| Novembre 2000 - Il mondo, i popoli |
| Medicina e solidarietà |
| La povertà si combatte (anche) in ospedale |
| Le guerre e le malattie abbassano la speranza di vita e pregiudicano le possibilità di sviluppo sociale ed economico di molte nazioni del Terzo Mondo. Missionari cattolici e medici laici sono impegnati nelle aree di emergenza con una convinzione: solo un'azione di cura e di prevenzione può garantire un futuro ai Paesi più poveri. |
| Servizio a cura di Enrico Casale
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| Cuamm: da cinquant'anni negli ospedali delle missioni |
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Il Cuamm (acronimo di "Collegio universitario aspiranti e medici missionari") compie cinquant'anni. Cinquant'anni dedicati alla formazione medica e infermieristica in Italia e nei Paesi del Terzo Mondo, nella convinzione che la sanità non è solo cure, ma una parte integrante dello sviluppo umano. E che l'insegnamento evangelico "Guarite gli infermi" (Mt 10,8) non debba rimanere un'esortazione, ma diventi un programma di vita.
La storia - Il Cuamm nasce nel 1950 per iniziativa del prof. Francesco Canova con l'aiuto della diocesi di Padova. Il prof. Canova vuole formare i medici provenienti dai Paesi poveri e, allo stesso tempo, preparare il personale italiano che lavorerà nel Sud del mondo. "Nei primi anni - ricordano i responsabili -, l'attività era concentrata soprattutto sulla formazione. Poi, con il tempo, si è capito che la formazione migliore è quella che si misura con le esigenze sul campo. Così, nel 1954, il primo medico del Cuamm parte per l'India, l'anno seguente ne parte un altro per il Kenya. A oggi sono 1.200 i volontari partiti per le missioni".
Nel 1972, grazie alla legge italiana sulla cooperazione, il Cuamm viene riconosciuto ufficialmente dal Ministero degli Esteri. Questo riconoscimento permette di prendere parte a programmi definiti nell'ambito di accordi bilaterali tra Italia e Paesi del Terzo Mondo. Ma anche di avere maggiori fondi a disposizione. Negli anni '50 e '60, gli interventi sono concentrati soprattutto negli ospedali missionari. Con gli anni '70, la svolta. Medici e infermieri, pur continuando a lavorare negli ospedali missionari, iniziano a impegnarsi anche nelle strutture pubbliche. "Se le cure sanitarie - spiegano i responsabili del Cuamm - sono una parte inscindibile dello sviluppo umano, allora è necessario che siano offerte a una fascia sempre più ampia di popolazione. E soprattutto siano fornite alle persone più svantaggiate a un costo molto basso. Solo un sistema sanitario pubblico può svolgere un ruolo di questo tipo in un Paese del terzo Mondo. Da qui i nostri programmi di cooperazione sanitaria negli ospedali e nelle strutture pubbliche". Programmi che non sono solo cure ai malati, ma anche formazione alla prevenzione e all'igiene. "La salute - osservano i responsabili del Cuamm - è indispensabile per lo sviluppo. Anzi, senza salute lo sviluppo è impossibile. Quindi è necessario promuovere una cultura attenta sia alla prevenzione, sia alla cura. In questo senso è strategico lavorare con le donne. Sono le donne, infatti, che presiedono ai passaggi fondamentali della vita (gravidanza, parto, cura durante i primi anni di vita, prima educazione). Istruire le donne significa compiere gran parte del lavoro". La formazione - La formazione è rimasta la vocazione originaria del Cuamm. Ogni anno sono formati una ventina di volontari. "Medici e infermieri - spiegano i responsabili del Cuamm -, quando escono dalle università e dalle scuole di specializzazione, non sono preparati a lavorare nel Terzo Mondo. Le loro conoscenze sono legate a un'evoluzione tecnica che non ha ancora raggiunto i Paesi in via di sviluppo. In alcuni Paesi dell'Africa è impossibile fare una Tac, un'ecografia e, talvolta, anche una radiografia. Allora è necessario recuperare la capacità di effettuare diagnosi su base visiva con il minore impiego di tecnologie. Noi insegniamo questo, oltre ovviamente a nozioni più generali indispensabili per chi opera in Paesi in via di sviluppo (antropologia, formazione del personale locale, ecc.)". L'anniversario - Il Cuamm celebrerà i suoi cinquant'anni con tre iniziative: un libro, "Cuamm, medici con l'Africa, un privilegio difficile" scritto da Pietro Veronese; una mostra fotografica dal titolo "L'invisibile Africa" (inaugurata a Padova il 28 ottobre); e un convegno internazionale dal titolo: "L'Africa nel 2000: salute per tutti" previsto per il 25 novembre.
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| Camilliani, quattro secoli a fianco degli "infermi" |
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Quattro secoli a fianco dei malati: l'Ordine di San Camillo ha fatto dell'assistenza agli "infermi" la sua missione. I suoi religiosi hanno realizzato dispensari, ospedali, infermerie. Hanno curato (e dato assistenza spirituale) bambini, anziani, tubercolotici, lebbrosi, malati psichici, ed emarginati. Ma il loro ministero è andato oltre. Hanno scommesso sulla formazione del personale sanitario creando scuole per infermieri e centri di pastorale sanitaria e, addirittura, a Roma un Istituto internazionale di Teologia pastorale sanitaria (Camillianum).
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| La medicina al servizio della pace
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Médicines sans Frontières un Nobel in prima linea
Il Premio Nobel per la Pace, arrivato nel 1999, li ha fatti conoscere in tutto il mondo. Ma nei Paesi in via di sviluppo, soprattutto i più colpiti da guerre ed epidemie, li conoscevano già da tempo. I volontari, medici e infermieri, di Médicines sans Frontières (Msf) da quasi trent'anni accorrono in ogni luogo dove ci sia un'emergenza sanitaria: nei conflitti più cruenti, nei luoghi devastati da calamità naturali, in caso di epidemie. E spesso rimangono anche quando non esistono più strutture politiche, né militari a proteggere la popolazione civile.
Emergency, cinque ospedali sui fronti più caldi
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