| Ottobre 1998 - Speciale Madagascar |
| La memoria degli inizi La fede cristiana in Madagascar |
| La presenza cattolica nella "Grande Isola" è relativamente recente. Non sono tuttavia mancati in passato tentativi di evangelizzazione. In questo articolo, il missionario italiano P. Profita, membro dell'Accademia malgascia, grazie alla sua profonda conoscenza della storia e della cultura del paese, ne traccia un panorama chiaro ed esauriente.
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Ricordo ancora come fosse ieri quel vecchio malgascio che un giorno mi pose la domanda: "Perché voi vazaha (stranieri) siete stati cristianizzati fin dal tempo degli Apostoli, mentre da noi la fede è arrivata solo al tempo di Radama II, fra il 1814 e il 1828?". Fu il navigatore portoghese Vasco de Gama che, nel 1497, cinque anni dopo la scoperta di Cristoforo Colombo di quelle che credeva essere le Isole Occidentali dell'India, doppiato il Capo di Buona Speranza, riuscì realmente a toccare l'India, il paese delle "spezie", del pepe, della cannella, dei chiodi di garofano, ecc., di cui gli europei erano ghiotti e pagavano a carissimo prezzo i mercanti veneziani che, a loro volta, compravano dai mercanti arabi che ne detenevano il monopolio. I primi contatti Non mancarono tuttavia alcuni tentativi di evangelizzazione, risultati effimeri. Il primo missionario a toccare il suolo malgascio fu il domenicano Frei Joao de San Tomas che vi soggiornò dal 1580 al 1585. Della sua attività non è rimasto alcun ricordo e si ignora anche quando, dove e come morì nel Sud dell'isola. Gli Antanosy, però, vedendo che con i missionari erano sbarcati anche soldati portoghesi, li ricacciarono tutti in mare. Del principe Andrea non si seppe più niente, nemmeno se restò fedele alle promesse del battesimo. Il merito d'una missione stabile in Madagascar va a San Vincenzo de' Paoli. Sollecitato dalla Compagnie d'Orient, egli inviò nell'isola parecchi lazzaristi, sempre nell'estremo Sud, nella zona di Tolagnaro (Fort Dauphin). Purtroppo le condizioni climatiche e le malattie tropicali decimarono a più riprese, tra il 1648 e il 1660, la maggior parte dei missionari. Alla morte precoce dei figli di San Vincenzo si aggiunse la violenta reazione della gente contro il rappresentante della Compagnie d'Orient, Jacques de Pronis, che aveva spopolato Tolagnaro per fornire un carico di schiavi agli olandesi. Nel 1674 anche i lazzaristi furono costretti a ritirarsi dal Madagascar e per altri 150 anni la Grande Isola resterà ancora chiusa al Vangelo. Il periodo politico-missionario Gli inizi della missione protestante inglese furono dei più scoraggianti: il primo missionario, il rev. David Jones, perdette la giovane moglie e il bambino di pochi mesi nei pressi di Toamasina, prima ancora di arrivare nella capitale. Lui stesso rischiò la morte. Il secondo missionario, il rev. Bevan, che era sbarcato insieme a Jones, morì anche lui insieme alla moglie. Non ha ancora avuto risposta la domanda se le cinque vittime siano decedute di morte naturale o per veleno propinato loro proditoriamente dal connazionale Bragg, che con l'arrivo dei missionari vedeva compromesso il suo fruttuoso commercio degli schiavi tra il Madagascar e Mauritius. Ma arrivarono altri missionari inglesi. E' grande merito loro l'aver introdotto l'alfabeto latino per la lingua scritta malgascia, l'aver tradotto la Bibbia in questa lingua e sviluppato l'insegnamento di lettere, arti e mestieri. La fede cristiana che aveva conosciuto un grande sviluppo sotto il regno di Radama I, fu collaudata dalla persecuzione che infierì contro i cristiani durante tutto il regno di Ranavalona I, salita al trono nel 1828 e morta nel 1861. Visceralmente pagana, la regina rimproverava ai cristiani di abbandonare gli antenati malgasci per adorare l'antenato dei vazaha (Gesù Cristo). Si calcola che non meno di 5.000 protestanti abbiano subito il martirio il quegli anni. Quelli accertati sono 3.259! La vittima più famosa fu la giovane Rasalama. Intervallo cripto-missionario Poco prima che Ranavalona I iniziasse la persecuzione mons. De Solange aveva chiesto l'autorizzazione di salire ad Antananarivo, la capitale. Sbarcato a Toamasina, venne relegato nel villaggio di Andevoranto (letteralmente: "villaggio del commercio degli schiavi"). Qui, come i primi missionari protestanti, anch'egli pagò di persona, morendo di fame l'8 dicembre 1832. Più