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 Ottobre 1998 - Speciale Madagascar

Per la fede e la giustizia
A colloquio con il provinciale dei Gesuiti
I gesuiti furono tra i primi a giungere in Madagascar clandestinamente verso la fine del secolo scorso; cinquant'anni fa arrivarono dalla Sicilia i primi italiani, seguiti, subito dopo, da quelli del Piemonte. Oggi vi sono nell'isola quasi 280 gesuiti, in maggioranza malgasci. Ma qual è il loro lavoro attuale e quali le priorità per il prossimo futuro?

Padre Louis Augustin Rabotoson è responsabile della Compagnia di Gesù in Madagascar dal 1995. Con lui discuto del lavoro dei gesuiti nell'isola e dei programmi prioritari per i prossimi anni. Ma prima di entrare nel discorso specifico che riguarda i gesuiti egli vuole "fare una constatazione preliminare, scoprire, cioè, quali sono i problemi presenti in Madagascar oggi", e li precisa.

"C'è prima di tutto - dice - il problema dell'ingiustizia sociale ed economica. La scollatura sociale è una delle questioni più scottanti che ha un profondo influsso sulla politica, sulle classi che detengono il potere; sull'economia, perché chi detiene il potere occupa anche i posti chiave di questo settore; e anche sulla sfera religiosa.
In secondo luogo, la scollatura economica, che costituisce una situazione sempre più generalizzata, ma che si può tuttavia affrontare e che sembra suscettibile di soluzione. E' la constatazione dell'esistenza di ricchi e poveri, e soprattutto la presa di coscienza della differenza sempre più grande tra queste due classi. Il denaro è diventato un Dio che fa dimenticare tutti gli altri valori, anche quelli radicati solidamente nelle tradizioni secolari. La "globalizzazione dell'economia", capitalista, liberale, è un fatto innegabile, non privo di pericoli. Il denaro è al potere con la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale: guai ai paesi che si non mettono al passo. L'emarginazione dell'Africa, di cui si è parlato anche durante la 34ma Congregazione Generale (C.G.) dei gesuiti a Roma, non risparmia il Madagascar.

Le conseguenze di tutto ciò sono immense e imprevedibili, dal punto di vista morale, psicologico, culturale e sociologico. Sotto l'aspetto spirituale la ricchezza costituisce la prima delle tentazioni del diavolo, come si dice negli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio. E se la scollatura economica è più globale, l'approccio e la soluzione ai problemi economici ci sfuggono e ci sovrastano proprio a causa della globalizzazione. Bisogna quindi decidersi e agire.

C'è infine una mentalità che è cambiata. La mondializzazione della cultura, grazie ai mezzi di comunicazione sociale, porta con sé la rapida scomparsa di un certo numero di valori. Perché tanti progetti nel campo dello sviluppo sono andati a vuoto? Forse è proprio una questione di mentalità, una mentalità che bisogna educare, una coscienza popolare che è necessario formare".

Contro le strutture di peccato

Su questo sfondo è più facile allora precisare gli obiettivi che si propone la Compagnia di Gesù in Madagascar. "L'obiettivo fondamentale - continua P. Louis Augustin - è il servizio della fede e la promozione della giustizia. Dietro queste ingiustizie sociali ed economiche c'è la lotta di classe, la cupidigia, la passione del guadagno, la volontà di potenza, l'egoismo, l'orgoglio, l'invidia; in breve, ciò che la C. G. ha definito strutture di peccato. In che modo allora far regnare la carità e la giustizia, che sono lo scopo della nostra azione? Lottando contro queste strutture e, facendo eco alle direttive delle ultime due Congregazioni Generali, impegnandoci in modo preferenziale per i poveri, con la viva coscienza che non si possono aiutare i poveri se non si cambia la mentalità degli oppressori, di coloro, cioè, che hanno il potere di decidere".

