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 Giugno/Luglio 2004 - Dossier: giovani, rotta verso Sud

In coppia sulle strade latinoamericane
«Caminando fui lo que fui», ma al plurale
 

L'idea iniziale era quella di un viaggio di un anno in vari Paesi latinoamericani, per conoscerli attraverso il lavoro di Ong, associazioni, comunità, parrocchie e gruppi di vario tipo. Così, dopo il matrimonio siamo partiti, grazie ai risparmi di alcuni anni e al contributo preziosissimo di molti amici a cui - non avendo una casa e quindi nemmeno la necessità di bicchieri, pentole e tutti gli altri prodotti classici di una lista nozze - abbiamo chiesto un aiuto per viaggiare.
Uno degli obiettivi principali era cercare «il nostro posto nella Patria Grande» (un'espressione che un po' ci fa sorridere, ma che qui in America Latina si sente molto). Cercavamo un luogo in cui stabilirci e poter lavorare nel mondo della solidarietà internazionale (altra bella etichetta...), ma volevamo farlo a modo nostro, perseguendo cioè quegli ideali di «radicamento e prossimità» che alcuni individuano oggi come ingredienti fondamentali per una nuova collaborazione tra i popoli. Ovvero, volevamo prima conoscere e farci conoscere dalla gente, per poi, eventualmente, inserirci in qualche attività, piuttosto che accettare un contratto come cooperanti per un progetto redatto in qualche ufficio.
Arrivati a metà viaggio (dal Messico siamo giunti in Ecuador), gli obiettivi sono in parte cambiati. Ora pensiamo che la cosa più importante sia la possibilità di conoscere questi Paesi partendo dalle «piccole vicende», guardando «la realtà attraverso il buco della serratura» (per dirla con Eduardo Galeano), e provare a raccontare queste piccole storie con meno filtri possibili. Ma guardare dalla serratura non è facile: presuppone inginocchiarsi, abbassarsi e quindi, in qualche modo, scendere dai nostri piedistalli, dai nostri punti di vista eurocentrici.
Questa necessità di relativizzare se stessi si applica a qualsiasi interazione con l'altro, dunque anche alle dinamiche di coppia. Prima di partire, due amici latinoamericani che da anni vivono in Italia ci avevano confessato: «Che bello potere condividere la vocazione alla lotta; è un dono prezioso e raro». Queste parole ci hanno stimolati, ma non sapevamo che viaggiare (e vivere) in due non significa solo questo: il sentirsi accompagnati aiuta, ma essere in due implica anche provare a capire e accettare le convinzioni dell'altro/a senza rinunciare alle proprie, sebbene disposti a metterle in discussione.
Ci piace rapportare tutto questo al brano dell'Esodo in cui Yahwé chiede a Mosé di togliersi i sandali prima di avvicinarsi (Es 3,5): ci sembra di cogliere, nell'atto simbolico di togliersi i sandali, una rappresentazione del liberarsi dai propri limiti. Anche un liberarsi dai propri progetti, per seguire il progetto che Dio ha per noi (troppo presuntuosi?). La stessa teologia della liberazione, che tanto ci ha attratti, è forse spesso legata solo a dinamiche politiche e sociali. Sarebbe più coerente con il Vangelo una visione integrale. Giacomo Bonaventura, camilliano, amico e sorta di guida spirituale a distanza, ci scrive: «La salvezza di Gesù è liberazione dal male, dal peccato e dalla morte, che toccano ogni uomo». Questi tre grandi concetti possono essere contestualizzati, ma devono comunque rimanere universali; e come tali accomunano tutti gli esseri umani (i quali, poveri o ricchi che siano, possono e devono essere oggetto/soggetto di una liberazione integrale). Per evitare che la liberazione diventi esclusiva degli esclusi del sistema ognuno deve provare a liberarsi prima di tutto da ciò di negativo che c'è dentro di sé, e in questo un autentico incontro-confronto con l'altro aiuta. Allora essere in due è davvero un dono, ma soprattutto perché la vita di coppia rappresenta una palestra per l'incontro con l'alterità in tutta la sua completezza.
E per il futuro ci sentiamo vicini a ciò che Silvio Rodriguez canta in El Necio (già citato nel titolo): «Camminando sono diventato ciò che sono diventato». Camminare non cambia solo il «camino» - come direbbe lo stracitato Machado - ma anche il «caminante».


Andrea Rigato
Maria Joana Abreu




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