| Ottobre 1998 - Speciale Madagascar |
| Le sfide del nuovo millennio La Chiesa guarda al futuro |
| Invece di assolutizzare delle statistiche che risulterebbero comunque relative, questo articolo di propone semplicemente di presentarvi le riflessioni e le speranze di P. Randrianasolo, un giovane gesuita malgascio, all'alba del Terzo Millennio.
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Molti fattori invitano l'osservatore accorto a riconoscere la giovinezza e la vitalità della Chiesa del Madagascar: l'abbondanza di vocazioni sacerdotali e religiose, l'espansione continua del cristianesimo sino agli angoli più reconditi del paese, il sorprendente dinamismo dell'insegnamento cattolico, l'utilizzo crescente dei mezzi di comunicazione, l'inculturazione progressiva delle celebrazioni liturgiche, l'innegabile influsso della gerarchia cattolica sulla popolazione... La Chiesa ha superato abbondantemente la soglia dei tre milioni di fedeli, ma ora deve farsi carico anche di alcune sfide, come la definizione delle priorità apostoliche, la "malgascizzazione" della nuova evangelizzazione, la preparazione adeguata dei futuri apostoli. Risorse umane Le difficoltà tuttavia non mancano. Si lamenta in particolare la mancanza di formatori e di insegnanti. Ogni diocesi partecipa alla formazione, mettendo a disposizione alcuni preti; ma questi non sono necessariamente preparati. I seminari regionali non hanno sufficiente materiale didattico, ma saranno ben presto equipaggiati. La cosa più inquietante è la mancanza di professori permanenti di buon livello. Certo, si fa appello anche ai laici, ma essi possono rimpiazzare i preti quando si tratta della formazione sacerdotale? Con i ritmi di crescita attuali si rischia di sacrificare la qualità alla quantità. Le congregazioni femminili sono ancora più fiorenti con 3500 religiose e 400 novizie. Negli ultimi venticinque anni il loro effettivo è più che duplicato e non si temono inflessioni. Bisogna riconoscere che le formatrici sono meglio preparate, l'organizzazione è più efficace, e la collaborazione tra le congregazioni più rodata: ormai spesso il periodo di postulandato, il noviziato e gli studi che ne seguono sono inter-congregazionali. Senza contare gli incontri regolari ad altri livelli. Il sociologo potrebbe interpretare in maniera un po' semplicistica questo fiorire delle vocazioni come una fuga dalla miseria familiare. Ma sarebbe un giudizio affrettato e superficiale, che ignora il fatto che nessuna congregazione religiosa offre ai suoi giovani tranquillità e agiatezza. Le religiose sono invitate molto presto ad assumersi pesanti responsabilità, a riprendere studi particolarmente faticosi fuori dal loro contesto abituale, e perfino a prendere la via della missione all'estero. Le congregazioni femminili rappresentano realmente il polmone della Chiesa locale e la loro vitalità è dovuta in gran parte al loro dinamismo apostolico. b) L'impegno dei laici I mezzi apostolici Senza materiale didattico, in un contesto familiare privo di stimoli intellettuali, i bambini si accontentano generalmente degli sforzi degli insegnanti e degli appunti presi in classe. Alcune congregazioni cercano di colmare queste lacune creando della biblioteche scolastiche; i loro sforzi restano comunque embrionali in rapporto all'immensità del territorio nazionale. Malgrado ciò la Chiesa non si dà per vinta. Ha creato la DINEC (Direzione Nazionale dell'Insegnamento Cattolico) e la DIDEC (Direzione Diocesana dell'Insegnamento Cattolico) per strutturare, coordinare, seguire e unificare l'insegnamento cattolico dell'isola. Inoltre ha fondato l'Istituto pedagogico che prepara laici e religiosi all'insegnamento e alle grandi responsabilità nelle scuole cattoliche. b) I mezzi di comunicazione sociale La radio si mostra più adatta alla cultura orale del popolo malgascio. Il che spiega l'attuale abbondanza di radio private. La sola rete a diffusione nazionale è la RNM (Radio Nazionale del Madagascar); ogni settimana la Chiesa condivide con le altre confessioni alcune ore di emissione religiosa. Tutti sono convinti che sia insufficiente. È per questo che i salesiani e alcune diocesi hanno dato vita a stazioni locali a tempo parziale. Solo la RDB (Radio Don Bosco) locale, ma sufficientemente potente e