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A Capo Verde non esiste un vero problema di fame, almeno
non nei termini in cui esso si presenta in altre zone dell'Africa.
L'economia però è molto povera e caratterizzata
da forti contrasti. In generale il progresso ha fatto più male
che bene a queste isole. Ha portato il consumo, ma non la produzione.
Il superfluo, ma non il necessario.
In questo contesto si inseriscono i numerosi progetti umanitari e di
sviluppo sociale dei padri cappuccini, che a Capo Verde sono presenti
con diverse missioni. Il progetto a cui ho partecipato è quello
dei corsi di formazione per personale da impiegare negli alberghi e
nei villaggi turistici. L'idea di base è formare personale
qualificato, con nozioni specifiche delle attività da svolgere
(cucina, sala, reception, ecc.) e a cui viene data la possibilità
di apprendere la lingua italiana (insieme ai portoghesi, gli italiani
sono i maggiori frequentatori di Capo Verde).
L'idea necessitava tuttavia di persone che avessero voglia e capacità
di dare un contributo concreto. È stata la risposta a questa
necessità l'aspetto che mi ha più colpito. Ad esempio
Rudy e Luisella, due insegnanti dell'istituto alberghiero di Mondovì
(Cn), hanno organizzato e coordinato (mettendo a disposizione capacità
e tempo libero) la venuta in Italia di un gruppo di ragazzi capoverdiani,
che per un anno hanno seguito le lezioni della scuola alberghiera. A
Capo Verde poi, con l'aiuto dei ragazzi che avevano soggiornato
in Italia, sono stati organizzati altri corsi. A Fogo, l'isola
dove vivevo, hanno partecipato un'ottantina di persone. Un gruppo
di volontari si è occupato di tenere lezioni nelle varie materie.
È stato un lavoro straordinario, al quale ho partecipato collaborando
al coordinamento delle iniziative. C'erano uno studente e una
studentessa di Torino, laureandi in lettere, che hanno trascorso tre
mesi sull'isola, rinunciando a una parte dei loro studi e alle
loro vacanze. Un preside e alcuni insegnanti hanno prolungato il soggiorno
per tutto settembre, rinviando gli impegni scolastici.
L'attività era continua. Mi ha colpito in particolare la
figura di Rita, un'insegnante di Torino. Sapeva ben poco di quello
che sarebbe andata a fare e della realtà che avrebbe trovato.
Dopo un viaggio piuttosto disagevole, arrivata nella sua stanza, vi
ha trovato insetti di ogni tipo. C'erano 35 gradi, un'umidità
pazzesca e neppure un ventilatore. A tutto questo si è aggiunto
un contrattempo: appena entrata in stanza, si è rotta la serratura
e per un po' è rimasta bloccata all'interno. A un'ora
dall'arrivo era sconvolta e temevo sarebbe tornata indietro. Invece
ha iniziato a lavorare subito, si è entusiasmata di ciò
che faceva ed è una di coloro che hanno chiesto di prorogare
il soggiorno. È questo che più mi ha colpito: la motivazione.
Tornerò a Capo Verde, perché qui ho capito che la nostra
vita è fatta di priorità che non tengono conto dei valori
più importanti e più veri.
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