fortunato fu il suo successore, mons. Dalmont, che offrì la missione ai gesuiti francesi, che accettarono. Ma come vincere l'opposizione della regina persecutrice? Fu trovata un'astuta soluzione. La regina aveva al suo servizio per gli acquisti all'estero il commerciante francese Lambert, che poteva salire ad Antananarivo e ripartirne quando voleva, grazie al suo incarico. Il 13 giugno 1855 il Lambert arrivò nella capitale accompagnato dal suo segretario, un certo signor Hervier, che era poi il cognome materno del gesuita P. Finaz. Questi, naturalmente, non dichiarò di essere sacerdote, né tantomeno missionario; si presentò semplicemente come titolare di un diploma in Scienze Universali, con il quale si attirò le simpatie della regina che lo incaricò di insegnare francese, matematica e scienze al principe ereditario Radama e ai giovani della nobiltà della capitale. Come dottore in Scienze Universali, Hervier costruì il primo tratto di linea telegrafica morse, produsse la polvere da sparo bianca, più apprezzata dalla regina di quella nera. Per chi poi voleva una foto, eccolo trasformarsi in fotografo, con l'utilizzo del sistema daguerrotipo. Quel che più entusiasmava la regina e il popolo, nei giorni delle feste popolari, erano i palloni-mongolfiera costruiti dall'inesauribile dott. Hervier, e lanciati in aria dallo stesso sulla spianata di Mahamasina. Nel 1856 un altro gesuita, il P. Webber, accompagnò come paramedico, con il nome di signor Giuseppe, il dott. Mihlet Fontarabie, fatto venire da La Reunion dalla regina per operare di cancro al naso il fratello del suo Primo Ministro e consorte, il generale Rainijoary. Riuscita l'operazione, prima che il chirurgo lasciasse la capitale, arrivò dalla regina la richiesta che il signore Giuseppe rimanesse ancora ad Antananarivo fino a che l'operato di cancro risultasse completamente guarito. Non è difficile immaginare come sia il dott. Mihlet sia il suo aiutante cedessero volentieri alle insistenze della regina. I due cripto-missionari gesuiti, P. Finaz e P. Webber, alias i signori Hervier e Giuseppe, poterono predicare il Vangelo a rischio di pagare il loro coraggio con il martirio. Non in pubblico, naturalmente, ma in privato, nella forma e nel luogo più insospettabile, una stanza dell'appartamento del principe ereditario Radama, favorevole alla religione cristiana, alla presenza di altre due o tre persone, compresa la moglie, la principessa Rabodo. L'8 luglio 1955 è stato celebrato il centenario della prima messa celebrata ad Antananarivo. Finalmente la libertà! Il Madagascar è uno dei pochi paesi dove il cristianesimo ha trovato la sua matrice fondamentale nella fede in un Dio unico, chiamato anche oggi da tutti, indifferentemente, cristiani e non cristiani, Zanahary (Creatore), Andriananahary (Signore creatore), Andriamànitra (Signore profumato). Decine e decine di proverbi tradizionali d'ispirazione religiosa sembrano ricavati dalla Bibbia. Forse è stato per questi valori religiosi ereditati dagli antenati che i malgasci non hanno subito, come è stato invece per altri popoli politeisti o animisti, alcuna frattura psicologica nell'accettare la fede cristiana. In una popolazione di poco più di 12 milioni di abitanti si contano oggi, dopo 150 anni di evangelizzazione, due milioni e mezzo di cattolici e altrettanti di protestanti, appartenenti a varie confessioni differenti. Non si può passare sotto silenzio né sottovalutare l'antagonismo fra protestanti e cattolici, sia dopo l'assassinio di Radama II, sia durante i regni successivi delle tre regine, sole ad accedere al trono per evitare conflitti e lotte intestine fra gli eredi maschi della monarchia Mèrina. Durante questi tre regni si intensificarono le mire della Francia per estendere il dominio sulla Grande Isola. La corte di Anatananarivo e la stragrande maggioranza dell'aristocrazia, credendo di trovare nell'Inghilterra una difesa alla propria indipendenza, si orientarono tutti verso il protestantesimo. Ma l'Inghilterra, già impegnata nella conquista definitiva dell'impero indiano, lasciò mano libera alla politica espansionista della laica Francia, nazione di innegabile matrice cattolica, ma la cui fede sembrava valida solamente nei territori d'oltremare. Il 5 settembre 1868 Ranavalona II, succeduta alla cugina Rasoherina, battezzata cattolica in punto di morte, chiese il battesimo protestante, seguito, il 19 febbraio 1869, dal matrimonio