| Lug-Ago-Set 1998 - Editoriale |
| Il mondo con occhi diversi |
| Giuseppe Bellucci |
Estate, tempo di vacanze, tempo di turismo. Spesso, negli anni passati, su queste pagine siamo tornati a parlare dei modi "cristiani" di visitare il mondo, di scoprire nuovi popoli. Quest'anno l'occasione di tornare sull'argomento ci è data dal recente Quinto Congresso sulla Pastorale del Turismo, che si è svolto a Kusadasi (Efeso), in Turchia, dal 4 al 7 maggio scorso, organizzato dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, sul tema: I cammini dell'umanità pellegrina alle soglie del Duemila. I 165 partecipanti di 47 paesi di tutto il mondo "hanno analizzato con numerose testimonianze - leggiamo nel comunicato finale - l'impatto culturale, sociale e umano del turismo che deve attirare l'attenzione di tutti i responsabili professionisti e pastorali, affinché queste evoluzioni rispettino pienamente la natura, le culture e gli uomini. Perché il turismo possa divenire opportunità di un vero arricchimento spirituale, è necessario che la Chiesa affronti questo problema in tutte le sue dimensioni. La crescita economica come unica meta non assicura lo sviluppo dei popoli e delle persone". Impressionanti sono le cifre che coinvolgono il mondo del turismo. Nel 1979, secondo statistiche attendibili, i turisti internazionali erano 283 milioni. Nel 1990 erano saliti a 455 milioni. Nel 1997 sono stati quasi 613 milioni. Le proiezioni dicono che fra una decina di anni i viaggiatori internazionali saranno oltre un miliardo, mentre i lavoratori nel settore del turismo internazionale ammonteranno a oltre 350 milioni. Questa crescita turistica in una "società multiculturale e dalle molteplici religioni", è stata studiata a fondo nei giorni del Congresso con l'aiuto di esperti a vari livelli. "L'evoluzione quantitativa e qualitativa del turismo che si può prevedere per il prossimo decennio - si legge ancora nel comunicato finale - influenzerà le strutture del turismo, le imprese e gli stati, come pure tutti gli uomini". Il card. Giovanni Cheli, presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli itineranti, nel discorso di apertura ha richiamato tre importanti aspetti di quello che potremmo chiamare il turismo degli anni Novanta. "Il primo - ha detto il cardinale - riguarda l'universalizzazione del turismo. Questo in effetti è passato a far parte dell'insieme di attività che ogni persona considera normali nella sua vita, fino al punto che è stato proposto che se ne tenga conto all'interno dei parametri che indicano il benessere della popolazione di un paese, o che in alcune dichiarazioni venga definito come un diritto di ogni singolo individuo". D'altra parte "il turismo è presente in tutti i paesi del pianeta, e in molti di essi in tutto il territorio. Dobbiamo aggiungere... che questo aspetto di universalizzazione del turismo ha acquisito nuovo vigore nel processo di globalizzazione a cui stiamo assistendo". Tutto ciò comporta per la Chiesa un riorientamento della pastorale perché il turismo venga considerato come "tema trasversale della catechesi e di ogni azione pastorale" e così i cristiani si abituino "a vivere il loro tempo di svago e la pratica del turismo" e nello stesso tempo siano resi capaci di offrire "un'accoglienza fraterna ai visitatori nelle comunità". Ma è anche importante stare attenti che questa universalizzazione del turismo "non diventi un nuovo fattore di esclusione e di emarginazione" ma, al contrario "l'azione sociale degli organismi ecclesiali può servirsi del turismo come strumento di inserimento e di promozione della solidarietà". Un secondo aspetto è costituito dalle "sfide pastorali che la Chiesa deve affrontare nelle nuove regioni turistiche. Mi riferisco in concreto - sono sempre parole del card. Cheli - all'Asia, alla Polinesia, ai Caraibi e alle altre regioni del mondo in cui lo sviluppo turistico appare strettamente legato allo sfruttamento delle persone, all'erosione culturale o alla distruzione dell'ambiente". Il terzo aspetto è il comportamento dei turisti e la scelta delle loro destinazioni. "Dobbiamo salutare come valore positivo e incoraggiante la crescente motivazione culturale, associativa e anche spirituale di tanti viaggi. Il fatto che molti turisti visitino luoghi specificamente religiosi o partecipino a manifestazioni ecclesiali, deve essere inteso come un'occasione per la testimonianza e l'evangelizzazione". Come si vede, quindi, il turismo è una cosa seria: pur senza togliere nulla al giusto svago e riposo, può diventare occasione di arricchimento umano, culturale e religioso. In questo senso auguriamo buone vacanze a tutti i nostri lettori. |