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 Giugno/Luglio 2004 - Dossier: giovani, rotta verso Sud

Un'esperienza africana
Motivazioni più forti di qualunque difficoltà
 

A Capo Verde non esiste un vero problema di fame, almeno non nei termini in cui esso si presenta in altre zone dell'Africa. L'economia però è molto povera e caratterizzata da forti contrasti. In generale il progresso ha fatto più male che bene a queste isole. Ha portato il consumo, ma non la produzione. Il superfluo, ma non il necessario.
In questo contesto si inseriscono i numerosi progetti umanitari e di sviluppo sociale dei padri cappuccini, che a Capo Verde sono presenti con diverse missioni. Il progetto a cui ho partecipato è quello dei corsi di formazione per personale da impiegare negli alberghi e nei villaggi turistici. L'idea di base è formare personale qualificato, con nozioni specifiche delle attività da svolgere (cucina, sala, reception, ecc.) e a cui viene data la possibilità di apprendere la lingua italiana (insieme ai portoghesi, gli italiani sono i maggiori frequentatori di Capo Verde).
L'idea necessitava tuttavia di persone che avessero voglia e capacità di dare un contributo concreto. È stata la risposta a questa necessità l'aspetto che mi ha più colpito. Ad esempio Rudy e Luisella, due insegnanti dell'istituto alberghiero di Mondovì (Cn), hanno organizzato e coordinato (mettendo a disposizione capacità e tempo libero) la venuta in Italia di un gruppo di ragazzi capoverdiani, che per un anno hanno seguito le lezioni della scuola alberghiera. A Capo Verde poi, con l'aiuto dei ragazzi che avevano soggiornato in Italia, sono stati organizzati altri corsi. A Fogo, l'isola dove vivevo, hanno partecipato un'ottantina di persone. Un gruppo di volontari si è occupato di tenere lezioni nelle varie materie. È stato un lavoro straordinario, al quale ho partecipato collaborando al coordinamento delle iniziative. C'erano uno studente e una studentessa di Torino, laureandi in lettere, che hanno trascorso tre mesi sull'isola, rinunciando a una parte dei loro studi e alle loro vacanze. Un preside e alcuni insegnanti hanno prolungato il soggiorno per tutto settembre, rinviando gli impegni scolastici.
L'attività era continua. Mi ha colpito in particolare la figura di Rita, un'insegnante di Torino. Sapeva ben poco di quello che sarebbe andata a fare e della realtà che avrebbe trovato. Dopo un viaggio piuttosto disagevole, arrivata nella sua stanza, vi ha trovato insetti di ogni tipo. C'erano 35 gradi, un'umidità pazzesca e neppure un ventilatore. A tutto questo si è aggiunto un contrattempo: appena entrata in stanza, si è rotta la serratura e per un po' è rimasta bloccata all'interno. A un'ora dall'arrivo era sconvolta e temevo sarebbe tornata indietro. Invece ha iniziato a lavorare subito, si è entusiasmata di ciò che faceva ed è una di coloro che hanno chiesto di prorogare il soggiorno. È questo che più mi ha colpito: la motivazione.
Tornerò a Capo Verde, perché qui ho capito che la nostra vita è fatta di priorità che non tengono conto dei valori più importanti e più veri.


Ivano Cavanna




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