Ma per far questo è necessario avere dei criteri di discernimento.
"Le priorità saranno definite secondo il triplice criterio indicato da Sant'Ignazio: dove maggiore è la necessità (formazione di una nuova mentalità); dove maggiore è l'influsso (pubblicazioni, parrocchie, movimenti, lavoro nei distretti,...); dove si sperano maggior frutti. A questi bisogna poi aggiungere un criterio di realismo, cioè secondo le nostre possibilità, secondo quello che possiamo fare con il personale che abbiamo, con il tempo e i mezzi finanziari di cui disponiamo".

Naturalmente questo impegno, se deve portare dei cambiamenti duraturi, non può essere superficiale. E il P. Provinciale ci tiene a precisarlo: "Certamente cibo e medicine sono necessari per soccorrere i poveri, ma è soprattutto la mentalità che dobbiamo formare, una coscienza che dobbiamo educare. E questo richiederà tempo. L'importante e impegnarci.

La formazione dell'uomo e della donna, prima di tutto. Per cambiare la mentalità bisogna formare la persona, una formazione che deve comprendere anche l'aspetto civico per inculcare, per esempio, la nozione del bene comune o il senso di patriottismo. E' tutto l'uomo che dobbiamo formare e siamo convinti che bisogna integrare questa formazione nello sforzo di evangelizzazione nel quale la fede deve cercare la giustizia, la giustizia del Regno. E' quindi una formazione integrale quella che dobbiamo impartire".

A questo punto, come supporto alla sua tesi, Padre Louis Augustin mi cita una lunga serie di decreti delle ultime Congregazioni Generali dei gesuiti che insistono su questi aspetti. E poi continua: "La nostra missione oggi è il servizio della fede e la promozione della giustizia (decreto 4 della 32ma C. G.). E qui in Madagascar la situazione di ingiustizia è determinata proprio da quella scollatura sociale ed economica di cui parlavamo più sopra. Noi accogliamo la nostra missione di Dio Padre, nella convinzione di essere servitori della missione di Cristo (C.G. 34, decreto 2) che collaborano alla sua missione di salvezza, per stabilire in questo mondo malgascio la giustizia del Regno (decreto 3), che passa necessariamente attraverso la giustizia sociale.

Questo esige da parte nostra una volontà di inculturazione, cioè il desiderio di portare il Vangelo alla cultura malgascia e di portarlo in modo che sia compreso. La formazione dell'uomo e della donna, inoltre, costituisce un terreno comune per il dialogo interreligioso (decreto 5), cioè un nuovo modo di evangelizzare, di accostarci alla gente, diverso per esempio, dall'apostolato parrocchiale tradizionale, dove i laici potranno avere una parte importante (decreto 13) nel lavoro di coscientizzazione, di formazione, di applicazione pratica. I gesuiti potranno servirsi dei mezzi di comunicazione per raggiungere il maggior numero di persone possibile (decreto 15) in modo adeguato ed efficiente.

Non è solo la massa popolare dei poveri che si deve raggiungere, ma anche coloro che decidono, sia a livello politico, sia a livello economico, grazie a un'analisi che non sacrifica nulla della dimensione intellettuale (decreto 16) per scoprire i desideri e i traguardi di situazioni complesse. Questa formazione integrale dovrà essere ulteriormente precisata, ma già da ora si può sperare che riguarderà i settori esistenti del nostro apostolato, cioè l'educazione primaria, secondaria, popolare (decreto 18); l'apostolato parrocchiale (decreto 19), se non altro per ridinamizzarlo; la formazione dei nostri giovani gesuiti (decreto 8 della 31ma C.G.) per preparare quelli che saranno gli attori del domani; l'ecologia (decreto 20), che è un campo completamente nuovo dove i gesuiti possono dare il loro contributo, unendosi allo sforzo comune".

