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 Novembre 2000 - Dossier: Migranti in cerca di futuro

Stati Uniti: la lotta per la dignità dei lavoratori immigrati

Ordinando tutti i lavoratori degli Stati Uniti in base al reddito e prendendo il 20% inferiore della classifica, si osserva che, dal 1968 al 1994, il loro reddito è aumentato solo dell'8%. Per contro, gli stipendi del 20% più alto sono aumentati del 44%. Nel quinto più basso della graduatoria si trova la gran parte dei lavoratori immigrati negli States. Essi occupano i lavori peggiori in modo assolutamente sproporzionato al loro numero. Gli stipendi medi (non i più bassi!) nelle occupazioni dove è maggiore la presenza di immigrati, a malapena superano i minimi contrattuali. Così, non c'è da sorprendersi che il tasso di povertà tra gli stranieri raggiunga il 21%, mentre tra gli autoctoni è del 12,9%.
Soprattutto nel settore dei servizi, dove la presenza di immigrati è particolarmente forte, i lavoratori vengono spesso sottopagati e qualche volta non vengono pagati del tutto. Una ricerca svolta a Long Island (New York) ha individuato ristoranti dove i ragazzi che parcheggiano le auto o i lavapiatti lavorano più di 70 ore alla settimana per stipendi di meno di 3 dollari all'ora (circa 6.000 lire); oppure piccole aziende di manutenzione di giardini dove i lavoratori rasano 50 prati al giorno, con frequenti incidenti; e case private dove domestici ricevono meno di 2 dollari all'ora per settimane lavorative che arrivano a 85 ore. Nei negozi di New York si sta diffondendo l'abitudine di non pagare i lavoratori, dichiarando il fallimento per riaprire poi sotto un altro nome.

Al di là di stipendi spesso al di sotto del livello di sussistenza, molti immigrati devono sopportare abusi sul luogo di lavoro che evocano quelli dell'inizio della rivoluzione industriale. Un solo esempio, tra i molti possibili. Pochi anni fa ho visitato una comunità agricola di frontiera. I coltivatori pagavano i contadini, in prevalenza immigrati, in base ai cesti di prodotto raccolto. Pur avendo recentemente rimpiazzato i vecchi cesti con altri nettamente più grandi, i proprietari si rifiutavano di aumentare i pagamenti. Il sindacato, oltre a protestare per questo, chiese di dotare di bagni portatili e acqua potabile i campi dove i contadini passavano intere giornate. Non sembrava una richiesta troppo radicale, eppure un manifesto di protesta affisso davanti alla sede del sindacato venne crivellato di pallottole.
Nel 1986 il Congresso approvò la "Legge di riforma e controllo dell'immigrazione" (Irca), che permetteva a circa 2,6 milioni di persone di legalizzare il loro status e proibiva ai datori di lavoro di assumere persone che essi sapevano prive della regolare documentazione, minacciando severe sanzioni. Di fatto, le sanzioni si sono rivelate inefficaci, tanto che i lavoratori immigrati clandestini sono oggi almeno 6 milioni. La minaccia è servita solo come arma per datori di lavoro senza scrupoli: i padroni infatti corrono un rischio limitato nell'assumere persone senza documenti, perché possono sempre plausibilmente affermare che non erano a conoscenza di tale irregolarità. Possono invece ricattare i loro dipendenti non in regola, offrendo stipendi inferiori ai minimi contrattuali e disinteressandosi delle condizioni di lavoro. L'Irca ha anche ostacolato gli sforzi di organizzazione dei lavoratori. Padroni spregiudicati preferiscono lavoratori che non possono domandare tutele legali, senza mettere a repentaglio il loro impiego e la loro stessa permanenza negli Stati Uniti. Tutto ciò è una sfida anche per la Chiesa cattolica degli Usa. Essa si trova a fronteggiare una situazione che ha evidenti analogie con quella di inizio Novecento. Nel 1920, come risultato di una immigrazione di 33 milioni di persone nel secolo precedente, il numero dei cattolici era passato da 195mila a quasi 18 milioni. In risposta ai loro bisogni, la Chiesa sviluppò notevolmente le proprie attività, costruendo chiese, scuole e ospedali, dando vita a istituti di carità, giornali e associazioni di immigrati. Essa iniziò a interessarsi anche al mondo del lavoro. La Compagnia di Gesù, per esempio, organizzò "scuole di lavoro", dove si tenevano corsi di aggiornamento professionale, si insegnavano la legislazione vigente, la storia del movimento sindacale e la dottrina sociale cattolica.

