gestita, può creare posti di lavoro e, in qualche modo, stimola i locali a emulare gli stranieri, spingendoli ad approfondire la propria cultura, a confrontarsi con le realtà più moderne, allargando così lo sguardo ai confini del mondo.

Ci sono, è vero, forti contrasti. Numerose e ampie sacche di povertà si incontrano nelle bidonvilles e negli slums delle grandi metropoli come Calcutta, Mumbay, Madras e Delhi; qui gli individui vivono al limite e anche al di sotto della dignità umana. Sono i poveri che diventano sempre più poveri, che aumentano di numero e ai quali non arrivano i benefici dell'industrializzazione e del progresso tecnologico.

Ma torniamo alla grande parata del 26 gennaio scorso. Una folla immensa gremisce il Raj Path, il grande viale, lungo quasi due chilometri, che porta dall'India Gate al palazzo del parlamento e al Rashtrapati Bhavan, il palazzo presidenziale. Tutta la zona interessata è posta sotto rigido controllo da parte della polizia fin da qualche giorno prima, per paura di attentati terroristici. La tensione socio-politica-religiosa latente nel paese si è fatta palpabile, acuita anche dalla tornata elettorale ormai prossima.

Preceduta dal lancio di petali di fiori da tre elicotteri che sorvolano a bassa quota la tribuna d'onore, la sfilata comincia con i vari reparti militari: esercito, marina, aviazione e corpi speciali dalle sgargianti e marziali uniformi. Lancieri del Bengala su focosi destrieri, Sepoys di Jaipur montati su pittoreschi dromedari, fanfare e bande dagli ottoni luccicanti, Mahoud che guidano possenti elefanti: tutti avanzano tra due ali di folla esultante. Tra noi fotografi, stipati su due tribunette laterali al viale, c'è un gran movimento, come al solito, nel tentativo d' immortalare le immagini più suggestive.

Dopo i militari cominciano a sfilare i carri allegorici dei vari stati dell'Unione Indiana, ispirati ai diversi temi della storia, della cultura, delle risorse naturali, dei tipici prodotti agricoli e industriali, e della tecnologia più avanzata. E ancora, la rappresentazione di Gandhi alla famosa "marcia del sale" durante la lotta per l'indipendenza; le prigioni di Goa durante il dominio coloniale portoghese; la musica, la danza, le arti circensi; e infine gli alunni delle scuole più importanti della capitale con le loro divise e i loro gonfaloni.

A parte l'affascinante folclore delle divise indossate dai reparti militari speciali, dalle reminiscenze coloniali, la mia attenzione è attratta soprattutto dai carri allegorici, dove ho trovato l'essenza dei valori e della personalità del popolo indiano. E alla fine, per concludere, il volo dei jet, che a bassissima quota sfrecciano sopra le nostre teste lasciando scie luminose con i colori della bandiera nazionale.


Testo e foto di E. Walter Porzio




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