I mezzi a disposizione

Dopo questo panorama, ampio e impegnativo sugli obiettivi da raggiungere e sugli orientamenti generali, passiamo a vedere i mezzi che i gesuiti hanno a loro disposizione. In primo luogo il P. Provinciale indica la costituzione di un Centro Sociale, il cui nome e funzione specifica sono ancora da determinare, ma nel quale certamente la fede e la giustizia avranno un posto importante. "Il Centro si occuperà di ricerche, scambi, pubblicazioni, documentazione, formazione, comunicazione, conferenze, ecc.".

P. Louis Augustin ha già individuato delle persone-chiave che dovranno occuparsi di questa nuova istituzione. "Comunque - aggiunge - il progetto è vasto e nessuno può pretendere di affrontare questo lavoro da solo. Esso ci obbliga a una collaborazione. Abbiamo anche la necessità di riprendere e rafforzare il senso del 'corpo apostolico'". Da alcuni anni infatti è in atto una specie di opera di coscientizzazione degli stessi gesuiti perché si sentano tutti responsabili della missione affidata alla Compagnia in Madagascar, qualunque lavoro facciano poi singolarmente: "Un gruppo di amici nel Signore per sentire insieme, reagire insieme e realizzare insieme. Una collaborazione in tutti i settori, tra le persone e con concorso di tutte le discipline: diritto, antropologia, economia, politica, teologia, filosofia, ecc.".

"Bisogna far riferimento - continua il Provinciale - all'esperienza nel campo della fede e della giustizia: ci sono tante pubblicazioni in proposito, ci sono già delle esperienze fatte, anche se non molto estese; quindi non si parte da zero. E' necessario fare appello alla competenza di gesuiti e non gesuiti in questo settore". I convegni a livello nazionale su temi precisi e con un approccio pluri-disciplinare, per esempio, potrebbero essere un'ispirazione e un suggerimento, avendo poi cura di pubblicarne gli atti.

Per quanto riguarda la programmazione P. Rabotoson distingue "tre livelli differenti che si completano". A breve termine, si deve accelerare il processo per preparare le infrastrutture per il Centro Sociale sopra descritto. A medio termine, diciamo per i prossimi due anni, "bisogna formare un'équipe, il che significa non solo trovare delle persone, ma fare in modo che esse pensino, programmino, realizzino insieme, che siano capaci di valutare le forme di apostolato esistenti sulla griglia di quella formazione integrale e di quella scelta preferenziale per i poveri di cui parlavo poco fa". A lungo termine, infine, ma cominciando fin d'ora, "il lavoro di fondo consiste nella lotta contro le ingiustizie sociali ed economiche, lavorare per un'educazione integrale mediante ricerche, pubblicazioni, corsi, conferenze, seminari, carrefours, sessioni.

"Evidentemente una base di questo lavoro esiste già, nel senso che qualche Padre o Fratello si occupa già dei poveri. Ciò che tuttavia voglio sottolineare qui è la ricerca, la riflessione su questo tema, l'unificazione di tutti questi sforzi individuali. Tutti i settori di apostolato vi sono coinvolti, dai collegi ai centri di spiritualità, dalla formazione dei giovani gesuiti alle parrocchie, ai distretti rurali, ai centri di sviluppo sociale, ecc.". A questo scopo è stata nominata una commissione detta "dei ministeri", con l'incarico di portare avanti la ricerca e suggerire modi e tempi per la realizzazione dei progetti.

Ma, domando, ci sono le forze per realizzare un programma così vasto e ambizioso? La risposta è positiva. La Provincia dei gesuiti del Madagascar conta oggi circa 280 membri, di cui 120, tutti malgasci, sono ancora giovani in formazione. "E' una cifra importante - dice P. Louis Augustin - e una speranza sicura per l'avvenire. La sfida che ci si presenta è di gestire questa gioventù. Non dobbiamo certo abbandonare le generazioni precedenti che hanno avuto un ruolo molto importante fino ad oggi; tuttavia dobbiamo preparare l'avvenire che è già alle porte".


Giuseppe Bellucci




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