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  Giugno/Luglio 2004 - Cosmorama

Primopiano
Niall O'Brien

Nel 1964, anno ricco di eventi importanti e discordanti per la giovane democrazia filippina che da lì a pochi anni si sarebbe annullata nella dittatura, arrivava a Manila, padre Niall O'Brien, giovane missionario di San Colombano, e da qui proseguiva quasi subito per l'isola di Negros, nella parte centrale dell'arcipelago filippino. In questo lembo di terra a diecimila chilometri dalla sua Irlanda, il missionario poté sperimentare quella che lui definiva «rivoluzione nel cuore». «Rivoluzione» perché si trattava di un moto spontaneo di rivolta verso lo sfruttamento di gran parte della popolazione da parte di una ristretta oligarchia. «Nel cuore» perché la rivoluzione di padre O'Brien è stata soprattutto un percorso interiore che l'ha portato a un impegno definitivo e totale a fianco dei diseredati, voluto e perseguito in aderenza agli ideali non violenti. In disaccordo magari con quanti - anche nel clero locale - cercavano negli anni '60 e '70 una via militante, quando non addirittura armata, di riscatto delle masse oppresse contro le ingiustizie. Una convizione, la sua, perseguita anche come responsabile nazionale di Pax Christi.
Padre Niall O'Brien è morto il 28 aprile in Italia, Paese di cui era innamorato e dove veniva spesso a soggiornare per brevi periodi in una residenza vicino alla tomba di San Colombano, aiutando nelle vicine parrocchie. Se n'è andato a nemmeno un anno dalla scomparsa di mons. Antonio Fortich, vescovo di Bacolod, che per molti anni era stato suo compagno di lotte e di speranze contro la dittatura e l'ingiustizia.
«Io sono stato evangelizzato dai poveri e ho cercato di sdebitarmi come meglio ho potuto - affermava -. Quei poveri che non solo aprono nuove prospettive di fede a chi li vuole ascoltare, ma che, attraverso le loro esperienze e sofferenze, rendono chiare le espressioni dei testi evangelici». E il modo migliore per sdebitarsi con i diseredati è stato per lui farne conoscere anzitutto le sofferenze e la ricchezza interiore attraverso l'opera di scrittore (dei suoi numerosi libri, Rivoluzione nel cuore è stato pubblicato in Italia dalla Emi) e di fondatore e direttore per vent'anni della rivista Misyon, destinata ai missionari filippini e ai loro sostenitori. Inoltre, col promuovere la formazione di comunità cristiane di base («non può esserci Chiesa senza comunità», diceva), iniziative che ben si conciliano con la struttura tradizionale delle società asiatiche, ma capaci anche di riaccendere col loro valore esemplare la fede nella stessa Europa.
Gli oltre trent'anni di missione di Niall O'Brien sono stati segnati da alti e bassi. Non sono mancate incomprensioni con gli ambienti religiosi e tensioni con gli amministratori civili e militari, compromessi e umiliazioni e l'esilio di alcuni anni dalle Filippine. Che però le sue intuizioni fossero buone è apparso chiaro nell'87, quando la «rivoluzione dei fiori e dei rosari», la prima rivoluzione pacifica dell'Asia, dimostrò che giusti ideali e lotta non violenta possono insieme risultare vincenti.


Stefano Vecchia




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