All'alba del XXI secolo, questi lavoratori sono ormai entrati nella classe media o alta, ma una nuova ondata li ha rimpiazzati. I nati all'estero rappresentano ormai il 10% della popolazione statunitense. Si tratta di 27 milioni di persone, il 60% delle quali sono arrivate dopo il 1980. Esse affrontano barriere e discriminazioni altrettanto scoraggianti di quelle incontrate dai loro predecessori. La loro mancanza di potere è un grido forte che chiama la Chiesa a una rinnovata lotta per la dignità umana.


Donald Kerwin
Membro del Catholic Legal Immigration Network
Traduz. e adattamento da In All Things (marzo 2000)


Due storie, un destino

Il signor M. e la signorina A. hanno lasciato Paesi sconvolti da guerre civili, Guatemala ed El Salvador, nei primi anni '90. Come migliaia di altri nuovi arrivati, si sono diretti (separatamente) a Perry, nell'Iowa, dove la Ibp, la più grande industria del mondo nel settore della macellazione e imballaggio della carne, ha aperto nel 1989 uno stabilimento per la carne di maiale. Sono giunti a Perry subito dopo la ristrutturazione di questo settore industriale, che ha fatto salire alle stelle i profitti. Un successo che però sembra non aver portato alcun beneficio ai lavoratori: sebbene la produzione del settore sia incredibilmente aumentata (+125% dal 1969 al 1994), la quota di profitto per lavoratore è diminuita. I sindacati, dove esistono, hanno fallito nel proteggere gli interessi dei loro iscritti.
Come hanno scoperto M. e A., lavorare nell'imballaggio di carne è faticoso e rischioso. Immaginate un magazzino freddo e rumoroso, i pavimenti resi scivolosi dal grasso, operai incaricati di fare le stesse operazioni sui pezzi di maiale o di manzo per tutto il giorno. Come ha rilevato il General Accounting Office, «l'uso di coltelli, uncini e seghe in ambienti molto caldi o freddi, su pavimenti umidi, presenta rischi elevati. Nel 1995 circa il 22,7% di coloro che lavoravano a tempo pieno nell'imballaggio della carne ha avuto infortuni». Per ovvie ragioni, i cittadini statunitensi evitano questo tipo di lavori. Di conseguenza, questo settore conta su un costante flusso di immigrati, molti dei quali reclutati lungo il confine tra Usa e Messico. Nel 1997, i latinos costituivano già una percentuale tra il 50 e l'80% della forza lavoro di questo settore negli Stati delle Grandi Pianure, ed era in crescita anche la presenza di asiatici, africani e persino europei. Il signor M. ha lavorato per otto mesi a uno speciale coltello elettrico, che con movimenti continui rimuove la pelle e il grasso dalla carne. Le vibrazioni gli hanno causato forti dolori alle braccia, che ancora persistono. Ma un dolore più fitto lo ha provocato il trattamento dei supervisori, preoccupati solo di ottenere una produzione maggiore. Il signor M. racconta di lavoratori costretti a urinare nei pantaloni per non abbandonare la loro postazione. Si sentiva come uno schiavo e ha deciso di andarsene per salvaguardare la sua salute e perché, dice, «volevo essere trattato come un essere umano». Egli sapeva inoltre che, quando il suo fisico avesse dato segni di usura, l'azienda si sarebbe liberata di lui, assumendo un'altra persona.
La signorina A. ha lavorato molte ore nei freddi magazzini della Ibp. Il suo compito era di fare un taglio sui pezzi di carne ogni tre secondi. Dopo tre anni e mezzo si è seriamente infortunata alla schiena. Un medico dell'azienda le ha detto che poteva continuare a lavorare ma, poiché il dolore persisteva, si è fatta visitare da un medico esterno che ha invece riscontrato un danno permanente. Non avendo trovato un altro ruolo nell'azienda, ha dovuto rinunciare al lavoro. Da quel momento la Ibp le ha rifiutato qualunque aiuto per pagarsi le cure.
Oggi il signor M. lavora, con uno stipendio modestissimo, in un albergo. La signorina A. e i suoi tre bambini cercano di far bastare il salario del marito, operaio alla Ibp. L'azienda elettrica ha appena tolto la corrente alla loro casa.

d.k.



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