religioso con il Primo Ministro Rainilaiarivony. Pur lasciando la libertà di culto ai cattolici, il protestantesimo fu dichiarato religione di stato. La conversione di Ranavalona II al protestantesimo fu sincera; tutte le sue azioni si ispirarono sempre al Vangelo. In questo periodo fra i cattolici spunta un'eminente figura di donna. Vittoria Rasoamanarivo, dama di corte e nuora del Primo Ministro Rainalaiarivony. Durante la prima guerra franco-malgascia, essendo stati espulsi tutti i missionari cattolici francesi, sia la regina che il Primo Ministro dettero carta bianca a Vittoria perché visitasse e sostenesse i fratelli di fede contro le intemperanze dei funzionari governativi di periferia. Domenica 30 aprile 1989, Giovanni Paolo II, nel corso del suo viaggio nell'isola, proclamava Vittoria "beata", prima malgascia cristiana a salire alla gloria degli altari. Il 28 febbraio 1897, dopo la breve seconda guerra franco-malgascia, la Francia, abolita la monarchia ed esiliati la regina Ranavalona III e il Primo Ministro-consorte, dichiarava il Madagascar colonia francese. Sotto la Francia Nel 1872 il gesuita P. Cazet era stato nominato Prefetto Apostolico di tutto il Madagascar. Nel 1895 divenne Vicario Apostolico. Tuttavia, data la vastità del territorio del Vicariato e la scarsità numerica dei gesuiti che si erano finora assunti l'onere di evangelizzare la Grande Isola, s'impose una divisione in modo da attirare altre congregazioni missionarie. La divisione portò così alla creazione tre Vicariati Apostolici: quello del centro, con sede ad Anatananarivo, affidato al gesuita mons. Cazet; quello del Nord, con sede a Diego Suarez (Antsiranana), affidato a mons. François Xavier Corbet, della Congregazione dello Spirito Santo; quello del Sud, con sede a Fort Dauphin (Tolagnaro), affidato a mons. Jean Jacques Crouzet, lazzarista. Come si era sperato, nuove congregazioni religiose maschili e femminili cominciarono ad affluire nei territori dei tre Vicariati, tanto che ben presto si resero necessarie nuove suddivisioni ecclesiastiche. Il 26 giugno 1960 venne proclamata solennemente l'indipendenza. Philibert Tsiranana fu il primo presidente della neonata repubblica. Come si trovò la Chiesa nella nuova situazione politica del paese? Fin dal 1955 essa si era data una nuova organizzazione: tre arcivescovadi (Antananarivo, Fianarantsoa, Antsiranana) e come diocesi suffraganee le antiche Prefetture Apostoliche e i Vicariati Apostolici di recente costituzione. Così il Madagascar, che dal 22 settembre 1948 aveva fatto parte della delegazione apostolica dell'Africa francese, con sede a Dakar, in Senegal, il 23 settembre 1960 diventava delegazione apostolica a sé stante. Poco dopo, in seguito alle relazioni diplomatiche stabilite fra la repubblica malgascia e la Santa Sede, la delegazione divenne Nunziatura Apostolica, con sede ad Anatananarivo. Quali le speranze del futuro per la diffusione del Vangelo? Prima di tutto la formazione del clero diocesano nei quattro seminari maggiori e nell'Istituto Superiore di filosofia e teologia e nei 14 seminari minori per i giovani che aspirano al sacerdozio. In secondo luogo le 32 congregazioni religiose maschili e le 78 femminili che sono in piena attività nei settori dell'educazione, della sanità, nel lavoro apostolico diretto nelle parrocchie di città e nei distretti di campagna. Vengono poi le fiorenti associazioni laicali di ogni ordine e grado, sulle quali la Chiesa può contare per la diffusione del Regno di Dio e la santificazione personale dei suoi membri; i centri di spiritualità per ritiri spirituali di varia durata, frequentati da migliaia e migliaia di persone; la maturità della maggior parte delle congregazioni maschili e femminili che costituiscono ormai unità autonome e dalle quali partono missionari e missionarie per l'Africa e altri continenti. Il Madagascar, come gli altri paesi del Terzo Mondo, economicamente depresso, si presenta oggi, dal punto di vista religioso, più ricco dei paesi industrializzati e sviluppati, dai quali aveva ricevuto un tempo i primi missionari del Vangelo. Era questa la speranza del maestro Divino riposta nella parabola della vigna e dei vignaioli omicidi, quando affermò: "Perciò io vi dico: vi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato ad un popolo che lo farà fruttificare" (Mt 21,43).
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Pietro Profita |