funzionante a tempo pieno, è capace di affrontare la concorrenza. Queste lodevoli iniziative meritano di essere migliorate nel contenuto e nel metodo. Infatti gli ascoltatori di RDB sono informati sulla Chiesa universale e su quella di Antananarivo, ma non sanno praticamente niente delle altre diocesi. Si potrebbe immaginare la fusione di queste stazioni cattoliche, il rinforzo di un'équipe centrale, la presenza di corrispondenti o inviati speciali in ogni diocesi. Il merito della RNM è proprio quello di avere rappresentanti permanenti in tutta l'isola. La cattolicità avrebbe così la possibilità di imporsi sull'istintivo regionalismo. D'altra parte, dal momento che abbiamo il vantaggio di avere una sola lingua, si possono facilmente invitare degli specialisti attorno a una tavola rotonda o davanti al microfono. La strategia della dispersione sembra una pregiudiziale al pluralismo e a una certa sensibilizzazione comune dei cristiani. Si nota inoltre, da un lato, una tendenza generale delle congregazioni di mettersi all'unisono, dall'altro, una difficoltà di comunicazione anche agli alti livelli della Conferenza Episcopale del Madagascar. È per questa ragione che la radio cattolica rema contro-corrente e trascura il suo ruolo di medium per eccellenza? Non si potrebbe dunque dare una colorazione cristiana a queste emissioni radiofoniche, mettendo l'accento sull'informazione e sulla formazione e facendo trasparire un certo spirito, anche nelle trasmissioni più leggere che tendono a divertire? c) L'apostolato sociale Grazie alla sua opzione preferenziale per i poveri, la Chiesa viene in loro soccorso in diversi modi: lotta contro l'analfabetismo, crea dispensari, fonda centri di formazione professionale, organizza mense, distribuisce offerte... L'apostolato sociale è spesso una prerogativa dei missionari e i benefattori sono particolarmente sensibili. E allora la tentazione di fare ciascuno per sé, di farsi il proprio nido, è grande. Ma alle soglie del Terzo Millennio, nel momento in cui la fiaccola dell'evangelizzazione passa nelle mani degli autoctoni, non bisognerebbe forse rivedere il metodo o rettificare il tiro? Alcune congregazioni femminili mettono già in comune tutti gli aiuti provenienti dall'estero, in modo tale che chiunque possa continuare l'opera iniziata. I religiosi e i diocesani, invece, sono più angosciati di fronte all'avvenire e si domandano come possono assicurare la continuità di opere utili e necessarie, ma che necessitano di fondi di cui non dispongono. In effetti, davanti alla miseria, non si trova più il tempo per discutere insieme. Ciascuno si arrangia come può. Nessuno pensa a preparare un successore. Spesso un'opera muore con il suo fondatore. Inoltre, capita pure che due opere che hanno la stessa finalità si fanno concorrenza invece di unire gli sforzi. Le iniziative sparpagliate non possono in alcun modo trasformarsi in progetti di sviluppo duraturo. Alcuni organismi diocesani, come il CASEDEFI e il BUCAS, sono stati creati per coordinare le opere sociali e caritative, ma quante reticenze! Ne consegue che, per il momento, le priorità sembrano essere determinate dalla capacità degli individui di cavarsela dal punto di vista finanziario. Le richieste di aiuto non rischiano dunque di mantenere la Chiesa locale in perenne dipendenza e di impedire che i cristiani prendano in mano il proprio destino? L'autonomia finanziaria non deve sopprimere la solidarietà missionaria; ma questo non significa dipendenza esclusiva dagli aiuti esterni. Molti preti affidano con successo ai laici la gestione delle loro parrocchie e dei loro distretti. Viste le urgenze sempre pressanti e l'aumento del personale apostolico, non è forse tempo di dar vita a una disciplina più rigorosa, a una collaborazione più vera, a una condivisione più fraterna sia a livello dei beni spirituali sia materiali? Questo Terzo Millennio sembra esigere una profonda revisione del metodo apostolico e soprattutto una reale conversione dei cuori e degli spiriti. La generosità dei donatori resterà la stessa nonostante l'invecchiamento dei missionari? Quando la giovane Chiesa del Madagascar potrà volare con ali proprie? Ecco le sfide di cui deve farsi carico.
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Jean Baptiste Randrianasolo |