| Ottobre 1998 - Rubriche |
| Didier Ratsiraka Primo piano |
|
È uno dei capi di stato più longevi d'Africa: Didier Ratsiraka, presidente della repubblica malgascia, dopo 18 anni ininterrotti di governo dittatoriale, è stato nuovamente eletto ai vertici dello stato all'inizio del '97. Nato a Vatomandry, sulla costa Est del Madagascar, 62 anni fa, Ratsiraka proviene da una famiglia borghese betsimisaraka. Brillante studente al collegio St. Michel dei gesuiti ad Antananarivo, prosegue gli studi in Francia, al liceo Henry IV e all'Ecole navale di Brest, da cui esce ufficiale di marina e ingegnere di trasmissioni. È sposato con quattro figli. Ufficialmente di religione cattolica, si sarebbe fatto costruire un tempio per dedicarsi a un culto misterioso; sarebbe inoltre molto influenzato dalle predizioni di una cartomante. I suoi nemici lo accusano di essere paranoico e mitomane, pieno di sé e orgoglioso. Ha saputo tuttavia garantirsi, nei lunghi anni della sua dittatura, la fedeltà dell'esercito e alcuni importanti sostegni internazionali, dalla Francia alla Russia, passando per Gheddafi. La sua carriera politica comincia al fianco del generale Ramanantsoa che nel 1972 lo nomina Ministro degli Esteri. Si impone sulla scena politica per aver sganciato il Franco malgascio da quello francese e per aver negoziato la partenza delle truppe francesi dall'isola. Dopo l'assassinio del colonnello Ratsimandrava, il 15 giugno 1975, viene nominato capo dello stato. Il 21 dicembre viene approvata la nuova Costituzione, la "Carta della rivoluzione socialista malgascia"; il 30 nasce ufficialmente la Repubblica Democratica del Madagascar sotto la presidenza di Ratsiraka. "Re Didier" inizia una politica di nazionalizzazione dei principali settori dell'economia che dura quasi 18 anni: la rivoluzione socialista propugnata da Ratsiraka provoca un vero e proprio disastro economico e porta allo sfascio il tessuto politico e sociale del paese. Presidente del Supremo Consiglio Rivoluzionario, la cui maggioranza appartiene al suo stesso partito (Avanguardia della Rivoluzione Malgascia), Ratsiraka rafforza il processo di riforme che hanno nel "Libro rosso" i principi ispiratori e le linee guida. Ma già cinque anni dopo, la crisi economica inizia a farsi sentire pesantemente e scoppiano le prime tensioni sociali a seguito della caduta dei prezzi dei principali prodotti di esportazione. Ratsiraka è costretto a rivolgersi al Fondo Monetario Internazionale che interviene con una serie di drastiche misure di austerità, mentre in parallelo si sperimenta un tentativo di diversificare l'economia. Viene rieletto nell'82 e nell'89 in seguito a uno scrutinio molto contestato. Nel '91 la situazione precipita: si intensificano le manifestazioni dei gruppi di opposizione, riuniti nel movimento "Forze Vive" guidato da Albert Zafy. Una di queste finirà tragicamente nel sangue. Il 10 agosto Ratsiraka, dal suo palazzo bunker costruito da un altro dittatore socialista, il nord-coreano Kim-Il-sung, dà l'ordine alla guardia presidenziale di aprire il fuoco sui 700.000 partecipanti alla "marcia della libertà" di Iavoloha. Bilancio: 12 morti e 200 feriti. La strage non scoraggia i malgasci che si mobilitano ancor più determinati a chiedere democrazia e rispetto dei diritti umani. Si intensificano le iniziative politiche che costringeranno il dittatore a prendere in considerazione le richieste dell'opposizione. Ratsiraka è costretto a lasciare il potere e viene successivamente battuto nelle elezioni del '93 da Albert Zafy. Ma la rivincita non tarda. Tre anni dopo è di nuovo eletto per una manciata di voti alla presidenza della repubblica: una differenza di appena 45 mila schede su tre milioni di voti espressi, un'inezia che ha fatto sorgere da più parti forti sospetti di brogli. Ma quel che ha inciso pesantemente sulla sua rielezione è stata innanzitutto la grande delusione dei malgasci di fronte agli insuccessi del governo democratico del presidente Zafy. Quest'ultimo, infatti, aveva sì garantito libertà d'espressione, ma non era riuscito a invertire il trend negativo dell'economia. Anzi, la situazione è ulteriormente peggiorata. Dal '93 al '96 il prodotto interno lordo è calato del 30%, l'inflazione è salita al 53% e il debito estero è salito a 4,1 miliardi di dollari. Ratsiraka, dunque, ci riprova con una "repubblica umanista ed ecologista", con lo zampino, per non dire l'ingerenza, del Fondo Monetario Internazionale che ha concesso un prestito speciale a tassi più favorevoli per il rimborso del debito estero, a patto che venga applicata una politica seria di rigore economico. Molti tuttavia sono convinti che Ratsiraka, molto malato e quasi cieco, non riuscirà a cambiare le sorti del paese e difficilmente porterà a termine il suo mandato.
|
Anna Pozzi |